COSTITUZIONI DELLA SOCIETA' DI MARIA
PADRI MARISTI
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Cap. I NATURA E FONDAMENTI DELLA SOCIETA' Art. I Maria dà alla Società il proprio nome 1. Questa piccola Congregazione di Sacerdoti e di Fratelli, approvata da Papa Gregorio XVI il 29 aprile 1836, porta il nome di Società di Maria. Deriva questo nome dall'iniziativa in cui riconosce la propria origine. La Società di Maria è un Istituto clericale di diritto pontificio. |
| 2. Il 23 luglio 1816, nel Santuario della Madonna di Fourvière a Lione, dodici sacerdoti e seminaristi si impegnarono a fondare una Congregazione che avrebbe portato il nome di Maria. Coloro che, durante i venti anni successivi, si adoperarono alla realizzazione di tale promessa erano convinti di corrispondere a un desiderio della Madre di Misericordia, desiderio che ritenevano espresso nelle seguenti parole: "Sono stata il sostegno della Chiesa nascente; lo sarò ancora alla fine dei tempi". |
| 3. Queste parole costituirono per Giovanni Claudio Colin e per i suoi compagni una sfida a fare propria l'ansia di Maria per la Chiesa del loro tempo, minacciata da nuovi pericoli. La nuova Congregazione doveva essere composta di vari rami in modo da raggiungere tutte le categorie di persone. Doveva essere universale e insieme diocesana; disposta ad andare ovunque ce ne fosse stato bisogno, ma identificandosi sempre strettamente con la Chiesa locale; doveva trarre ispirazione dalla presenza di Maria tra gli Apostoli per poter essere nella Chiesa una presenza tanto più efficace quanto più nascosta. Avrebbe infine potuto riunire sotto l nome di Maria tutti i credenti in un Terz'Ordine aperto a tutti. Così, alla fine dei tempi, si sarebbe visto nella Chiesa ciò che era stato visto agli inizi: una comunità di credenti di un cuor solo e di un'anima sola. |
| 4. Questa opera di Maria fu condivisa da Giovanni Claudio Colin e dai Padri e Fratelli Maristi; da Marcellino Champagnat e dai Fratelli Maristi delle Scuole; da Giovanna Maria Chavoin e dalle Suore Mariste; e più tardi dalle Suore Missionarie della Società di Maria, come pure dai membri del Terz'Ordine di Maria sparsi nel mondo. Tutti questi gruppi sono stati considerati fin dai loro inizi come appartenenti all'unica Famiglia Marista. |
| 5. Entrando nella Società di Maria, i Maristi si propongono di camminare sulle orme degli iniziatori del progetto marista. Anch'essi vogliono venire incontro al desiderio di Maria, quello di farsi per loro mezzo sostegno della Chiesa in questi tempi di incertezza, così come Lei lo è sempre stata dalla Pentecoste in poi. |
| Art.
II Nome e scopo della Società 6. Nello sforzo di comprendere il significato del nome della Società, i Maristi si riferiscono al Venerabile Giovanni Claudio Colin, che riconoscono quale proprio Fondatore. Le Costituzioni che egli ha dato rimangono per loro l'espressione autentica della natura e degli scopi della Società di Maria. |
| 7.
Essi perciò ricordano sempre e fanno tesoro delle parole
con cui il Fondatore ha espresso il legame esistente tra
il nome della Società e i suoi scopi: "Questa minima Congregazione, benevolmente approvata dal Sommo Pontefice Gregorio XVI il 29 aprile 1836, ha avuto fin dall'inizio la sorte di chiamarsi SOCIETA' DI MARIA, nome che fa ben capire sotto quale vessillo essa intenda combattere le battaglie del Signore e quale debba essere il suo spirito. E' stata infatti insignita del dolcissimo nome di SOCIETA' DI MARIA: 1°. Perché quanti vi sono ammessi, ricordando a quale famiglia appartengono, comprendano che devono emulare le virtù di questa santa Madre e, per così dire, vivere della sua vita, specialmente nella pratica dell'umiltà, dell'obbedienza, della abnegazione di sé, della carità fraterna e dell'amore di Dio. 2°. Perché, tenendo sempre presente allo spirito questa amabile Regina degli Angeli e degli uomini, in mezzo alle varie fatiche che devono sostenere per il maggior servizio di Dio, stimolati dagli esempi di una tale condottiera, confortati dai suoi meriti e dalle sue preghiere, si impegnino con maggior forza d'animo e con più viva fiducia, mediante l'aiuto della grazia divina, all'opera della propria perfezione e della salvezza del prossimo, e conservino fino alla morte con assoluta fedeltà la fede Cattolica Romana e la difendano con tutte le loro forze. Così potranno raggiungere con più abbondante frutto lo scopo che la Società si propone". |
| 8. Per il fatto di portare il nome di Maria, i Maristi desiderano rassomigliare a Lei e seguire Gesù come Lei ha fatto. Contemplando Maria nei misteri di Nazaret e della Pentecoste e il suo ruolo alla fine dei tempi, essi giungono a condividere il suo zelo per la missione del Figlio nella lotta contro il male e si impegnano a rispondere con prontezza alle più urgenti necessità del popolo di Dio. |
| 9. Come Maristi, essi desiderano respirare lo spirito di Maria, vivere nell'umiltà e nell'obbedienza e rinnegare se stessi per l'amore di Dio e del prossimo. |
| 10. Maria, quale prima e perpetua Superiora, infonde in loro il coraggio di dedicarsi al conseguimento degli scopi della Società: la crescita nella santità personale, il lavoro per la salvezza del prossimo, la conservazione della fede della Chiesa Cattolica e la sua difesa mediante tutte le loro forze. Adoperandosi per raggiungere questi intenti nello spirito di Maria, concorreranno a rinnovare la Chiesa a sua immagine, una Chiesa a servizio e in cammino. |
| 11. Per gli stessi motivi, i Maristi vivono i consigli evangelici di castità, obbedienza e povertà, per seguire Gesù Cristo e mettere tutto quello che sono e che hanno al servizio del suo Regno. Unicamente intenti a Dio, sostenuti dalla preghiera di Maria e dal suo esempio, essi si sforzano di diventare, secondo le parole del Fondatore, "strumenti sempre più efficaci delle divine misericordie" (Cost. 1872, n. 118). |
| 12. La loro vocazione è propriamente missionaria: andare di luogo in luogo per annunciare la Parola di Dio, esercitare il ministero della riconciliazione, fare catechesi, visitare malati e carcerati e praticare le opere di misericordia. Si dedicano con particolare attenzione ai più trascurati, ai poveri e a quanti soffrono ingiustizia. Sono pronti ad assumere questi impegni in ogni luogo e in qualunque momento. |
| 13. Guidati dal Vangelo, dalla dottrina della Chiesa e dalle intuizioni di Padre Colin sull'educazione, si dedicano ad ogni forma di educazione, soprattutto tra i giovani. |
| 14. I Maristi sono chiamati a fondare la Chiesa là dove essa non c'è ancora e a rinnovare le comunità esistenti, piuttosto che a partecipare alle sue attività là dove già esiste e dispone di risorse sufficienti. La Società non è più nella linea della sua vocazione quando si lega a particolari opere in modo tale da non essere più disponibile per le necessità più urgenti alle quali può chiamarla la sua missione. |
| Art.
III Presenza Marista nella Chiesa 15. Scegliere il nome di Maria significa entrare in una speciale relazione con Lei: i Maristi imparano così a mettersi nei riguardi del prossimo in un atteggiamento tale che per loro mezzo Maria possa essere presente nella Chiesa di oggi come lo fu nella Chiesa nascente. Maria non impose la sua posizione privilegiata di madre di Gesù, ma fu pronta ad essere soprattutto sua prima discepola, colei che "ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica" (Lc 8,21). |
| 16. I Maristi danno con tutte le forze il loro appoggio al Vescovo di Roma e si mettono a sua disposizione per rispondere ai bisogni della Chiesa nel mondo intero. Sospinti dall'anelito per l'unità della Chiesa, essi cercano costantemente di porre fine alle divisioni che lacerano il popolo di Dio. |
| 17. Pur avendo la Società carattere e vita propri, i Maristi lavorano nella Chiesa locale in modo tale che il Vescovo si senta invitato a considerare la Società come sua. |
| 18. Attivamente presenti nella Chiesa locale, i Maristi vi portano il proprio specifico contributo vivendo e comunicando l'atteggiamento di modestia e di nascondimento per favorire l'edificazione della comunità cristiana. |
| 19. I Maristi stimano i sacerdoti diocesani e gli altri religiosi, li aiutano e collaborano con loro nel compito che svolgono nella comunità cristiana. Si impegnano particolarmente a rendere i laici capaci di vivere in pienezza la loro vocazione cristiana e di esercitare il loro ruolo nella vita e nel mistero della Chiesa. |
| 20. Condividono il dovere della Chiesa di denunziare l'ingiustizia e manifestare solidarietà con gli oppressi. Evitano però di identificarsi in modo esclusivo con qualsiasi ideologia, partito o classe. Loro unico intento deve essere l'annuncio del Vangelo. |
| 21. Secondo la loro tradizione, i Maristi devono rifiutare qualsiasi dignità ecclesiastica o civile fuori della Società. Ciò li aiuta a restare liberi dallo spirito di ambizione, tanto opposto allo spirito di Maria. |
| Art.
IV Altre caratteristiche della Società 1. Sconosciuti e nascosti nel mondo 22. I Maristi cercano ispirazione nella frase tradizionale: "Sconosciuti e nascosti nel mondo". Per Giovanni Claudio Colin essa racchiudeva, alla luce della propria esperienza spirituale e pastorale, la migliore espressione della presenza di Maria nella Chiesa. |
| 23. I Maristi apprendono da Padre Colin e, come lui, da Maria, in quale modo dedicarsi all'opera della evangelizzazione così che il Vangelo sia accolto in tutta la sua potenza e chiarezza. Ardenti di zelo apostolico per il Regno, essi si mettono alla sequela del Signore spogliandosi di ogni ricerca personale affinché niente faccia ostacolo all'ascolto della Parola di Dio. E' attraverso la sua venuta nel mondo in oscurità e in povertà che Gesù ha portato uomini e donne al Padre. |
| Art.
IV 24. Lo spirito dello "sconosciuti e nascosti" conduce i Maristi ad abbracciare una vita di semplicità, modestia e umiltà. Niente nella loro vita o nel comportamento, né orgoglio né ambizione, deve causare in chiunque resistenza alla salvezza offerta da Dio. Si mostreranno, come Maria, pieni di delicatezza verso gli altri, rispettosi della loro libertà e sensibili ai loro punti di vista. Questo spirito li metterà in grado di percepire le aspirazioni del popolo di Dio e di discernere i segni di speranza presenti nel mondo d'oggi. |
| 25. Così, pur mostrandosi disposti ad intraprendere qualsiasi ministero utile alla costruzione della Chiesa per il bene del mondo, essi lavorano in modo tale che non ci si accorga, per così dire, della loro presenza. |
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I Maristi e la cultura 26. La Società di Maria desidera portare la salvezza a tutti. Ma non può adempiere la propria missione se i suoi membri non si preparano adeguatamente a questo scopo sia sotto l'aspetto intellettuale che spirituale. Perciò tutti si applicheranno con diligenza all'acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie per dedicarsi all'opera di Maria. I superiori si impegneranno al massimo perché le capacità di ciascun Marista vengano sviluppate e messe interamente a profitto. |
| 27. Attraverso la preghiera impareranno a mettere disinteressatamente le loro capacità a disposizione della Società per la causa del Regno. L'umiltà che caratterizza l'apostolato marista non esclude il conseguimento di titoli accademici anche elevati e l'alta specializzazione professionale. |
| 3.
Unione tra i membri della Società 28. Niente contribuirà più efficacemente al raggiungimento degli scopi della Società quanto un profondo e scambievole amore tra i suoi membri. I Maristi si rispettano vicendevolmente come fratelli nel Signore e prendono cura di allontanare tutto ciò che potrebbe diventare motivo di divisione. |
| 29. Evitano attentamente ogni discriminazione che potrebbe venire da differenze di razza, di nazionalità, di regione o di cultura. Cercano di capirsi gli uni gli altri, di ascoltarsi, di comunicare frequentemente in spirito di amicizia e di andare oltre i propri punti di vista e i propri interessi per amore del Regno. |
| Art.
V Membri della Società 30. Un battezzato diventa membro della Società di Maria mediante la professione religiosa. La professione, comune a tutti, fa dei Maristi una sola famiglia nella quale ciascuno gode i medesimi diritti ed è vincolato dai medesimi doveri. Le sole eccezioni solo quelle prescritte dal Diritto Canonico e dalle presenti Costituzioni. |
| 31. Fin dagli inizi il progetto marista prevedeva un ramo aperto ai laici, uomini e donne. Nel 1850 questo ramo prese una particolare forma e fu ufficialmente riconosciuto dalla Santa Sede come il "Terz'Ordine di Maria". Nel pensiero di Padre Colin doveva trattarsi di una associazione di tipo ampio, accessibile a persone di qualunque situazione, età o condizione. Avrebbe potuto assumere forme diverse e, secondo l'opportunità, ricevere anche altre denominazioni. |
| 32. Il progetto marista è ancora aperto ad altri tipi di associazione. Ciascuna provincia, d'accordo con il superiore generale e il suo consiglio, deciderà la forma che queste potranno prendere, restando però inteso che nessuna di esse costituisce una formale appartenenza alla Società di Maria. |
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Cap. II AMMISSIONE E INCORPORAZIONE DEI NUOVI MEMBRI Preambolo 33. Chi entra nella Società di Maria si propone di condividere con altri un progetto di vita religiosa apostolica. Questo impegno costituisce il suo personale modo di vivere il Vangelo; partecipando alla vocazione comune della Società, egli risponde a una chiamata di Dio e a una scelta di Maria. |
| 34. Il processo di formazione di una Marista deve tener conto di due elementi: la comune vocazione della Società e la vocazione personale del religioso. In ogni momento della formazione ciascuno si confronta con l'interazione di questi due elementi. |
| 35. Per entrare nella Società il candidato deve anzitutto farne domanda. Se accettato, egli si inserisce gradualmente nella Società, vivendo la vita di comunità e rendendosi familiare con la storia della Congregazione, il suo spirito e la sua missione. Si prepara poi all'apostolato mediante l'acquisizione delle competenze necessarie. Così la Società può continuare a servire la Chiesa nel mondo rinnovando costantemente se stessa. |
| Art.
I Ammissione dei nuovi membri 1. Invito ad entrare nella Società 36. Nei loro sforzi per promuovere vocazioni, i Maristi ripongono fiducia nello Spirito Santo che dona ad alcuni il desiderio di vivere la vita religiosa marista. Essi pregano il Signore che susciti tale aspirazione in molti cristiani e che li aiuti a prenderne coscienza. |
| 37. I Maristi preferiscono farsi conoscere attraverso la loro vita e il lavoro tra i poveri e gli abbandonati piuttosto che attraverso la propaganda. La gioia di appartenere alla famiglia di Maria e la generosità con cui si dedicano alla sua opera attireranno nuovi candidati desiderosi di unirsi a loro. |
| 38. Rispetteranno scrupolosamente la libertà dei possibili candidati mentre questi cercano di scoprire con loro la strada per cui Dio li chiama al lavoro per il suo Regno. |
| 2.
Esame dei candidati e ammissione al noviziato 39. Il diritto di ammettere nuovi candidati spetta ai superiori maggiori. Ma tutti i Maristi si sentono impegnati nella formulazione dei criteri di ammissione e nell'effettivo processo che porta all'ammissione stessa. |
| 40. Il superiore generale, con il parere del suo consiglio, ha diritto di ammettere al noviziato. Normalmente però la decisione resta affidata al superiore provinciale e al suo consiglio. |
| 41. Il superiore generale ha il compito di garantire che la procedura di ammissione praticata nelle varie province sia in armonia con la natura e la missione della Società. I superiori provinciali, con il parere dei loro consigli, verificheranno con regolarità questa procedura. |
| 42.
I criteri per l'ammissione al noviziato sono dettati
dagli scopi e dallo spirito della Società. Oltre alle
doti richieste dal can. 642, il candidato deve possedere
le seguenti qualità: a. un'esperienza della vita sufficientemente ampia per garantire una matura consapevolezza delle sue realtà; b. il desiderio di vivere i consigli evangelici nella Società di Maria e la capacità di farlo; c. l'equilibrio psico-affettivo necessario per vivere in comunità e per lavorare con altri; d. chiare prove di generosità e di bontà d'animo che gli permettano di entrare pienamente nella vita marista; e. l'intelligenza, il giudizio e la salute fisica necessari per contribuire efficacemente alla missione e all'apostolato della Società; f. il desiderio di dare a Maria il posto giusto nella propria vita. |
| 43.
Coloro ai quali e affidato l'esame dei candidati devono
ricorrere ad un'ampia e accurata consultazione. dovranno
principalmente proporsi di: a. riconoscere e rispettare il modo con cui lo Spirito Santo opera in ciascuno degli aspiranti; b. aiutarli a discernere la propria vocazione nella Chiesa; c. aiutare la Società a raggiungere i suoi scopi. |
| 44. La Società non aggiunge altri impedimenti a quelli elencati nel can. 643. |
| 45. Ogni provincia determinerà specifici criteri e un proprio processo di ammissione in rapporto al contesto sociale e culturale di provenienza dei candidati e in ordine al tipo di attività apostolica in cui essi saranno verosimilmente impiegati. |
| 46. Ogni superiore provinciale nominerà, con il parere del suo consiglio, un responsabile singolo o un gruppo di responsabili incaricati di preparare la documentazione relativa ai candidati da presentare al superiore provinciale accompagnato da un appropriato parere. |
| 47. Tra la domanda d'ingresso nella Società presentata dal candidato e l'ammissione al noviziato dovrebbero normalmente intercorrere vari mesi. Tutto o parte di questo periodo sarà passato dal candidato presso una comunità marista. Ogni provincia determinerà le modalità di tale esperienza. |
| 48. Prima che il candidato venga ammesso al noviziato, l'autorità competente si accerterà che non esistono impedimenti, che il candidato stia già conducendo una vita cristiana, che egli corrisponda ai criteri di ammissione e che conosca sufficientemente la Società così da sentirsi ragionevolmente sicuro che questo sia il luogo in cui lo Spirito Santo lo chiama. |
| Art.
II Incorporazione dei nuovi membri 49. Accogliendo nuovi membri, la Società si rinnova in due sensi: trasmette e riformula la propria tradizione e offre alla nuova generazione l'opportunità di arricchirla dandole un'espressione nuova. |
| 1.
Obiettivi del processo di incorporazione 50. La tradizione marista può restare una realtà vivente solo se continuerà ad offrire un'esperienza del Vangelo analoga a quella che hanno vissuto Giovanni Claudio Colin e i suoi compagni. Le generazioni successive fanno propria questa tradizione attraverso la preghiera e la riflessione sugli avvenimenti decisivi della fondazione della Società. |
| 51. L'esperienza fondatrice marista si può ritenere simboleggiata in questi tre momenti: la promessa di Fourvière, l'esperienza spirituale vissuta da Giovanni Claudio Colin a Cerdon, le missioni dei primi Maristi nel Bugey. |
| 52.
Nel santuario di Fourvière, davanti all'immagine della
Madonna, dodici compagni si impegnarono ad esprimere il
loro amore per Dio e per il prossimo mediante la
fondazione della Congregazione dei Maristi. Similmente il novizio giunge a vedere la Società come il luogo in cui Dio vuole che egli viva il Vangelo. Al momento della professione egli dovrà essere in grado di apprezzare il significato dei voti religiosi e la natura, gli scopi e lo spirito della Società. La professione è un primo importante passo nella personale assunzione delle responsabilità in quel progetto che prese forma sulla collina di Fourvière. |
| 53.
A Cerdon, Giovanni Claudio Colin giunse alla certezza che
l'idea della Società di Maria veniva da Dio. Nella
preghiera e nella meditazione sul mistero di Maria
presente nella Chiesa nascente, egli scoprì in qual modo
la Società avrebbe dovuto rendersi presente nella Chiesa
del suo tempo. Allo stesso modo il novizio marista impara a "gustare Dio" e a scoprire, nella preghiera, come, per il fatto di appartenere alla sua Società, deve vivere lo spirito di Maria. Al momento della professione egli avrà realizzato sufficienti progressi per cominciare a discernere l'azione dello Spirito Santo nella propria vita. E' cosciente degli ostacoli che contrastano in lui l'azione dello spirito, ma sa ricorrere ai mezzi che gli consentono di restare unito a Dio in tutto ciò che fa. |
| 54.
Sui monti del Bugey i primi missionari Maristi
sperimentarono la gioia di proclamare il Vangelo a
popolazioni abbandonate. Anche il novizio marista arriva a condividere questa ansia di portare il Vangelo a tutti, particolarmente a coloro che sono dimenticati o abbandonati. Al momento della professione religiosa, il novizio ha già dimostrato la propria idoneità alla vita apostolica. Egli sa dimenticare i propri interessi per rispondere all'appello di chi sta nel bisogno; ma sa pure che tale dimenticanza di sé per il servizio degli altri trova la sua fonte in Dio solo. |
| 55. Sono queste le linee maestre della vocazione marista. Esse indicano i principali obiettivi da prefiggersi nel noviziato e in tutto il periodo che va dall'ingresso nella Società fino alla professione perpetua. |
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Livelli di responsabilità 56. La responsabilità globale della formazione spetta al superiore generale. E' suo compito garantire che i programmi e i metodi delle singole province siano fedeli allo spirito delle Costituzioni. |
| 57. Il superiore provinciale è responsabile della formazione nella propria provincia. Egli affida l'elaborazione e l'attuazione dei programmi e dei metodi di formazione a Maristi competenti. Li sostiene nel loro lavoro, li aiuta nel valutarne i risultati e tiene il superiore generale pienamente al corrente dei successi e delle difficoltà. |
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Il Noviziato 58. Il noviziato deve essere tenuto in una casa designata a questo scopo, con documento scritto, dal superiore generale con il consenso del suo consiglio e in consultazione con il superiore provinciale interessato. |
| 59. Per la validità del noviziato, il novizio deve soggiornare dodici mesi nella comunità del noviziato (can. 648,1). Allo scopo di completare la formazione dei novizi, a questi dodici mesi possono venire aggiunti uno o più periodi, a giudizio del superiore provinciale con il parere del suo consiglio. Questi periodi possono venire impiegati in attività apostoliche (can. 648,2). |
| 60. Le assenze dalla comunità del noviziato sono regolate in base alle norme del diritto canonico (can. 647-649). |
| 61. La direzione del noviziato è affidata a un sacerdote marista professo perpetuo, assistito almeno da un altro marista. Il maestro dei novizi viene nominato dal superiore provinciale con il consenso del suo consiglio e con l'approvazione del superiore generale. |
| 62. Il maestro dei novizi è il responsabile del programma di noviziato. Egli aiuta i novizi a raggiungere gli obiettivi e valuta con loro i successi e le difficoltà. Prepara su ciascun novizio una relazione per il provinciale e propone o meno la sua ammissione alla professione. |
| 63. Per tutta la durata del noviziato, ma specialmente agli inizi, il maestro terrà conto dell'ambiente di provenienza, della storia personale, dell'esperienza e della cultura dei novizi e veglierà sui loro progressi. Manterrà costantemente quell'apertura di spirito che è necessaria per saperli ascoltare e per condividere le loro difficoltà, le speranze e gli entusiasmi. Li aiuterà a raggiungere una comprensione più piena dello spirito di Maria e delle esigenze che derivano dalla professione dei consigli evangelici. Seguendo l'avvertimento di Giovanni Claudio Colin, egli starà attento a non far scoraggiare i novizi con richieste eccessive e premature. |
| 64. Da parte loro, i novizi si impegneranno nell'ascolto attento della Parola di Dio per permettere allo Spirito Santo di renderli migliori discepoli del Signore. Così svilupperanno quello spirito di fede e di responsabilità che li metterà in grado di riconoscere nella Società di Maria il luogo nel quale Dio li chiama assieme ad altri fratelli. |
| 4.
La Professione 65. Il diritto di ammettere alla professione e alla rinnovazione dei voti spetta al superiore generale per tutta la Società e al superiore provinciale per la sua provincia, ambedue con il consenso dei rispettivi consigli. |
| 66. Per venire ammessi alla professione religiosa i novizi devono farne libera e responsabile domanda ed essere stati giudicati idonei a vivere quali religiosi maristi, contribuendo fattivamente agli scopi della Società. |
| 67. La normale durata della professione temporanea è di tre anni, prorogabile per altri tre. Per sufficienti motivi, il superiore provinciale può accordare un'ulteriore proroga, non però oltre i nove anni complessivi. |
| 68. Possono venire ammessi alla professione perpetua i Maristi che hanno vissuto nei voti temporanei almeno tre anni, ne hanno fatto libera e responsabile domanda e sono stati giudicati idonei per un impegno a vita. |
| 69. La professione perpetua è ricevuta, a nome della Chiesa, dal superiore generale o dal superiore provinciale del candidato o da un loro delegato. |
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La professione viene emessa seguendo un testo che deve
contenere la formula seguente: "Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, davanti a Maria Madre nostra e a tutti i circostanti, io..... emetto i tre voti (temporanei/perpetui) di castità, obbedienza e povertà, e prometto a Dio e a te, Reverendissimo Padre Superiore Generale della Società di Maria, e ai tuoi successori (oppure: a te, Reverendo Padre, che rappresenti il Superiore Generale della Società di Maria, e ai suoi successori) di osservarli per (uno/due/tre anni/tutta la vita) in conformità con le norme espresse nelle Costituzioni della stessa Società. Conferma, o Dio, ciò che hai operato. Maria, Madre amabile, io sono tuo: con la tua potente intercessione salvami per l'eternità. Amen". A questa formula è lecito aggiungere una introduzione o una conclusione con l'approvazione del superiore maggiore che riceve i voti. |
| Art.
III Preparazione alla missione 1. Principi 71. Fin dall'inizio del noviziato e poi per tutta la vita, il Marista dedica tutte le sue energie e tutti i suoi talenti per prepararsi in modo sempre più efficace alla missione affidata alla Società. |
| 72. Gli obiettivi di questa continua preparazione sono dettati dai fini e dallo spirito della Società. E' compito del gruppo dei formatori elaborare i programmi di formazione, metterli in opera e valutarne i risultati. |
| 73. Coloro che si trovano nella fase di formazione iniziale devono essere membri di una comunità di formazione. Le altre modalità della preparazione per la missione verranno adattate alle necessità, alla personalità e alle capacità di ciascuno, sempre tenendo conto del bene comune della Società. |
| 74. Nell'acquisizione delle necessarie competenze e specializzazioni, nello sviluppo dei talenti personali e nelle decisioni da prendere nel campo della formazione, si deve ricordare che la Società ha un'unica fondamentale missione: annunciare il Vangelo agli uomini del nostro tempo tenendo sempre presente il mistero di Maria nella Chiesa. |
| 75. Il Marista si prepara ai suoi futuri compiti apprendendo da Maria un particolare tipo di rapporto con la Parola di Dio, con la persona di Gesù e con la Chiesa. |
| 76. Si prepara ad annunciare la Parola di Dio studiandola con fede e ricorrendo a tutte le tecniche opportune. Si preoccupa però di comprenderla anche dal punto di vista dello straniero, del diseredato e dell'abbandonato. |
| 77. Si prepara all'apostolato restando in intima unione con Cristo nella preghiera, accostandosi frequentemente ai sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione, studiando profondamente la persona e il mistero di Gesù. Impara a discernere i bisogni del mondo nell'intento di portare ad esso la risposta del Vangelo. |
| 78. Infine si prepara ad essere presente nella Chiesa secondo lo stile di Maria, imparando ad amare la Chiesa così come essa è, pur lavorando attivamente al suo rinnovamento e alla sua unità. |
| 79. I Maristi esercitano il loro ministero o come religiosi laici o come sacerdoti. Ciascuna delle due forme richiede una idonea qualifica e una formazione appropriata. La preparazione agli ordini sacri è regolata dalla legge comune della Chiesa, dalle istruzioni della Santa Sede e dai programmi determinati da ciascuna provincia. Questi programmi devono ricevere l'approvazione del superiore generale con il parere del suo consiglio. |
| 2. Responsabilità 80. Ciascuno dei membri della Società nell'ambito della propria responsabilità concorre a pianificare, realizzare e valutare la preparazione dei Maristi all'apostolato. |
| 81. Il superiore generale verifica che la formazione all'apostolato sia in linea con la missione globale della Società e non resti confinata entro gli orizzonti particolari di una provincia. |
| 82. Il superiore provinciale mantiene un dialogo costante con coloro che si preparano al ministero. Egli è comprensibilmente preoccupato delle necessità e degli impegni della provincia; tuttavia farà ogni sforzo per equilibrare questa preoccupazione con l'attenzione alle qualità e alle aspirazioni di ciascun religioso e con l'appoggio all'opera della Società nel mondo. |
| 83. Da parte sua, il singolo Marista, naturalmente sensibile alle proprie aspirazioni e alla propria percezione dei bisogni del mondo, deve sforzarsi di riferire la sua vita e il suo lavoro alle prospettive più ampie della provincia e dell'intera Società. |
| 3. Formazione permanente 84. La crescita e lo sviluppo umano, spirituale e professionale devono continuare lungo tutti gli stadi della vita marista: a. nella vita quotidiana: la condivisione della situazione e degli impegni di ciascun confratello e della sua comunità, la preghiera e l'azione, lo studio e la riflessione apostolica, il confronto fraterno e i tempi stessi della distensione sono altrettante occasioni quotidiane di formazione; b. in tempi speciali, predisposti per la crescita e la conversione personale, per l'aggiornamento e lo sviluppo delle competenze richieste nell'apostolato. Tali periodi sono necessari a intervalli regolari. Tocca ai superiori assicurare a tutti i Maristi la possibilità di approfittarne. |
| 4. Voto di stabilità 85. Il voto di stabilità è per il Marista un'opportunità per approfondire l'impegno assunto con la Società al momento della professione e vissuto poi negli anni dell'apostolato. |
| 86. Ciascuno è libero di chiedere al superiore generale il permesso di emettere il voto di stabilità. Prima di concederlo, il superiore generale consulta il proprio consiglio e chiede il parere del superiore provinciale. |
| 87. Per prepararsi al voto, il Marista si ritira per un certo tempo dall'attività apostolica, allo scopo di approfondire nella preghiera e nella riflessione il significato della propria appartenenza a una Società che porta il nome di Maria. |
| 88. Mediante il voto di stabilità egli conferma pubblicamente il suo legame con la Società e prende l'impegno di adoperarsi a ricostituirla se mai venisse dispersa. |
| 5. Uscita dalla Società 89. L'uscita dalla Società può essere temporanea o permanente, su richiesta del singolo o su imposizione della Società stessa. In ogni caso verrà seguita la procedura prevista dalla legge generale della Chiesa (cann. 684-704) e la Società agirà sempre secondo carità ed equità. |
| 90. Per la dimissione di un professo è richiesto un voto collegiale del superiore generale unitamente al suo consiglio (can. 699). Eccettuati i casi menzionati nei canoni 694-695, la Società non procederà ad una dimissione se non dopo avere esaurito tutti i mezzi di correzione e di riconciliazione. |
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Cap. III COMUNIONE PER LA MISSIONE 91. I Maristi formano una Società per adempiere la missione a cui Maria li ha chiamati. A tal fine essi fanno professione di castità, obbedienza e povertà secondo la tradizione della Chiesa e secondo le norme espresse nelle presenti Costituzioni; accettano delle regole per la vita di comunità e posseggono insieme alcuni beni che usano in conformità ai fini della Società, |
| 92. I Maristi sono anzitutto chiamati a fare propria una visione mariana della Chiesa. Per raggiungere questo intento niente sarà più efficace che il rivivere l'esperienza fondatrice della Società. Come i dodici giovani di Fourvière, essi rispondono a una speciale chiamata. Nel "gustare Dio", come Padre Colin fece a Cerdon, scoprono la radicale opposizione tra lo spirito di Maria e lo spirito di ambizione, la cupidigia e la sete di potere. Come i primi missionari del Bugey, essi proclamano il Vangelo della misericordia di Dio ai più bisognosi. Così, di generazione in generazione e in continuità con l'esperienza dei primi Maristi, la Società di Maria diventa una realtà nel mondo e i suoi membri sperimentano la gioia che proviene da una risposta entusiasta alla propria vocazione. |
| Art. I I voti 93. Con la professione, i Maristi manifestano davanti alla Chiesa e fra di loro l'intenzione di vivere più pienamente il battesimo. Scelgono di seguire Cristo più da vicino con un radicale impegno a vivere lo spirito delle Beatitudini in una comunità che ha un cuor solo e un'anima sola. Consacrano tutto quello che sono e hanno al servizio del Vangelo ovunque potranno essere mandati in nome della missione affidata alla Società. |
| 94. Attraverso i voti di castità, obbedienza e povertà, i Maristi vivono il mistero della morte e risurrezione di Cristo. Muoiono quotidianamente a questo mondo e annunciano il nuovo mondo inaugurato da Gesù Risorto. Resi liberi, grazie all'amore di Dio, da ogni ricerca di sé, diventano fedeli servitori della volontà del Padre e giungono a sperimentare la gioia che Cristo ha promesso quando disse: "Non c'è nessuno che abbia lasciata casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il Regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà" (Lc 18,29-30). |
| 1. Castità 95. Facendo il voto di castità, che è insieme un dono dello Spirito e una scelta dell'uomo, il Maristi dà la sua personale risposta all'amore di Dio. Rinuncia a fondare una propria famiglia e si impegna a praticare per voto la continenza perfetta nel celibato. Così si mette interamente al servizio di Dio nel mondo, nelle comunità mariste e nelle loro attività. |
| 96. Il voto di castità richiede che il Marista orienti interamente la propria vita all'unione con Dio. Attraverso l'ascolto attento della sua Parola, egli viene condotto alla semplicità e alla purezza di cuore e diventa così testimone più eloquente della Parola di Dio nella propria vita e nell'apostolato. |
| 97. Seguendo il comando del Signore: "Ama il prossimo tuo come te stesso", il Maristi manifesta verso ogni persona quell'amore misericordioso con cui si sente egli stesso amato da Dio. Nell'amare tutti coloro che Dio gli ha dato - i confratelli, i familiari, gli amici e coloro ai quali è inviato ad annunciare il Vangelo - egli cerca unicamente il loro bene. Una vita così vissuta è fonte di quella gioia che deriva dall'intimità con Dio e dall'amore dei propri fratelli e sorelle. |
| 98. Il dono e la scelta della castità significano che l'amore di Cristo e il suo servizio liberano il Marista rendendolo disponibile, quando richiesto, a lasciare quelli che ha cominciato ad amare per recarsi là dove altri hanno bisogno di lui. |
| 99. Consapevole della propria debolezza e dell'umana fragilità, egli confida nella forza dello Spirito, dal quale viene la chiamata alla castità. La castità esige una vita radicata nella fede e nutrita dalla preghiera. Un giusto uso va fatto inoltre di quei mezzi umani che sono necessari per condurre con distacco una vita di relazione: un prudente ascetismo, un'esistenza sana ed equilibrata, un ambiente gioioso di comunità, un clima di amicizia e di mutua fiducia. |
| 100. La vita di castità richiede vigilanza nelle relazioni e nell'uso dei mezzi di comunicazione (can. 666); essa presuppone l'accettazione di una certa solitudine. Va costantemente verificata e riaffermata a misura che si sviluppano nuovi contatti e impegni. Per il pericolo di illusioni sul proprio conto, è raccomandato il ricorso alla direzione spirituale e al consiglio fraterno. |
| 2. Obbedienza 101. Con il voto di obbedienza i Maristi consacrano a Dio la propria volontà. E' questo un modo radicale di seguire Cristo, il quale visse la volontà del Padre nel servizio dei fratelli e si mostrò "obbediente fino alla morte" (Fil 2,8). Così, accettando di obbedire ad un uomo per amore di Dio, essi prendono di fronte ai membri della Società l'impegno di lavorare con loro all'opera comune, dando a questa la precedenza sulle iniziative personali. |
| 102. Con il voto di obbedienza i Maristi accettano l'obbligo di obbedire agli ordini dei superiori legittimi in tutto ciò che riguarda direttamente o indirettamente l'osservanza delle Costituzioni. Il voto obbliga in modo grave quando il superiore dà espressamente un ordine in nome dell'obbedienza. Nel voto è inclusa l'obbedienza al Papa (can. 590,2). |
| 103. L'obbedienza fonda e rafforza l'unione della Società, collegando tra loro tutti i Maristi nella comune missione di costruire e rinnovare la Chiesa. Mediante l'obbedienza essi mettono generosamente a disposizione i talenti ricevuti e si impegnano a rispondere con gioia e sensibilità alle esigenze della missione, sia che si tratti di determinare orientamenti, stabilire programmi, prendere decisioni, realizzarle e valutarle. |
| 104. Maria si mostrava attenta alla Parola di Dio, attraverso qualunque persona o avvenimento le giungesse. Per la comunità marista e per ciascuno dei suoi membri, l'obbedienza comporta prontezza nell'ascolto vicendevole, poiché la Parola di Dio e la volontà del Padre possono manifestarsi attraverso parole e azioni umane. Questa disposizione porta alla pace dello spirito e all'apertura delle proprie visuali. |
| 105. Consapevole del proprio ruolo profetico e della libertà dello Spirito, la comunità cerca i modi migliori per mostrarsi obbediente al Signore. In questo processo di discernimento al superiore spetta un ruolo particolare: egli guida e anima la comunità garantendo a ciascun componente la libertà di espressione; incoraggia le iniziative, integrandole nell'unica missione marista. Egli mantiene tuttavia la propria autorità di decisione (can. 618). |
| 3. Povertà 106. Facendo il voto di povertà, i Maristi ripongono la fiducia nel Padre che conosce ogni loro necessità. Scelgono di vivere poveramente per camminare sulle orme di Gesù. Sull'esempio dei primi credenti, mettono a disposizione dei fratelli quanto posseggono e mantengono ogni cosa in comune tra loro (At 4,32). |
| 107. Per il voto di povertà, il Marista non può usare né disporre senza permesso di beni materiali e di denaro; non può più considerare nulla come sua proprietà. Ciascuno, tuttavia, può conservare la proprietà dei beni che possiede e ne può acquistare altri per via di eredità. Prima della professione temporanea ciascuno deve cedere a chi vuole l'amministrazione dei beni che possiede e di quelli che gli potranno pervenire e deve prendere le disposizioni necessarie circa il loro uso e usufrutto. Al più tardi prima della professione perpetua deve fare un testamento civilmente valido. Dopo la professione perpetua, a giudizio del superiore provinciale e con il permesso del superiore generale, può rinunziare in tutto o in parte alle sue proprietà. Tutto ciò che egli acquista con il suo lavoro o a nome della Società appartiene a quest'ultima e così pure tutto ciò che gli può venire a titolo di stipendio, di pensione, di doni e simili. |
| 108. Il Vangelo ci illumina sull'atteggiamento che singoli e comunità devono tenere riguardo ai beni materiali. Per il suo impegno di povertà, ogni Marista si sente vincolato alla comune legge del lavoro e mette i frutti di questo a disposizione della comunità. Adotta uno stile di vita semplice, si sforza di contentarsi del necessario e si rende responsabile di ciò che è di proprietà comune. Subordina l'uso dei beni materiali al compimento della missione di Cristo. |
| 109. Il Marista sarà felice di condividere quanto possiede con altri Maristi nel mondo e con la gente che lo circonda. Consapevole che il tempo, le capacità personali e l'istruzione sono una vera ricchezza, mette volentieri anche questi beni a servizio degli altri. |
| 110. La povertà liberamente professata dai Maristi è vera nella misura in cui il loro tenore di vita - luoghi di residenza, abbigliamento, vitto, oggetti personali, viaggi - li avvicina a coloro che sono poveri loro malgrado. Sarebbe falsa la loro povertà e li esporrebbe a derisione se ricercassero sempre le loro comodità e non volessero mancare di nulla. |
| 111. I Maristi devono essere attenti al grido dei poveri che costituisce un continuo e pressante appello a un cambiamento di mentalità e di atteggiamenti. Riconoscendo che l'azione per la giustizia è parte integrante della proclamazione del Vangelo, essi si sforzeranno di portare rimedio alle ingiustizie esistenti nelle relazioni economiche e sociali. |
| 112. Attraverso la pratica della povertà, i Maristi scelgono di riporre la loro fiducia in Dio solo e non nelle proprie risorse o nell'eventuale influsso che possono avere su persone altolocate sia in ambiente ecclesiastico che civile. |
| 113. Saranno sensibili agli ostacoli che l'attaccamento al denaro può in vario modo creare all'annuncio del Vangelo. Nel loro comportamento devono mostrarsi di animo generoso, libero da ogni anche minima apparenza di cupidigia, sforzandosi di mettere in pratica alla lettera il comando del Signore: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). |
| Art. II La vita quotidiana 114. Con la sua professione il Marista rinnova l'impegno di conversione iniziato con il battesimo; egli muore e risorge ogni giorno con Cristo. Questa disposizione permea ogni suo pensiero e azione. |
| 115. Il Marista non agisce da solo. Egli ha per vocazione la responsabilità di vigilare che le sue attività individuali e quelle che svolge con i fratelli conducano a formare una comunione in vista della missione. |
| 116. Di conseguenza, per entrare veramente nella missione della Società ogni Marista ha una duplice responsabilità: quella di sviluppare la propria vita spirituale e quella di costruire la comunità. |
| 1. Vita spirituale 117. La Società, come la Chiesa, trova il suo modello in Maria, la donna di fede. La spiritualità marista è semplice e modesta nell'espressione, vicina alla vita della gente comune, apostolica nel carattere e contrassegnata da spontaneità e gioia. Essa cerca di fare propria l'esperienza cristiana di Maria. |
| 118. La vita spirituale si nutre e si sostiene attraverso la contemplazione della Parola di Dio. Questa rende più viva la coscienza della presenza di Gesù Risorto nella vita e nel lavoro di ogni giorno. Tale presenza anima i Maristi a fare della loro vita una preghiera incessante. |
| 119. La preghiera comunitaria è un elemento vitale per coloro che intraprendono insieme un'avventura spirituale e apostolica. Essa costituisce un'espressione di fede e di solidarietà ed esige una ricerca creativa di nuove forme, quali la lettura della Scrittura fatta in comune nella fede, la condivisione della preghiera e della riflessione. |
| 120. La preghiera personale, per la quale Cristo seppe trovare tempo e luogo anche nei giorni del più assorbente ministero, non può venire omessa senza presunzione da coloro che si dicono suoi discepoli. La fedeltà allo spirito di preghiera e alla preghiera stessa è uno dei loro primi doveri e richiede che essi vi dedichino almeno una mezz'ora al giorno. |
| 121. La celebrazione dell'Eucaristia esprime e incrementa l'unione con Cristo e con i fratelli. Essa va considerata il punto culminante di ciascuna giornata. Le comunità devono ricercare le occasioni di celebrarla insieme, specialmente in momenti importanti. |
| 122. La volontà di conversione e la proclamazione del perdono di Dio trovano la loro espressione ecclesiale nel sacramento della Riconciliazione. Ricevuto frequentemente, diventa fonte insostituibile di guarigione e di crescita cristiana. La tradizione marista pone l'accento sulla conversione del cuore attraverso la mortificazione interiore ed esterna, praticate con generosità e prudenza. L'atteggiamento penitenziale, radicato nella coscienza della propria condizione di peccatori, trova un'ulteriore espressione nell'accettazione gioiosa, sull'esempio di Gesù e di Maria, delle prove, delle difficoltà e delle privazioni che fanno parte della vita stessa. |
| 123. A sostegno del progresso interiore, il Marista ricorre alla lettura spirituale eseguita con regolarità, agli esami di coscienza e ai consigli di un direttore spirituale. Attraverso questi mezzi egli viene aiutato a discernere i moti interiori del suo cuore. |
| 124. In unione con la Chiesa, i Maristi riservano un posto particolare alla preghiera della Liturgia delle Ore; i chierici adempiranno fedelmente i loro obblighi canonici. Tutti sono invitati a pregare in comune una parte della Liturgia delle Ore e a incoraggiare i fedeli a unirsi a loro. |
| 125. A ciascun Marista è richiesto di fare ogni anno un ritiro, normalmente in comune. |
| 2. Vita comune 126. I Maristi non sono soltanto dei collaboratori di un'impresa collettiva: sono membri di un'unica Società, che si fonda sulla condivisione della stessa fede e degli stessi ideali. Come gli Apostoli, sospinti dallo Spirito e sostenuti da Maria, essi scoprono insieme nella fede il senso della loro missione. |
| 127. Il ministero del servizio fraterno che i membri di una comunità si scambiano vicendevolmente è un apostolato di primaria importanza. La comunità marista è un luogo di condivisione. La vita comune cresce attraverso la meditazione della Scrittura e la partecipazione al mistero dell'Eucaristia. Mediante la convivenza fraterna, la comunità marista diventa un luogo di rinnovamento e di conversione permanenti. Essa offre così un segno di ciò che la Chiesa è chiamata ad essere nel mondo. |
| 128. L'attenzione e il sostegno che ciascuna comunità offre ai suoi membri favoriscono la loro crescita personale attraverso tutti gli stadi della vita. I Maristi si sforzano di essere aperti a tutti i confratelli, rallegrandosi dell'entusiasmo e della fresca visione dei giovani e valorizzando la saggezza e l'esperienza degli anziani. Particolare amicizia e partecipazione sono richieste da parte della comunità nei tempi di malattia, di depressione, di difficoltà o di lutto di qualcuno dei suoi membri. |
| 129. Il Fondatore esorta i Maristi a mostrarsi sensibili e comprensivi verso gli infermi, specialmente verso quelli in fase terminale e verso i morenti. Si dovrà fare tutto il possibile per recare sollievo alle loro sofferenze e per aiutarli a prepararsi alla morte e all'ingresso nella vita eterna. |
| 130. La condizione di religiosi include l'impegno della vita comune e l'obbligo di vivere in una casa della Società. Anche coloro che sono incaricati di apostolati e di ministeri diversi dovrebbero normalmente risiedere insieme. Il superiore provinciale, con il consenso del suo consiglio, può dare permesso di assenze dalla comunità fino a un anno. Può prorogare questo periodo in caso di studio o di apostolato assunto a nome della comunità o per motivi di salute (can. 665,1). |
| 131. Ogni Marista prende a cuore tutto ciò che riguarda la comunità della provincia a cui appartiene o in cui lavora e partecipa alla responsabilità delle sue attività. |
| 132. I Maristi sono membri di una Società che svolge una missione mondiale; prendono quindi vivo interesse alla sua vita e ai suoi progressi nel mondo intero. |
| 133. Secondo la loro tradizione, i Maristi portano l'abito clericale in uso nella regione in cui lavorano. |
| 134. Poiché fa parte della missione marista la necessità di condividere con altri il proprio spirito e il proprio modello di vita, le nostre comunità devono essere aperte e accoglienti. Tuttavia una parte della casa o della proprietà è riservata ai soli membri della comunità. |
| 135. I Maristi considerano le norme che regolano la loro vita, a cominciare dalle Costituzioni fino alle disposizioni prese in comunità, quali mezzi per vivere il Vangelo e per rafforzare i legami che li uniscono tra loro. |
| 3. Vita apostolica 136. La Società di Maria è costituita nella Chiesa quale comunità religiosa apostolica. L'espressione "Sconosciuti e nascosti in questo mondo" indica il modo con cui i Maristi si dedicano all'apostolato e non impedisce loro di fare grandi cose per Dio. Quelle parole li guidano a mettersi nella situazione di coloro ai quali sono inviati, eliminando da sé tutto ciò che potrebbe creare ostacolo all'azione dello Spirito. |
| 137. Pur continuando a rispettare i propri ministeri tradizionali, la Società resta aperta a qualsiasi forma di apostolato. Verrà tuttavia data la preferenza a quelle opere che sono meno attraenti e gratificanti dal punto di vista umano. In tutte le loro attività di ministero, i Maristi si dimostreranno pienamente misericordiosi e comprensivi verso la debolezza umana. |
| 138. Sacerdoti e Fratelli, ciascuno secondo la propria vocazione, condividono uno stesso apostolato sia che svolgano un lavoro manuale o amministrativo, sia che si dedichino all'insegnamento, alla cura pastorale, alla predicazione o alla celebrazione dei sacramenti. I confratelli malati o a riposo assolvono anch'essi un importante compito apostolico mediante la loro presenza, la preghiera e la fedeltà alla vocazione marista. I membri del Terz'Ordine di Maria e degli altri gruppi associati partecipano alla stessa missione pregando e adoperandosi per la conversione dei peccatori e la perseveranza dei fedeli. |
| 4. Aiuto fraterno 139. Ogni Marista deve potersi rivolgere ai confratelli per ricevere aiuto e consiglio, specialmente quando incontra difficoltà e quando ha bisogno di verificare la qualità della propria vita marista e del lavoro apostolico. Affinché ciò sia possibile, la comunità deve creare un clima di apertura e di fiducia reciproca, particolarmente nei riguardi di coloro che esercitano autorità. |
| 140. Prima che gli venga affidato un incarico, ogni Marista può contare che il superiore competente si informi sulle sue capacità e idoneità per quel tipo di lavoro. Egli può anche contare su direttive amichevoli per la vita e il lavoro da parte dei superiori, specialmente del suo superiore locale. |
| 141. Nella comune ricerca di Dio e nel compimento della sua missione, i Maristi si aiuteranno a vicenda condividendo fraternamente esperienze e conoscenze. |
| 5. Verifica della vita e dell'apostolato 142. A intervalli regolari, i Maristi riesaminano e verificano la vita di comunità e il loro apostolato. |
| 143. Questa verifica viene organizzata dal superiore generale a livello di intera Società, dal superiore provinciale per la propria provincia e dal superiore locale per la comunità. A tutti i livelli, la riflessione riguarda principalmente la fedeltà alla missione e allo spirito della Società. |
| 6. Pratiche particolari in onore di
Maria 144. Poiché la loro vocazione è quella di essere nel mondo di oggi una particolare presenza di Maria, compiendo l'opera di Dio nel modo a Lei proprio, i Maristi tengono sempre presente alla mente Colei che, per una scelta di favore, li ha chiamati e ha dato loro il proprio nome. Per rafforzare i vincoli che li uniscono a Lei, essi tengono in alta stima le pratiche in suo onore tradizionali nella Società, quali la recita in comune della Salve Regina e il collocare la sua immagine alla porta del superiore per ricordare che Lei è la prima e perpetua Superiora. Seguendo l'esempio dei primi missionari maristi, riservano un posto particolare nelle loro preghiere per la conversione dei peccatori e per la perseveranza dei fedeli, raccomandandoli all'intercessione della Vergine con la recita di tre Ave Maria e del Sub tuum al momento di alzarsi e di coricarsi. |
| 145. I Maristi onorano Maria e insegnano ad onorarla, nello spirito della Chiesa, a coloro ai quali è rivolto il loro servizio. Ricorrono alle pratiche tradizionali, quali il Rosario, l'Angelus e la celebrazione delle feste mariane, e si adoperano con la Chiesa per il rinnovamento di queste devozioni. |
| Art. III Beni materiali e fini della Società 1. Possedimenti consentiti alla Società 146. Per compiere la propria missione la Società ha bisogno di stabili fonti di introito da destinare alla formazione dei membri, all'assistenza dei malati e degli anziani e al sostegno dei vari ministeri. Nel modo con cui amministra i beni temporali la Società manifesta la sua fiducia in Dio, lo spirito di condivisione e il senso del servizio. |
| 147. Per restare fedeli allo spirito di Maria, i Maristi devono dare testimonianza di opposizione alla cupidigia, all'avarizia e al consumismo; di generosa condivisione tra di loro e con i poveri; di semplicità nello stile di vita e di amministrazione disinteressata dei beni loro affidati. Vivendo in tal modo, rafforzano i vincoli di solidarietà all'interno della Società e favoriscono il compimento della sua missione. |
| 148. Una particolare manifestazione di condivisione e di solidarietà è la cassa generale della Società, messa a disposizione del superiore generale e del suo consiglio per le spese dell'amministrazione generale, per il sostentamento della comunità della casa generalizia, per la manutenzione dei suoi edifici, nonché per fornire aiuto a singoli, a case o a province in necessità. La cassa generale è costituita da un capitale investito e dai contributi annuali delle province. Il capitale va conservato per i bisogni futuri della Società; ma per un motivo sufficientemente grave il superiore generale, con il consenso del suo consiglio, può autorizzare a spenderne una parte. |
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Cap. IV GOVERNO Preambolo 156. Tutti i Maristi, particolarmente quelli che esercitano una autorità, vedono in Maria la fondatrice della Società e la sua perpetua Superiora. Imitano costantemente la sua delicata disponibilità alle ispirazioni dello Spirito e ai bisogni del popolo di Dio. Tutti devono sentirsi corresponsabili del governo, della vita e del buon funzionamento della Società e del compimento della sua missione. |
| 157. Dal 24 settembre 1836, data in cui venne eletto il primo Superiore Generale, i Maristi considerano la Società come un corpo unico, disperso per la missione ma unito nello spirito. Riuniti di tanto in tanto nel capitolo generale, essi restano collegati tra loro mediante colui che si scelgono come capo, il superiore generale. |
| 158. Nel corso della sua storia, la Società è diventata internazionale. Coloro che esercitano un'autorità di governo si impegnano a sviluppare tra le province, le comunità e i singoli maristi una rete di scambi e di solidarietà allo scopo di promuovere l'unità in vista della missione, attribuendo nello stesso tempo grande valore alla ricchezza e alla varietà che provengono alla Società dal suo carattere internazionale. |
| 159. La Società sarà in grado di corrispondere alla sua missione universale nella misura in cui funzionerà come organismo coordinato capace di adattare la propria azione alle situazioni particolari. Le sue forme di governo devono consentirle una effettiva presenza in vari luoghi senza nuocere all'unità richiesta dalla missione universale. |
| 160. Questa missione esige che la Società formuli orientamenti e progetti e li metta in opera. Ciò si ottiene da una parte con strutture di consultazione e partecipazione a livello locale, provinciale e generale, dall'altra con superiori muniti di adeguata autorità. |
| 161. L'unità della Società e l'efficacia della sua azione richiedono che i membri vengano consultati e partecipino alla formazione delle decisioni, e che i superiori abbiano un'autorità ben definita. Così le decisioni saranno fondate su un'accurata informazione e rifletteranno i bisogni di coloro a cui devono servire e nello stesso tempo potranno venire prese con flessibilità e prontezza. |
| 162. a) Nella Società il governo
va esercitato in spirito di corresponsabilità, nel senso
che i Maristi programmano insieme la vita di comunità e
le iniziative pastorali, cercando le soluzioni in un
clima di fiducia e di apertura. b) Per il buon funzionamento del governo è necessario distinguere, ai vari livelli: 1) le leggi e le programmazioni che vengono determinate, nella misura del possibile, dai competenti organismi rappresentativi; 2) le decisioni esecutive che vengono prese dalle persone autorizzate con l'assistenza dei propri consigli od organismi consultivi. c) In ogni caso va rispettato il principio di sussidiarietà: un superiore non deve appellarsi ad un'autorità di livello più alto perché si sostituisca alla propria, né deve tentare di assumere responsabilità che appartengono a un livello inferiore. |
| Art. I Organismi di governo e di consultazione 1. Capitolo Generale 163. Il capitolo generale rappresenta l'intera Società riunita per verificare la fedeltà al proprio spirito e alla propria missione, per risolvere questioni importanti che la riguardano nel suo insieme, per decidere direttive da seguire in futuro e per eleggere il superiore generale e il suo consiglio. Al capitolo generale spetta il particolare compito di salvaguardare il patrimonio comune e di favorire la crescita e lo sviluppo della Società. |
| 164. Il capitolo generale ordinario è convocato dal superiore generale ogni otto anni. Un capitolo generale straordinario può venire convocato dal superiore generale con il consenso o dietro richiesta di più della metà dei superiori provinciali. Se l'ufficio di superiore generale si rende vacante, il vicario generale convoca un capitolo generale per l'elezione di un nuovo superiore generale, e ciò al più presto possibile, a meno che un capitolo ordinario sia previsto entro un anno. Nel caso di un capitolo di elezione, l'intervallo di otto anni tra i capitoli si calcola dalla data di quest'ultimo. |
| 165. Sono membri del capitolo generale: il superiore generale e il suo predecessore immediato, gli assistenti generali, gli ufficiali generali, i superiori provinciali e i superiori dei distretti o i loro sostituti, e un numero maggiore di delegati da eleggere secondo le norme della legislazione marista. |
| 166. I delegati sono eletti dal capitolo provinciale che provvede anche all'elezione dei loro sostituti; il capitolo elegge anche un sostituto del provinciale. Nei distretti, il sostituto del superiore distrettuale viene eletto tra i professi perpetui del distretto stesso. Delegati e sostituti vengono eletti con la maggioranza di più della metà dei votanti. |
| 167. Il capitolo generale in sessione è l'autorità suprema della Società, ma non ha poteri esecutivi. Può proporre modifiche alle Costituzioni, da sottoporre all'approvazione della Santa Sede. I suoi decreti restano in vigore fino alla revoca da parte di un capitolo generale successivo. |
| 2. Consiglio della Società 168. Il consiglio della Società si riunisce nell'intervallo tra due capitoli generali. Esso possiede quei poteri di governo che gli sono conferiti dalle Costituzioni e dai decreti di un capitolo generale. La sua funzione principale è quella di rivedere e verificare l'applicazione delle decisioni del capitolo generale precedente e preparare il capitolo successivo. Il consiglio della Società promuove l'unità tra il consiglio generale e i superiori provinciali e consente l'adattamento ai cambiamenti che intervengono nella vita della Chiesa. |
| 169. Il consiglio della Società è composto dal superiore generale, dagli assistenti generali, dagli ufficiali generali e da tutti i superiori provinciali. |
| 170. E' convocato dal superiore generale e si riunisce almeno una volta nell'intervallo tra due capitoli generali ordinari e quando il superiore generale o più della metà dei superiori provinciali lo ritengono opportuno. |
| 3. Capitolo Provinciale 171. Il capitolo provinciale è, nella provincia, l'organo supremo per la formulazione di orientamenti e programmazioni. Ha lo scopo di esaminare il progresso apostolico e spirituale della provincia, determinare orientamenti e programmi della sua vita e delle sue attività, stabilire modalità per l'applicazione delle decisioni del capitolo generale e, quando occorre, eleggere i delegati al capitolo generale e sottoporre a quest'ultimo delle proposte. |
| 172. Il capitolo provinciale ordinario viene convocato dal superiore provinciale ogni quattro anni, cioè prima di un capitolo generale e a metà percorso tra due capitoli generali. Capitoli provinciali straordinari possono venire convocati sia dal superiore provinciale con il parere del suo consiglio, sia su indicazione del superiore generale con il parere del suo consiglio. |
| 173. Ciascuna provincia determina la composizione del proprio capitolo provinciale. Sono eleggibili quali delegati solo i professi perpetui. Se una provincia decide che, in aggiunta al superiore provinciale, ci siano dei membri di diritto, il numero dei membri eletti deve sempre costituire almeno i due terzi del totale dei capitolari. |
| 174. Il superiore provinciale sottopone i decreti e le decisioni del capitolo provinciale al superiore generale, il quale, prima di approvarli, chiede il parere del proprio consiglio. Ottenuta l'approvazione, i decreti e le decisioni del capitolo provinciale devono venire promulgati al più presto dal superiore provinciale. |
| 175. Quando in una provincia viene indetta una votazione, sia a scopo di consultazione che di elezione, hanno voce attiva tutti i professi perpetui della provincia. I capitoli provinciali possono accordare voce attiva anche ai professi che hanno tre o più anni di voti temporanei. |
| 4. Riunioni di comunità 176. Le comunità locali devono riunirsi a scadenze regolari per discutere argomenti di comune interesse. Ogni anno devono tenere un incontro speciale per rivedere e programmare la propria vita religiosa e apostolica. |
| Art. II I Superiori 177. Tutti i Maristi condividono la responsabilità della vita della Società. Tuttavia alcuni sono chiamati a servire i fratelli e a promuovere il bene comune accettando una funzione di autorità. Costoro tengono in mente l'esempio e le parole di Gesù: "Il più grande tra voi sia come il più piccolo e chi governa sia come colui che serve" (Lc 22,26). Non pretenderanno alcun privilegio a motivo della loro posizione. Il primo servizio che rendono alla comunità è l'esempio della fedeltà allo spirito della Società. |
| 178. Nella Società di Maria i superiori devono ricordare che Maria è la prima e perpetua Superiora. Chi esercita l'autorità non deve ricercare gli interessi propri, ma unicamente quelli di Gesù e di Maria. Non riporrà fiducia in se stesso, ma in Maria, e prenderà ispirazione da Lei nel proprio modo di trattare con gli altri. |
| 179. Quanto viene detto dello spirito che deve animare il superiore generale nell'esercizio del proprio ufficio vale per tutti i superiori della Società. |
| 1. Il Superiore Generale 180. Il superiore generale ha la responsabilità e la cura dell'intera Società e di ciascuno dei suoi membri. La sua prima preoccupazione deve essere che la Società cresca e si sviluppi, venga efficacemente governata e saggiamente guidata verso i propri fini, per la maggior gloria di Dio e l'onore di Maria, sua Madre. Egli esercita un ruolo essenziale nella comunione di fede e di carità che i Maristi formano tra loro e con la Chiesa intera. |
| 181. Il superiore generale viene eletto dal capitolo generale. Può essere eletto a questo ufficio ogni sacerdote marista professo perpetuo da sette o più anni. La durata del suo mandato è di otto anni, rinnovabile una sola volta. Per l'elezione occorre nel primo o nel secondo scrutinio la maggioranza dei due terzi degli elettori presenti. Dopo i primi due scrutini il superiore generale uscente non è più eleggibile. Negli scrutini seguenti basta la maggioranza di più della metà degli elettori presenti. Dopo sei scrutini non risolutivi, la scelta si restringe tra i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti (un'eventuale parità per il quarto posto sarebbe risolta a favore del più anziano di professione oppure di età se ambedue avessero fatto professione nello stesso giorno). Se occorresse un ottavo scrutinio, si farebbe la scelta fra i due che nello scrutinio precedente hanno ottenuto il maggior numero di voti (un'eventuale parità per il secondo posto sarebbe risolta a favore del più anziano di professione oppure di età se ambedue avessero fatto professione nello stesso giorno). In caso di pareggio all'ottavo scrutinio, si ripeterebbe la votazione, anche due volte se necessario. Se il pareggio restasse ancora, verrebbe dichiarato eletto il più anziano di professione, oppure di età se ambedue avessero fatto professione nello stesso giorno. Altri dettagli circa l'elezione saranno precisati in un Ordo electionis stabilito dal capitolo stesso. |
| 182. Per adempiere la sua missione di unificazione e di animazione della Società occorrono al superiore generale una profonda fede in Dio, un'ampia esperienza della vita marista, un chiaro discernimento dei segni dei tempi, l'attitudine a prendere decisioni e metterle in atto, la capacità a comunicare e a collaborare con i confratelli maristi. |
| 183. Consapevole delle gravi responsabilità affidate al superiore generale per la propria unità e il proprio sviluppo, la Società gli garantisce un totale appoggio e i mezzi più idonei per adempiere l'incarico. |
| 184. Il superiore generale possiede autorità piena e universale su tutte le province, le regioni, i distretti, le case e le persone, in conformità con la legislazione generale e quella propria della Società. |
| 185. Con il parere del suo consiglio, può dispensare, in singoli casi, province, distretti, regioni, comunità o membri della Società da disposizioni disciplinari delle Costituzioni o da decreti dei capitoli generali. Può anche dare interpretazioni pratiche delle Costituzioni. |
| 186. Il superiore generale ha il diritto di visita personale o mediante delegato delle province, distretti, regioni, case o singoli religiosi, sia nel campo spirituale che in quello apostolico e temporale. Ha inoltre il diritto di trasferire un religioso da una provincia o un distretto ad un'altra provincia o distretto, quando lo giudichi opportuno per il bene della Società o dell'individuo stesso, previa consultazione delle persone interessate. |
| 187. Il superiore generale ha l'autorità, con il consenso del suo consiglio, di erigere, dividere, unire o sopprimere delle province. |
| 188. Prima di prendere qualsiasi decisione importante, il superiore generale si procurerà personalmente o mediante altri tutte le informazioni necessarie e consulterà i religiosi interessati. |
| 189. Il superiore generale prenderà i mezzi necessari per coinvolgere i superiori provinciali nel comune compito di promuovere l'unità della Società e svolgere la sua missione. |
| 190. Ricorderà sempre a quale Famiglia appartiene e veglierà perché Maria sia doverosamente onorata nella Società. Ricorrerà a Lei con fiducia e le affiderà ogni giorno tutto ciò che riguarda la Società. Pieno egli stesso dello spirito di Maria e desideroso che questo spirito animi tutti gli altri confratelli, veglierà perché mai la Società se ne allontani. |
| 191. Il superiore generale ha una speciale responsabilità per le opere missionarie della Società e per il coordinamento di tutte le fasi della formazione iniziale e permanente. |
| 192. Egli esercita una responsabilità particolare nei riguardi di un distretto missionario, che è un territorio nel quale i Maristi lavorano direttamente sotto l'autorità e la cura del superiore generale. Con il parere del consiglio, egli può nominare uno degli assistenti generali quale superiore maggiore di un tale distretto. Il superiore di un distretto è nominato dal superiore maggiore dopo consultazione di tutti i professi perpetui membri del distretto. I diritti e i doveri del superiore maggiore, del superiore del distretto e dei Maristi che lavorano in esso saranno definiti nella carta di fondazione del distretto. |
| 193. Il superiore generale ha la responsabilità di promuovere lo sviluppo del Terz'Ordine di Maria e di altre forme di vita marista laicale. Manterrà rapporti di amicizia e di collaborazione con gli altri rami della Famiglia Marista e lavorerà in stretto contatto con i superiori generali delle altre Congregazioni religiose. |
| 194. Con il parere del suo consiglio, potrà redigere e pubblicare direttori su specifici argomenti. |
| 2. Il Consiglio Generale 195. Ci saranno quattro assistenti generali, i quali insieme formano il consiglio generale. |
| 196. La funzione degli assistenti è quella di aiutare il superiore generale nell'esercizio della sua autorità. Sotto la sua guida, essi formano un gruppo unito, in seno al quale ciascuno mette a disposizione la propria capacità ed esperienza per il bene di tutta la Società, condividendo la responsabilità delle iniziative da prendere, delle decisioni da formulare e della loro esecuzione. Curano che ci sia un buon collegamento tra l'amministrazione generale e le amministrazioni provinciali e di queste ultime tra di loro. Sono anche responsabili del bene personale del superiore generale e così manifestano la sollecitudine di tutta la Società a suo riguardo. |
| 197. Il superiore generale chiede il consenso o il parere del consiglio generale nei casi previsti dalla legislazione comune o particolare. Restando salva la sua libertà di decidere ciò che gli pare meglio nel Signore, quando la maggioranza degli assistenti in consiglio è di opinione contraria alla sua egli è invitato a seguire la raccomandazione del Padre Colin: adottare, per umiltà, il parere opposto al proprio. Maria infatti era sempre pronta a seguire la volontà degli altri piuttosto che la propria (Cost. 1872, n. 307). |
| 198. La durata del mandato degli assistenti è di quattro anni, rinnovabile due volte. I quattro assistenti vengono eletti dal capitolo generale o, tra due capitoli, dal consiglio della Società, seguendo un Ordo electionis approvato dal capitolo o dal consiglio stesso. Ciascuno deve ottenere più della metà dei voti degli elettori presenti. |
| 199. Nella scelta degli assistenti i capitolari sono invitati a tener conto del carattere internazionale e missionario della Società, della necessità di esperienze diverse, delle competenze e delle capacità linguistiche. |
| 200. Se un posto di assistente si rende vacante in un periodo in cui né un capitolo generale né un consiglio della Società si debbano tenere entro un anno, provvederà a colmare il vuoto il superiore generale con il parere del suo consiglio, dopo consultazione dei superiori provinciali. Il nuovo assistente completerà il mandato di colui che sostituisce e resterà eleggibile per altri tre quadrienni completi. |
| 3. Il Vicario Generale 201. Dopo aver eletto i quattro assistenti generali, il capitolo generale eleggerà uno di loro alla carica di vicario generale con la maggioranza di più della metà dei voti degli elettori presenti. Rendendosi vacante questa carica nel periodo intermedio tra due capitoli generali, il consiglio generale va riportato alla pienezza del suo numero seguendo la procedura indicata al n. 200. Il nuovo vicario generale sarà uno degli assistenti, designato dal superiore generale con il consenso del suo consiglio, dopo consultazione dei superiori provinciali. |
| 202. Rendendosi vacante l'ufficio di superiore generale, il vicario generale governerà la Società fino all'elezione del nuovo superiore generale. Se il prossimo capitolo generale ordinario non è previsto entro un anno, egli convocherà al più presto un capitolo generale da tenersi entro sei mesi dalla data di convocazione. Il vicario generale governa pure la Società quando il superiore generale è assente, ammalato o comunque impedito di esercitare il suo ufficio. Se il superiore generale dovesse venire sollevato dal suo incarico, il vicario generale ne informerà i membri del consiglio della Società e riferirà il caso alla Santa Sede. |
| 4. Gli Ufficiali Generali 203. Gli ufficiali generali della Società sono: il segretario generale, l'economo generale e il procuratore presso la Santa Sede. Sono nominati dal superiore generale con il parere del suo consiglio e possono venire scelti tra i professi perpetui in qualunque parte della Società, dopo consultazione dei superiori provinciali interessati. Essi sono al servizio del superiore generale per le mansioni che egli affida loro. |
| 204. L'ufficio del segretario generale è quello di aiutare con i suoi servizi amministrativi il superiore generale. L'economo generale sovrintende, sotto la direzione del superiore generale, all'amministrazione finanziaria della Società. Il procuratore presso la Santa Sede cura le relazioni tra la Santa Sede e la Società di Maria. |
| 5. Il Superiore Provinciale 205. Il superiore provinciale viene eletto dai membri della provincia secondo le norme della legislazione generale e provinciale. Queste norme non possono consentire più di otto scrutini. Nello scrutinio finale risulta eletto chi ottiene la maggioranza assoluta, cioè più della metà dei voti validi espressi. Il provinciale eletto sarà confermato nell'ufficio per scritto dal superiore generale. |
| 206. I compiti primari del superiore provinciale sono quelli di promuovere la vita religiosa e spirituale di tutti i membri della provincia secondo lo spirito marista e di rafforzare i vincoli di unità in seno alla provincia stessa e tra questa e l'intera Società. Egli è il responsabile delle opere e dell'amministrazione della provincia. In dipendenza dall'autorità del superiore generale, egli compie le funzioni attribuitegli dalla legislazione marista. E' pure responsabile della messa in opera delle programmazioni determinate dai capitoli generale e provinciale. In unione con il superiore generale e con gli altri superiori provinciali, porta una speciale responsabilità nei riguardi dell'unità della Società nel suo insieme. |
| 207. Il superiore provinciale deve essere un sacerdote, professo perpetuo da almeno sette anni. Il suo mandato è di tre anni, rinnovabile una volta sola. |
| 208. Il vicario provinciale sostituisce il provinciale assente o impedito nell'esercizio delle sue funzioni. La sua nomina e la durata del suo mandato sono determinati dalla legislazione generale e provinciale. |
| 209. La regione provinciale è una parte della provincia avente una propria unità geografica e culturale. Viene costituita dal superiore provinciale con l'approvazione del superiore generale. E' governata dal superiore provinciale attraverso un superiore regionale, la cui elezione o nomina, i poteri e la durata del mandato sono determinati dal capitolo provinciale. |
| 6. Il Consiglio Provinciale 210. Ogni provincia deve avere un consiglio provinciale composto di almeno tre membri. Suo compito è quello di consigliare il superiore provinciale nelle decisioni da prendere e di aiutarlo, dietro sua richiesta, nelle funzioni esecutive. Il numero effettivo dei consiglieri, la loro competenza, le norme per la scelta e la durata in carica sono determinate dalla legislazione generale e provinciale. |
| 7. L'Economo Provinciale 211. In stretta consultazione con il superiore provinciale, l'economo provinciale controlla e cura l'amministrazione finanziaria della provincia. E' nominato dal superiore provinciale con il consenso del suo consiglio. Deve venire chiamato in consiglio provinciale ed ha in esso diritto di voto quando vengono trattate questioni finanziarie. |
| 8. Il Superiore locale 212. Ogni Marista è normalmente sottoposto all'autorità di un superiore locale. Questi deve essere un sacerdote, professo perpetuo da almeno due anni. Viene nominato dal superiore provinciale, dopo consultazione del proprio consiglio, per un periodo di tre anni rinnovabile una sola volta. |
| 213. Compito del superiore locale è quello di assicurare il carattere marista della propria comunità e di incrementare i suoi legami con la provincia e con l'intera Società. Il superiore locale ha il dovere di unificare e dirigere la comunità, favorire la crescita personale dei suoi membri e promuovere il lavoro apostolico in cui sono impegnati. Egli incoraggerà anche la collaborazione con tutte le altre comunità per attuare i programmi stabiliti dal capitolo provinciale. |
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Cap. V CRESCITA E FEDELTA' 217. Giovanni Claudio Colin e i suoi compagni hanno creduto che, nel piano divino, la Società di Maria è nata perché Maria l'ha voluta. Come loro, i Maristi di oggi sono convinti che Dio e Maria, la cui opera essi svolgono, assisteranno la Società, la proteggeranno e la faranno crescere. |
| 218. Consapevoli dei pericoli interni ed esterni che possono minacciare l'esistenza stessa della Società, i Maristi si impegnano a praticare le quattro virtù che il loro Fondatore considerava come le pietre angolari sulle quali la Società deve restare saldamente fondata: l'umiltà, l'obbedienza, l'amore fraterno e la povertà. |
| 1. L'umiltà 219. Nella vita e nell'apostolato i Maristi prenderanno sovente coscienza dei propri limiti e della resistenza opposta da coloro ai quali dedicano il loro servizio. La tentazione è di incolpare se stessi e gli altri. Ansietà, amarezza, cinismo sono tranelli sempre presenti che possono ridurre la Società all'impotenza. L'umiltà li libera da tali atteggiamenti paralizzanti: essa dà loro il coraggio di confidare in Dio piuttosto che in se stessi e di cercare non i propri interessi, ma quelli di Cristo e di Maria. |
| 220. Liberi così da ogni indebita ricerca personale, potranno rendersi più utili agli altri e compiere cose grandi per Dio, assicurando alla Società il raggiungimento dei suoi fini. Permetteranno al Signore di dire la parola che guarisce, che porta la pace interiore e che dona la libertà di dedicarsi al servizio del prossimo. |
| 2. L'obbedienza 221. I Maristi devono eccellere nell'obbedienza, perché essa è il cardine su cui poggia l'intera missione della Società. Ascoltando lo Spirito Santo che parla attraverso i confratelli e gli avvenimenti della vita quotidiana, essi saranno capaci di discernere ciò che Dio vuole da loro e disposti a corrispondervi prontamente. |
| 222. La missione affidata loro da Dio per mezzo di Maria è talmente urgente che per compierla essi devono lavorare insieme. L'obbedienza li rende capaci di guardare oltre gli interessi personali e quelli delle comunità e delle province. Con un'obbedienza leale, intelligente e pronta, i Maristi sostengono i superiori nel ruolo di animazione della comunità e di guida nelle attività. |
| 3. L'amore fraterno 223. L'obbedienza è sterile se staccata dall'amore di Dio e del prossimo. La carità porta i Maristi alla comunione con il Signore Risorto e con tutti i credenti e li mantiene uniti di cuore e di mente nell'attesa della venuta del Regno di Dio. |
| 224. Nell'amore fraterno i Maristi rafforzano i legami dell'amicizia scambiandosi con sincerità speranze e preoccupazioni. Evitano tutto ciò che provoca disarmonia e invidia. Vegliano attentamente perché la loro diversità sia per la comunità fonte di arricchimento piuttosto che di divisione e discordia. |
| 4. La povertà 225. La povertà liberamente scelta salvaguarda e favorisce il vero spirito della Società. Essa porta i Maristi a riporre fiducia in Dio solo e ad usare dei beni di questo mondo per il progresso del suo Regno. Con Maria, i Maristi lodano il Signore che "ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote" (Lc 1,53). |
| 226. La povertà così vissuta libera il cuore dalla cupidigia e dalla fiducia nei mezzi terreni. Sapendo che è più facile adattarsi all'ambiente che non restare fedeli al Vangelo, i Maristi avranno cura che le loro abitazioni, le cose che posseggono e il loro stile di vita li portino più vicini ai poveri. Una Società di ricchi difficilmente potrebbe pretendere di essere un segno della presenza di Gesù e Maria nel mondo. |
| 5. Preghiera per la Società 227. Pregheranno per tutti i membri vivi e defunti della Società e per i membri delle altre Congregazioni Mariste particolarmente il 12 settembre, solennità del Santo Nome di Maria, festa titolare della Società. Chiederanno al Signore di governare la Società, di farla crescere, di difenderla da ogni errore e di conservarla fedele al suo vero spirito. |
| 6. Fedeltà allo spirito della
Società 228. Infine impareranno dai primi Maristi a trovare nella presenza di Maria a Nazaret e alla Pentecoste, nella Chiesa degli inizi e alla fine dei tempi, il segreto della propria presenza nella Chiesa e nel mondo di oggi: una presenza così attenta a Dio e ardente di zelo che, pur operando grandi cose per il Signore, possano sembrare sconosciuti e come nascosti nel mondo. Questo fu il modo proprio di Maria; questa è l'opera sua. Giovanni Claudio Colin l'ha delineato per tutti i Maristi nelle seguenti parole: "Tengano sempre in mente che per una scelta di favore fanno parte della famiglia di Maria, Madre di Dio: dal suo nome si dicono Maristi e fin dall'inizio l'hanno scelta come loro modello e loro prima e perpetua Superiora. Se quindi sono e vogliono essere davvero figli di questa santa Madre, si sforzino di aspirare e respirare costantemente il suo spirito: spirito di umiltà, di abnegazione, di intima unione con Dio e di ardentissimo amore verso il prossimo. Devono dunque in tutto pensare come Maria, giudicare come Maria, sentire e agire come Maria. Altrimenti sarebbero figli indegni e degeneri. Perciò, ricalcando le orme della loro Madre, si tengano anzitutto lontani dallo spirito del mondo, siano cioè spogli di ogni cupidigia delle cose terrene e di ogni considerazione di sé; si sforzino di rinnegare completamente se stessi in tutto, non cercando le cose loro ma unicamente quelle di Cristo e di Maria; considerandosi come stranieri e pellegrini sulla terra, servi inutili e rifiuto di tutti; usando delle cose di questo mondo come se non ne usassero; rifuggendo accuratamente da quanto sapesse di lusso, di esibizione, di voglia di farsi notare, sia negli edifici che nei locali di abitazione, nel tenore della vita e in tutte le loro relazioni con gli altri; compiacendosi di essere ignorati e di stare al di sotto di tutti; senza inganno né malizia. In una parola, si comportino ovunque con tanta povertà, umiltà, modestia e semplicità di cuore, con tale noncuranza di tutto ciò che è vanità e ambizione mondana, e uniscano così bene l'amore della solitudine e del silenzio e la pratica delle virtù nascoste con le opere di zelo, che, pur dovendo impegnarsi in vari ministeri per la salvezza delle anime, sembrino tuttavia sconosciuti e come nascosti in questo mondo. Restino tutti tenacemente attaccati a questo spirito, convinti che esso è come il cardine e il fondamento di tutta la loro Società". |
| 229. Queste Costituzioni sono state approvate dalla Santa Sede il 12 settembre 1987. Possono venire emendate solo su decisione di un capitolo generale con la maggioranza dei due terzi. In casi di dubbio, la loro interpretazione autentica è riservata alla Santa Sede. |
| 230. Le Costituzioni sono
vincolanti quale Carta fondamentale della Società e
quale mezzo potente di crescita nella vita spirituale.
Mediante la professione, ogni Marista prende l'impegno di
viverle nello spirito di Maria e le considera una fonte
di energia nello sforzo di compiere l'opera sua. PER LA MAGGIOR GLORIA DI DIO E PER L'ONORE DI MARIA SUA MADRE |