CAVAGNOLO

Sos dall'abbazia di Santa Fede - Un portale del mille -
Scritte che sottoponiamo al prof. Olimpio Musso

"L'ultimo secolo di vicende del Priorato di Santa Fede e della sua chiesa è cominciato il 29 aprile 1895 con l'atto di compravendita stipulato tra don Frattini e i Padri Maristi. Questi ultimi sono giunti, con successivi e sudati acquisti, a riunificate la proprietà attorno al monastero e hanno migliorato la parte abitativa, destinata a Seminario". Così scrive padre Bartolomeo Bardessono nel volumetto "Santa Fede di Cavagnolo, Arte, Storia, Presenza Marista", pubblicato da T.S.L. di Cavagnolo nel 1995, in occasione del centenario di presenza dell'ordine. Ed a proposito del direttore della piccola "Scuola apostolica" iniziata nei locali annessi alla chiesa, osserva: «E' merito del marista P. Luigi Falletti (di Soglio d'Asti, ndr.) avere scoperto la prova del collegamento di Santa Fede con la celebre abbazia benedettina di Sainte-Foy-de-Conques nell'Alvernia, in Francia, ad una trentina di chilometri da Rodez. A Conques, in una chiesa romanica del sec. X, affiancata da una grande Abbazia, sono custodite da secoli le reliquie della giovinetta Fede, martirizzata ad Agen durante la persecuzione di Diocleziano (anno 303?). Durante tutto il medioevo Conques fu un famoso centro di pellegrinaggi». Col passare del tempo, favorita dalla trasformazione da priorato in commenda, la devozione alla Santa, un tempo assai popolare in Europa, si indebolì progressivamente, come ricorda padre Bardessono: "A Cavagnolo stessa si era perso addirittura il ricordo della vera titolare della chiesa, sebbene il nome di Santa Fede, con un breve cenno del martirio, fosse conservato nel martirologio Romano al 6 ottobre. Il vero titolo era stato sostituito con quello delle tre sorelle martiri Fede, Speranza e Carità, figlie di S. Sofia, delle quali lo stesso martirologio commemora la passione il 1° agosto. Nelle tre finestrelle dell'abside, ridotte a nicchia, erano state collocate, non si sa in quale epoca, tre modeste statuette di legno, rappresentanti giovinette recanti in mano la palma del martirio". Poco dopo l'autore aggiunge: "Egli aveva saputo di una recente Vita di Santa Fede, scritta dal francese abbé Servières. Si mise in relazione con lui e questi gli comunicò un catalogo pubblicato da G. Desjardins in cui risultavano elencati i possedimenti dell'Abbazia di Conques nel sec. XVII". Tra questi anche il priorato di Santa Fede di Cavagnolo. Un "gioiello nascosto e misterioso", scoperto dal conte Edoardo Arborio Mella (restauratore del Duomo di Casale) e che il soprintendente Mesturino nel 1953 definì "la bomboniera del romanico in Piemonte". "Era dunque stata ritrovata -conclude padre Bardessono- la vera titolare! Le tre statuette di Fede, Speranza e Carità scomparvero subito dalle loro finestrelle e, dopo aver vagato per le soffitte del monastero, sono finite a pezzi, corrose dai tarli. Chi scrive ne ha ancora vista qualcuna, ridotta allo stato di moncone, verso il 1930". Dionigi Roggero UNA CHIESA (E UN PORTALE) DA SALVARE - SCRITTE DA INTERPRETARE -L'abbazia di Santa Fede di Cavagnolo è uno dei luoghi di culto più antichi del Monferrato, basti dire che si trovava sulla Via Francigena. Noi oggi, moderni pellegrini, invece del bordone usiamo una Daewoo Legance e, attraverso la Casale-Torino, giriamo sul ponte del Po di Verrua (complimenti per il restauro della rocca), attraversiamo Brusasco e, al bivio di Cavagnolo, svolta a sinistra, poi subito dopo a destra (seguire le frecce). La strada sale leggermente, le villette (un po' disordinate) lasciano posto al verde e dopo un chilometro si parcheggia nel cortile della casa di accoglienza dei padri Maristi, che nasconde un po' la chiesa segnalata sulla sinistra dal campanile. Ci riceve il responsabile padre Giuseppe Fontana. Aveva fatto le medie nel 1964 proprio in questo seminario; è originario di Brescia. I Maristi sono nati in Francia nell'Ottocento da Giovanni Claudio Colin che ha voluto fondare una Congregazione di stile apostolico e cioè che imitasse il genere di vita degli apostoli e della Chiesa primitiva radunata attorno ai "Dodici". Un Marista è oggi anche il parroco di Cavagnolo, diocesi di Casale, parrocchia che sta celebrando il centocinquantenario della nascita del venerabile Casimiro Barello (Cavagnolo 31 gennaio 1857) con la presenza del vescovo (qui è provincia di Torino e diocesi di Casale) mons. Zaccheo (martedì 30) e del parroco del Duomo di Casale don Portalupi. Noi ammiriamo subito la facciata, la pietra e il tufo si illuminano della luce del tramonto; c'è sempre, la ricordavamo in una precedente visita, una grossa crepa e in più il sacerdote lancia un allarme serio: "La chiesa può crollare per infiltrazioni d'acqua nella zona dell'altare". Ci sarebbe da disperarsi se venisse distrutto, tra l'altro, un portale del 1100, pregevolissimo, ricco di particolari: figure, pampini, grappoli, fiori. Nella lunetta il Cristo in mandorla. Al culmine la croce palmata, simbolo dei Benedettini di Cluny. Ma quelli che sono da studiare sono i graffiti. In un blocco di pietra sul lato sinistro della facciata è ben netta una iscrizione, dove, tra l'altro, si legge "Rolandus presbiter XI Ke Novembris ob[iit "; il prof. Olimpio Musso, nostro apprezzato collaboratore, da Colle di Val d'Elsa via e- mail la interpreta così: "Il prete Rolando morì nell'anno undicesimo dopo il millesimo centesimo alle calende di novembre...", cioè il "1° novembre 1111". Un'altra iscrizione, che doveva essere posta in alto, riporta, scritte in caratteri più grandi, le lettere "P.M.C.", cioè "Post millesimum centesimum (annum)". Molti testi ricordano che nella chiesa era murato un cippo romano con l'iscrizione " C(aio) Aulio / Optato / IIIIvir(o) a(edilicia) p(otestate) / L(ucius) Lucretius / Primi f(ilius)", poi trasportato nella galleria Est dell'Università di Torino ed ora è conservato al Museo Archeologico, ma proveniente da Industria (Monteu da Po); la traduzione è: "A Caio Aulio Optato quadrumviro con delega all'edilizia Lucio Lucrezio figlio di Primo" (sottinteso "dedicò"). Passiamo all'interno, a tre navate, a denotare l'importanza dell'edificio, in alto capitelli con figure e decorazioni, sul lato destro un dipinto (ottocentesco (del pittore Lino), unico rimasto delle decorazioni, raffigura la Madonna in trono con S. Mauro e San Tommaso d'Aquino (la vista è un po' disturbata da un pannello radiante). Sul lato sinistro citazione per la grande lapide mortuaria di mons. Paolo Coardi, già cameriere onorario pontificio, morto nel 1728, ultimo priore. L'impressione è quella di una grande abbazia dove il tempo non solo si è fermato, ma ha lasciato pesanti tracce che l'uomo non riesce (leggi finanziamenti) a cancellare. E' difficile lasciare la firma sul libro degli ospiti (posato su un capitello che avrà anch'esso mille anni), tre biro si inceppano per il freddo. Volevamo scrivere: "Speriamo di vedere presto un cantiere di restauro".

CHIUDI