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SULLA STRADA PER COLONIA
L'adorazione:
"Prostrarsi
in adorazione. Prostrarsi e adorare"
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VOCI: “Filippo,
22 anni”
Il cieco nato prima di parlare si butta in ginocchio davanti a Gesù. Sta in ginocchio. Nessuna parola. Un solo gesto. Oggi non siamo più abituati a stare in ginocchio. Fa male. Noi abbiamo tutto. Pensiamo di non avere bisogno di niente e di nessuno. E così a messa ci appoggiamo ai muri. |
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“Mi disse:
«Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia
questo libro, poi va’ e parla al tuo popolo»”.
“…non
da sottomessi. Ma da liberati
È successo a un cieco nato
“Dal Vangelo
di Giovanni
9,1-9. 13-14-16.26-34b-4
“Passando
vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono:
«Rabbì,
chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse
cieco?». Rispose
Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori,
ma è così perché si manifestassero
in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha
mandato
finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno
può più operare. Finché
sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo
sputò per terra, fece del
fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli
disse: «Va' a
lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)».
Quegli andò, si lavò e
tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano
visto prima,
poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli
quello che stava seduto a
chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È
lui»; altri dicevano: «No, ma gli
assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». (…)Intanto
condussero dai farisei
quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui
Gesù aveva
fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Allora alcuni dei farisei
dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva
il sabato». Altri
dicevano: «Come può un peccatore compiere tali
prodigi?». E c'era dissenso tra di
loro. (…)Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come
ti ha aperto
gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non
mi avete ascoltato; perché
volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi
discepoli?».
Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi
siamo discepoli
di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio;
ma costui non sappiamo
di dove sia». (…) E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che
l'avevano cacciato
fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio
dell'uomo?». Egli
rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in
lui?». Gli disse Gesù: «Tu l'hai
visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli
disse: «Io credo,
Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora
disse: «Io sono venuto in questo
mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e
quelli che vedono
diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono
queste parole e
gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù
rispose loro: «Se foste
ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il
vostro
peccato rimane»”.
Parola del Signore
FACCIAMO ANCHE NOI DOMANDE AL CIECO
Il
cieco guarito si inginocchia davanti a Gesù. Ne riconosce la
potenza, ha veduto
la verità di quanto egli dichiara, di essere il Messia. Ma
può anche vedere la
propria verità: Gesù non lo ha solo guarito, lo ha
salvato dall’accusa di
essere un peccatore che si meritava il suo handicap. Gli ha rivelato la
sua
grandezza di uomo in cui si doveva manifestare l’opera di Dio.
In tutto l’episodio si scontrano due opposte immagini di Dio. Il cieco si è trovato in mezzo, costretto a scegliere. Pagando con l’espulsione dalla sua comunità. Ma guadagnando se stesso.

Avere un fisico da atleta, essere figlio del governatore generale del Canada, diventare ufficiale di marina a vent’anni, laurearsi in filosofia… e mollare tutto per stare con i matti e gli handicappati. Starci proprio materialmente, mettendo su casa con loro. Succede, se si scopre il mistero che si cela nelle ferite dei più deboli
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Signore,
sono qui ancora una volta a messa. Un’altra settimana è passata. Nel gioco, a scuola, a casa, con gli amici, mi sono presto stancato di mettermi in comune: di “spezzarmi” per gli altri. Ho stretto le mani a pugno e ho temuto gelosamente per me quello che ho ritenuto fosse mio. Signore, Incerto. Poi, per le strade dei giorni sono stato trasformato e vinto dalle tante parole del mondo. Esse urlano, Signore, Tu invece parli piano. |
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Parlami
ancora, Signore.
I miei orecchi impareranno ad ascoltarti. Sono ancora qui Signore, a messa. Domenica, uscii di chiesa con il cuore pieno. Volevo anch’io riassumere la mia vita nel segno del pane spezzato e del vino versato per tutti. Ma, a poco a poco, l’egoismo è tornato a vincermi e ho ricominciato a risparmiarmi. Signore, sono ancora qui, sazio di egoismo e affamato di amore. Tu perdonami ancora e donami la forza di ricominciare. |
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