Giovani Famiglia Marista




    ORA ET LABORA

Fontana di TreviEccoci di ritorno da un’esperienza davvero esaltante e per noi molto significativa che ci ha permesso di portare a termine diversi propositi, obiettivi, che ci eravamo proposti di realizzare.

Alcuni di noi, Angelo e P. Luigi, già si conoscevano da tempo e, incontrandosi l’estate scorsa a Marconia, hanno ventilato l’ ipotesi di organizzare un campo di raccolta di olive in ottobre. Questo primo abbozzo di idea è stata poi meglio elaborata a settembre a Roma dalla Comunità di Accoglienza e Formazione di via Cernaia, dai Fratelli Maristi e dallo stesso Angelo che con la famiglia ha trascorso alcuni giorni di visita alla città eterna. La proposta di partecipare al campo è stata poi rivolta ai giovani vicini alla fraternità marista ed accolta da alcuni di loro provenienti dal Nord d’Italia:  Marco e Stefano di Brescia; altri del Centro: P.Luigi, P.Pierino e Luca di Roma ed altri del Sud: la famiglia di Angelo e Carmela di Marconia.

Il gruppo così costituito da una decina di persone ha trascorso circa una settimana cercando di vivere facendo proprio il motto di San Benedetto “Ora et labora”. Questo motto indica il richiamo all’unità della persona. Non è una giustapposizione di due aspetti dell’esistenza, ma la coincidenza tra la realtà quotidiana e il rapporto con Dio. Non c’è differenza di dignità tra preghiera e lavoro, realtà materiale e realtà spirituale, lavoro intellettuale e manuale e proprio per questo motivo abbiamo cercato di vivere entrambi con quella continuità che era propria delle comunità benedettine.

Il fatto di trascorrere poi  intere giornate insieme ci ha permesso  di raggiungere quella  comunione tra realtà diverse: Nord, Centro e Sud che inizialmente pareva essere "problematica" (Giosuè, il figlio più piccolo di Angelo il primo giorno ha esclamato: “Mamma, io a Stefano non lo capisco quando parla!”. Anche per noi del Nord non sempre è stato facile seguire indicazioni o discorsi fatti dalla zia o dai nonni di Marco e Giosuè in dialetto lucano; ma poi con un poco di buona volontà si è riusciti a capirsi sempre più e sempre meglio).

Il lavoro fatto insieme ci ha aiutati a conoscere in maniera più approfondita gli altri, permettendoci così di riconoscere ed accogliere la ricchezza di usi, costumi e abitudini altrui.

Alcuni di noi hanno iniziato ad andare nel campo per la raccolta delle olive già sabato 30 ottobre, ma ci siamo ritrovati poi tutti insieme il giorno successivo in località Marina di Pisticci per la raccolta delle olive di una trentina di alberi. Così alle sei e trenta del mattino abbiamo iniziato la nostra giornata con la recita delle lodi mattutine, unendoci idealmente a tutti i credenti che da sempre hanno pregato con i salmi facendo così risuonare il Creato attraverso il nostro canto.

Così abbiamo pregato con il Salmo 147: “E’ il Signore che copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra e fa germogliare l’ erba sui monti” affidando a Lui la nostra giornata il nostro lavoro e l’ abbiamo ringraziato per la bellezza e l’ armonia di ciò che vedevamo attorno a noi. Da parte di tutti c’è poi stato il tentativo di rendere con la nostra stessa vita il nostro operare  una lode a Dio Creatore.

Abbiamo trascorso la mattinata raccogliendo olive sino all’ora di pranzo, piuttosto parco e consumato nel campo seduti sulle stesse cassette, che poi alla sera abbiamo riempito e caricato sul camioncino, per trasportarle il giorno successivo al frantoio. 

Nel pomeriggio abbiamo continuato la raccolta delle olive, sino all’imbrunire, rispettando sino alla fine il corso naturale della produzione dell’olio. Infatti non si è mai fatto uso, né di prodotti chimici  per la difesa dalla mosca olearia, che aveva intaccato le piante, né di macchinari per la raccolta e la pulizia delle olive ma soltanto delle nostre mani e del vento.

Tutto questo per imparare ad accontentarsi di ciò che la natura ci offre (qualità del prodotto biologico senza guardare troppo alla quantità) e per un senso di rispetto e di amore nei confronti della natura stessa che Dio ci ha chiamato ad amministrare, non a sfruttare in maniera esasperata.

Questo, come poi tutti i giorni successivi, si è concluso con la celebrazione dell’Eucarestia, per ringraziare il Signore della bella giornata trascorsa insieme.

Lunedì ci siamo spostati poi in Località San Vito, dove abbiamo proseguito con la raccolta delle olive, che abbiamo in seguito trasportato al frantoio. Mercoledì 3 novembre ci siamo portati in contrada Accio Soprano, per raccogliere quel poco che la mosca dell’ulivo aveva lasciato ed il giorno seguente terminata la raccolta ci siamo dedicati alla semina di fave, piselli aglio e cipolle.

Con il lavoro abbiamo così dato lode a Dio che ci ha creati e ci siamo resi partecipi del quotidiano Suo intervento nel “ri-creare” questo mondo. “Dio sa quanta Gioia c’è nel creare il mondo” (T. de Chardin) sa anche che esiste per noi il pericolo, presi come siamo dall’attività, di vedere solo l’aspetto più superficiale, materiale del lavoro stesso, facendo di esso un’opera meramente profana.

Quest’esperienza ci ha dato l’opportunità di comprendere come ogni aspetto dell’attività materiale  dell’uomo se innalzato e consacrato a Dio, costituisca una preghiera. Infatti, seguendo  nel lavoro i ritmi dettati dalla natura, restando in ascolto della “vita che vibra nell’anima del mondo” ci ha permesso di svegliarci al senso dello stretto legame che associa tutte le azioni, le attività i movimenti di questo mondo all’unico lavoro dell’Incarnazione.

Lo stretto contatto con la natura poi ci ha fatto sperimentare, pur avvertendo la fatica ed apprezzando il guadagno che ne è derivato, la possibilità di percepire la bellezza dell’opera alla quale abbiamo contribuito con il nostro lavoro. Infatti ogni lavoro conserva, anche sotto la fatica fisica, la bellezza e la dignità di quell’opera che il creatore ha consegnato (assegnato) a ciascuno di noi per la nostra gioia e realizzazione.

Vogliamo ancora una volta ringraziare tutti coloro che ci hanno permesso di vivere insieme questa settimana.


DA SOLE A SOLE

Giosuè Farina Ancora mi viene da sorridere al solo ricordo dell’affermazione fatta da Giosuè: “Mamma, io Stefano non lo capisco quando parla!”. Giosuè è un bambino di cinque anni e mezzo, è di Marconia (MT); Stefano ne ha invece ventuno ed è di Brescia. Chiunque si starà domandando “Perché un giovane di Brescia si trova a parlare con un bambino della Lucania?”. Ebbene Stefano, come d’altra parte il sottoscritto, si trova in Basilicata per vivere l’esperienza di un campo di preghiera e lavoro: “Ora et labora”, direbbe la massima benedettina. “Ma perché in Lucania?”, la domanda è lecita ed è educazione rispondere; ed è anche qui che si spiega la presenza del piccolo Giosuè. Quest’estate mentre ci trovavamo in vacanza a Marconia è balenata a P. Luigi l’idea di fare un campo all’insegna della preghiera e del lavoro, andando a raccogliere le olive. Immaginando dove e come realizzare questa esperienza è venuta in nostro aiuto la famiglia Farina. Angelo e Carmela Farina conoscono P.Luigi da alcuni anni e si sono lasciati prendere dal nostro entusiasmo, dandoci la loro disponibilità. La famiglia Farina possiede una masseria con un centinaio di alberi di ulivo e grazie a loro è stato possibile realizzare questa esperienza. Il campo “Ora et labora” è stato proposto dai Padri e dai Fratelli Maristi al gruppo degli studenti universitari e giovani lavoratori di Roma con l’intento di far vivere insieme nell'amicizia un'esperienza di lavoro a contatto con la natura per capire meglio se stessi, gli altri, Dio e per scoprire le bellezze del creato. Guidati da Angelo e dalla sua famiglia, zii e nonni compresi, abbiamo trascorso una settimana intensa condividendo la spiritualità della preghiera e la fatica del lavoro. Non dimenticherò mai il primo giorno di lavoro : “Ore 5:30” la sveglia suona per la prima volta in questa settimana, è ora di alzarsi e andare a faticare. “Ore 6:30” dopo aver fatto colazione con gli occhi socchiusi, si raggiunge il campo di “battaglia”; ma, prima di tirarsi su le maniche, non tanto in previsione dell’impegno richiesto ma per il caldo che c’è, è bene ringraziare Dio per questa splendida giornata.

“Ore 12:30” dopo aver raccolto olive per cinque ore e mezza è giunto il tempo di lodare il Signore e rifocillarsi. “Ore 14:00” si riprende la raccolta fino al calar del sole. “Ore 16:30” è tempo di tornare a casa per lavarsi e sistemarsi. “Ore 18:00” ci ritroviamo per celebrare l’Eucaristia ringraziando Dio per il lavoro di oggi e per l’Amore che nutre per noi. “Ore 20:00” ci ritroviamo tutti insieme in campagna da Angelo e Carmela per condividere a tavola la cucina lucana. “Ore 23:00” la stanchezza si fa sentire, è giunto il tempo di riposare per affrontare la giornata di domani.

I giorni trascorrono velocemente; la raccolta continua “da sole a sole”, ovvero dall’alba al tramonto (così si dice da queste parti). I dialetti  e le culture si mescolano, la stanchezza aumenta e i cuori si avvicinano. Il campo “Ora et labora” è stato per me l’occasione di vivere un’esperienza di comunione fraterna assaporando la fatica e la bellezza che comporta lavorare la terra, dono prezioso di Dio. “Laudato sii, mi Signore per nostra madre Terra che ci nutre e ci governa”. Eh sì! E’ il caso di ringraziare e lodare madre natura che ci ha permesso di raccogliere quattordici quintali di olive, cresciute e maturate senza che l’uomo ci abbia messo lo zampino! Vorrei ringraziare in modo particolare tutta la famiglia Farina: Angelo, Carmela e i piccoli Marco e Giosuè. Grazie ancora a “Frate Sole”, per dirla come il fraticello d’Italia, che ci ha regalato delle giornate stupende permettendoci di raccogliere le olive senza patire il freddo, ma apprezzando il calore della terra del Sud.  Grazie a “Frate Vento”  che ci ha aiutato a pulire le olive, separandole dalle foglie. Grazie a Cristo che in questi giorni è stato in mezzo a noi nella fatica e nelle soddisfazioni che la terra ci offre.

 

Luca Marotta


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