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    SULLA STRADA PER COLONIA
    La ricerca: "Vedo qualcosa di nuovo"
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Ma c'è veramente del nuovo? Novità e giovinezza; giovinezza e noia?

ACCENSIONE: "Dimmi cosa vedi"

Sedetevi in una stanza al buio dopo aver chiesto al vostro animatore di porre alcuni oggetti sul tavolo.
Quanti ne riesci a vedere? Cosa riesci a vedere? Dopo un minuto provate ad accendere una piccola candela. E ora? Lasciate passare un altro minuto in silenzio poi provate ad accenderne due. Dopo un po’ accendete tutta la luce che c’è nella stanza. Quanti particolari non riuscivi a distinguere bene?
Solo la luce ci permette di vedere bene. Sembra una banalità… ma nella nostra vita la cosa è molto seria.
Noi diciamo che Dio è la luce ma… che cosa Dio ci permette di vedere? Che cosa Dio ti ha permesso di vedere nella tua vita fino ad ora?
Discutetene in gruppo uno per volta, oppure rifletteteci in silenzio.

voci: Giulia, 21 anni

Mi chiamo Giulia.
Ho ventun anni e fra poco ne compirò ventidue.
Ho ventun anni e non ho niente da fare.
Non una speranza in una laurea in legge
che vedo sempre più lontana.
Non un lavoro con possibili promozioni
che mi porterebbero
a salire gradini nella scala sociale.
Non un destino da star di qualsivoglia
disciplina che possa stravolgermi l’esistenza.
Niente di niente. Solo una tasca piena di soldi
e carte di credito che servono
ad anestetizzare meglio la noia.
Il tempo si sveglia e muore ogni ventiquattro ore,
e io non provo nulla, non m’interessa nulla,
noto a malapena
la diversa colorazione che assume il cielo.

prendi e mangia:Dal libro di Ezechiele 3,3

“Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo libro, poi va’ e parla al tuo popolo»”.
Parola di Dio

“Qualcosa di nuovo...” “...la novità ti viene incontro”

È successo a Mosè

Dal libro dell'Esodo 3, 1-12

“Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame Roveto ardenteoltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora va'! Io ti mando dal faraone. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?». Rispose: «Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte». Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».”

Parola di Dio

Una domanda che ne vale cento

Incontrare Dio è rischioso: possono saltare in aria i propri piani, le proprie sicurezze. Ma nello stesso tempo ci si arriva a comprendere così profondamente come non si era mai riusciti a fare. Mosè pensava di essere arrivato e di essere libero. Invece scopre la propria schiavitù, condivisa col popolo al quale appartiene, col quale deve cercare di liberarsi.
  • Quali “novità” mi potrebbe svelare un incontro con il Signore?
  • Da quali schiavitù potrei essere chiamato a liberarmi? Insieme a chi?
  • Cosa può dare a Giulia una speranza che sia finalmente senza inganni, infinita?

è successo anche a:
“Carmine, 27 anni”

Non ci sono biografie su di lui, non è un personaggio famoso. L’ha incontrato Don Vittorio e di lui ha scritto.


“Liberato e chiamato all’ospedale”

Avevo tentato tre volte di farmi fuori e mi è sempre andata male. L’ultima volta, entrato in ospedale, il medico mi mise in una cameretta non da solo, ma con un ragazzo spastico di dieci anni. Pensaci tu! Se ha bisogno di qualcosa durante la notte, dagli una mano! Il dottore si fidava di me, di un tossico pregiudicato… Mi sembrava una cosa davvero strana. Ad un certo punto quel ragazzino mi ha chiesto da bere! Io gli ho dato dell’acqua fresca. Lui mi ha sorriso. Mai nessuno mi aveva sorriso in quel modo! Sono stato in ospedale dieci giorni e in quei giorni l’ho sempre aiutato. Sentivo di essere utile a qualcuno. Ho capito perché Dio non ha permesso che io morissi… La mia vita era importante per qualcuno! Padre, ho deciso: mi aiuti ad andare in qualche ospedale a dare un mano a chi è solo e abbandonato.

provaci: “Dove sei?”

Dio ci parla e ci chiama proprio quando meno ce lo aspettiamo. È La storia di Carmine che trova una via di uscita dalla sua schiavitù nel sorriso di un bambino malato. Anche questa è una chiamata! E tu ci stai pensando? Quando ti senti chiamato? Verso quale “missione”?

Nei posti in cui vivo:                                     COME TI CHIAMI DIO?                           E IO CHI SONO?

  (Dove Dio si fa trovare?)                          (Chi mi chiede di essere?)

Famiglia... Scuola... Gruppo... Squadra... Parrocchia... Mondo...


preghiera: Salmo 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Ti sono note tutte le mie vie;

la mia parola non è ancora sulla lingua

e Tu, Signore, gia la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Stupenda per me la tua saggezza,

troppo alta, e io non la comprendo.

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là Tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora

per abitare all'estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano

e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copre intorno a me
sia la notte»;

nemmeno le tenebre per Te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

Sei Tu che hai creato le mie viscere

e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;

sono stupende le tue opere,

Tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi

e tutto era scritto nel tuo libro;

i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio;

se li conto sono più della sabbia,

se li credo finiti, con Te sono ancora.

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna

e guidami sulla via della vita.

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