E’ di nuovo Avvento… tempo
di attesa di quel Qualcuno che deve arrivare, così come le
Scritture avevano
annunciato, così come la Chiesa, ogni anno, ci ricorda.
Avvento vissuto anche quest’anno in questa piccola Comunità di
Maristi,
dove condivido da ormai tanti anni uno spazio di preghiera.
Celebriamo
l’Eucaristia insieme a questo gruppo di
amici, con queste persone sempre accoglienti e disponibili, le quali ci
offrono
il loro tempo, la loro umanità e la
loro preghiera.
Le
letture ci invitano a fare spazio, a “preparare
la strada” e anche adesso, grazie anche all’incontro qui, in Via
Cernaia,
rifletto sul significato del centurione che, con grande fede, va
incontro a
Gesù per chiedere la guarigione del suo servo “dì
soltanto una parola ed il mio
servo sarà guarito.” (Matteo 8, 5-11)
Quanto siamo lontani da questo
atteggiamento!
Atteggiamento di
grande umiltà,
che si rivolge a Gesù con una richiesta, che non è
pretesa, ma rivela la
sicurezza di chi sa di poter essere esaudito; che non è
invadente, ma discreta
al punto che reputa superfluo che Gesù incontri personalmente il
servo malato.
“Dì soltanto una parola…”
Sarà sufficiente.
Forse
questo è il modo più proficuo di porsi davanti a Dio e
agli altri,
e il centurione ce lo insegna, tanto che Gesù rimase ammirato
dalle sue parole.
Credo in un Dio umile,
accogliente, discreto, paziente, e mi sento di dire che i nostri amici
maristi
nella loro umiltà mi hanno fatto sempre sentire accolta e
rispettata.
Non c’è pregiudizio o invadenza,
ma una porta aperta ed un buon piatto caldo, segno tangibile di
un’agape
fraterna che esiste nella realtà di tutti i giorni.
Credo che queste caratteristiche siano peculiari di questa
Congregazione, e sono quelle che personalmente apprezzo e di cui ho
bisogno,
quelle per cui, alla fine, mi sento di dire grazie.