Mi è capitata, giorni
fa, tra le mani l'opera «L'uomo antiquato»
di Günther Anders, studioso tedesco dei fenomeni sociali e culturali
contemporanei. Nel primo dei due tomi che compongono l'opera «Considerazioni
sull'anima nell'era della seconda rivoluzione industriale», mi sono
imbattuto in questa parabola dalla morale abbastanza chiara che ho
pensato di
riproporre anche a tutti coloro che stanno viaggiando per questo nostro
sito
sperando che in qualche modo la sua lettura gli possa giovare.
Il re non vedeva di buon occhio che suo figlio,
abbandonando le strade
controllate, si aggirasse per le campagne per formarsi un giudizio
personale
sul mondo, perciò gli regalò carrozze e cavalli. «Ora non hai più
bisogno di
andare a piedi», furono le sue parole. «Ora non ti è più consentito
farlo» era
in realtà il loro significato. «Ora non puoi più farlo», fu il loro
effetto
pratico.Tante «comodità» che ci vengono offerte,
altro non sono che schiavitù
mascherate. Tante conclamate «libertà» si risolvono in sottili
costrizioni.
Pensiamo alla pubblicità: a prima vista, i prodotti proposti e gli
acquisti
consigliati dovrebbero alleviare fatiche, rasserenare la vita, rendere
felici e
soddisfatti. In realtà, sono solo un mezzo per accrescere i consumi e
creare
bisogni inesistenti e rendere la vita ancor più marcata dallo stress.
Io, però, desidererei sottolineare il punto di partenza della parabola.
Il re non vuole che il figlio scopra la realtà condividendola. Il
risultato è
non solo l'astrattismo della politica ma anche la dissociazione
dalla realtà. Un po' liberamente penso a molti
giovani che amano più percorrere le «autostrade della rete» che
incamminarsi
sulle strade vere della vita e dello spirito. Il loro diventa un
viaggio in
carrozza ove vedi solo da una finestra (lo schermo) e non tocchi mai il
peso,
la realtà, l'autenticità dell'esistenza.
I
Santi delle GMG - Edith Stein
Edith
Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre
1891,
da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della
religione
israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea.
Studia
filosofia a Gottinga, diventando discepola di Edmund Husserl, il
fondatore
della scuola fenomenologica. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si
converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per
otto
anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare
all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività
viene
sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933,
assecondando
un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo
di
Colonia. Assume il nome di Suor Teresa Benedetta della Croce.
Quando entrò nel Carmelo era
disposta ad abbandonare del tutto la sua attività filosofica, ma ben
presto i
suoi superiori iniziarono ad affidarle incarichi intellettuali:
opuscoli
commemorativi di vari santi, studi sulla spiritualità carmelitana, uno
studio
su Dionigi l’Areopagita. Infine venne incoraggiata, forse anche per
distrarla
dal crescente clima di persecuzione che si stava producendo in
Germania, a
riprendere e completare il lavoro iniziato con “
Potenz und
Akt”. Esaminando i suoi appunti decise di riscriverlo
daccapo, e verso il 1936 era pronta per le stampe la sua più importante
opera
filosofica:
Essere finito e Essere eterno.
Non riuscì però a pubblicarla, perché da una parte anche le case
editrici più
coraggiose non osavano ospitare l’opera di un’ebrea, e dall’altra
pubblicare
sotto falso nome un’opera così personale, le parve una soluzione
inaccettabile.
Nel 1938 la situazione in
Germania era deteriorata tanto che il Carmelo non offriva più alcuna
garanzia
di sicurezza. Venne pertanto deciso di trasferire Edith Stein in
Olanda, nel
vicino e affiliato Carmelo di Echt, dove la raggiunse anche la sorella
Rosa,
convertitasi al cattolicesimo dopo la morte della madre. Qui Edith si
mise a
studiare la spiritualità di San Giovanni della Croce ed iniziò a
scrivere il
saggio
Scientia Crucis. Con
l’invasione tedesca del 1940, anche l’Olanda smise di rappresentare un
rifugio
sicuro per le due sorelle, sebbene le autorità tedesche avessero
assicurato che
non avrebbero incluso nella persecuzione gli ebrei cristiani, purché
convertiti
prima dell’invasione. Per questo si iniziarono le pratiche per tentare
un
trasferimento in Svizzera.
Nel frattempo il 26 luglio 1942 i
vescovi olandesi pubblicarono un documento di condanna della
persecuzione
antisemita. La risposta tedesca fu immediata: la domenica seguente il 2
agosto
1942 vennero deportati i cattolici olandesi di origine ebrea, comprese
le due
sorelle Stein, ed uccisi ad Auschwitz il 9 agosto 1942. Fu un atto
compiuto con
l’evidente intenzione di offendere
la Chiesa Cattolica,
per questo l’11 ottobre 1998 Edith Stein è stata canonizzata come
martire della
fede, e viene venerata con il nome carmelitano di Santa Teresa
Benedetta della
Croce.
Il 1 ottobre 1999 Giovanni Paolo
II l’ha nominata co-patrona d’Europa, insieme con Santa Caterina da
Siena e
Santa Brigida di Svezia.
Il Signore guida ciascuno per la propria strada
e ciò che chiamiamo "destino"
è opera sua d'artista,
dell'artista divino che si prepara la materia
e la plasma in modi diversi:
con lievi tocchi delle dita
ma anche a colpi di scalpello.
Non è materia inerte, quella che Dio lavora.
La sua più grande gioia di Creatore
è che nasce vita sotto la sua mano,
che vita gli sgorga incontro,
vita che risponde ai tocchi lievi delle dita,
ai colpi di scalpello.
È così che collaboriamo alla sua opera d'artista.
In uno dei tanti
libri dedicati a
Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) - «Con la
croce sul cuore» di M. Di Lorenzo (Ed. dell'Immacolata)
- ho trovato questi versi molto
semplici, simili alla prosa, segnati però da una fiducia profonda e
commovente.
Noi siamo materia nelle mani del «divino artista», ma non siamo inerti;
possiamo, infatti, respingere o aderire «ai tocchi lievi delle sue
dita». Nel
1931 Edith mandava a una giovane Suora questa preghiera: «O Signore,
dammi
tutto ciò che mi conduce a te. O Signore, prendi tutto ciò che mi
distoglie da
te. O Signore, strappa anche me da me e dammi tutta a te». Facciamo
nostra
questa preghiera che ci accompagni sulla strada verso Colonia.