C'è un periodo della sua vita a cui Padre Colin ritornerà sempre con rimpianto. Tempi in cui l'azione sembra sgorgare in modo semplice e immediato da ideali a lungo accarezzati. Tempi in cui il marista ha preso la sua fisionomia concreta e a cui ritornare se vuole ritrovare se stesso. Sono gli anni delle missioni nel Bugey, in Francia, dal 1825 al 1829.

Per quattro anni un gruppetto di preti percorre la parte più montagnosa della diocesi di Belley, fermandosi nei villaggi più poveri e sperduti. Non mancano gli aspetti romantici ed eroici: le grandi camminate a piedi per sentieri nevosi (le missioni si tenevano in inverno), le dormite su letti o in locali di fortuna, la cucina e i pasti approssimativi, le grandi istruzioni fatte magari solo ad una vecchietta, od il girare con il campanello per il villaggio senza che nessuno venisse, o le giornate intere passate al confessionale in locali umidi e freddi.

Sono cose che capitano a chiunque voglia realmente stare con la povera gente.

«Mai eravamo stati tanto felici, mai ridevamo così volentieri; ho sempre sentito nostalgia per quella tappa avventurosa della nostra missione. Furono giorni fantastici. Quando uno arriva a dimenticare se stesso e le proprie comodità anche se deve soffrire qualche molestia fisica, quanto soddisfatto e felice si trova costui allora!».