INTRODUZIONE

 

Il ritorno alle fonti delle origini mariste ha permesso la riscoperta di una grande ricchezza di temi propri della spiritualità marista, come:

- l'idea che ha Colin del posto di Maria nella chiesa nascente;

- il contesto apostolico nel quale egli situa i simboli di Nazareth e dello “sconosciuti e nascosti”;

- l'idea che la Società ha una missione da portare a termine nei confronti di un'epoca in cui Maria si impegna in modo particolare;

- la convinzione che la Società di Maria è opera di Maria;

- Maria vista come immagine di una Chiesa aperta e misericordiosa verso tutti i figli di Dio;

- la visione escatologica di una Chiesa ridiventata cor unum et anima una, come lo era agli inizi.

 

Nel corso di questo nostro lavoro noi discuteremo di questi elementi centrali della spiritualità marista. L'idea di presentare la spiritualità marista in un insieme organico mi è nata da un senso di frustrazione: che cosa farne di tutte queste ricchezze? Questa mi è sembrata essere una questione importante nello studio della spiritualità marista. Se i diversi elementi di questa spiritualità devono avere un impatto sulla Società di oggi e nella vita dei suoi membri, bisogna trovare un modello che consenta di presentare queste ricchezze in un quadro armonico, coerente e dinamico. Un tale tentativo di integrazione dovrebbe aiutare a liberare l'innegabile energia creatrice contenuta nei diversi elementi di questa spiritualità. D'altra parte, la capacità d'integrare in un tutto coerente è una caratteristica essenziale di ogni spiritualità (Larkin, 1979).

 

In questi ultimi anni, parecchi studi sulla spiritualità marista hanno catalogato quest'ultima come “apostolica” o “attiva” (Montgomery; Esler). Le Costituzioni stesse della Società di Maria del 1988 parlano di “carattere apostolico” della spiritualità marista (n. 117). Questa catalogazione è normalmente usata in contrapposizione con le spiritualità ritenute “monastiche” o “contemplative”. In questo studio si porterà avanti l'idea che ci si può rifare ad altri modelli per descrivere, estrapolare e integrare con coerenza gli elementi costitutivi di una spiritualità. Non intendo affermare che è totalmente inesatto dire che la spiritualità marista è “apostolica” o “attiva”. Mi domando solo se questa descrizione sia veramente utile per la spiritualità marista. Lo studio dell'esperienza di Jean-Claude Colin, della dinamica della sua vita e degli elementi della spiritualità marista mettono in risalto i limiti del modello “apostolico” per la nostra spiritualità. Ad esempio, un recente studio - che mette in paragone le spiritualità “attivamente apostoliche” con quelle “monasticamente apostoliche” - conclude affermando che, nella vita religiosa, è soprattutto il ministero a definire una spiritualità apostolica attiva (Aschenbrenner, p. 660). Tale ruolo determinante dei ministeri attivi nel modello “apostolico” non si ritrova nell'insistenza marista sulla “presenza” e sulla “missione”. E più importante ancora, il modello “attivo” non arriva a spiegare la dinamica che si trova nel cuore stesso della spiritualità marista, una dinamica che io chiamo “profetica”. E in generale il modello “attivo” è troppo ampio e tende a generare una formulazione troppo piatta della spiritualità marista. Inoltre, il modello apostolico, per eccellente che sia, in pratica non sembra offrire un supporto solido contro i pericoli di un clericalismo individualista il quale, a sua volta, finisce con il cercare la sua giustificazione in una o nell'altra forma della spiritualità apostolica.

 

Il modello profetico mi sembra più adatto a riunire in un modo coerente gli elementi della spiritualità marista e a dare tutto lo spazio necessario alle sue potenzialità e creatività, alla sua autenticità, alla sua originalità. Ecco i tratti caratteristici del modello proposto:

- il sentimento profondo di essere stati scelti e chiamati, di essere sopraffatti da Dio, di essere trasformati e forzati;

- il posto centrale dato ad un particolare tipo di “presenza”;

- un vivo sentimento di anticipazione e di novità, una “coscienza” tutta nuova;

- l'accento posto sulla “missione” piuttosto che sui “ministeri”;

- la coscienza di un' “epoca”, nel senso cosmico del termine, piuttosto che la coscienza delle necessità proprie del “tempo”;

- un atteggiamento che rifletta una coscienza - nuova e al tempo stesso critica nei confronti di un'epoca - portatrice di una visione piena di speranza.

 

E' nel quadro di questo modello profetico che noi ci poniamo per esaminare gli elementi principali della spiritualità marista. Le strutture portanti di questo modello profetico sono state elaborate da Walter Brueggemann nella sua molto apprezzata opera The Prophetic Immagination. Il presente saggio non porta niente di nuovo circa il contenuto degli elementi della spiritualità marista. Mira innanzi tutto a raccogliere i pezzi e, rifacendosi al modello profetico, ci offre un modo per riunire gli elementi della spiritualità marista facendone un tutt'uno coerente e dinamico. Si spera, in tal modo, di aiutare i Maristi a far proprio il tesoro spirituale che essi posseggono.  

 

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