Helder Camara nasce a Fortaleza
nel Nord-Est del Brasile il 7 febbraio 1909.
Del padre, che non era un frequentatore assiduo della
chiesa, Hèlder
ricorda ancora quest'ammonimento: "Figlio mio, sai cosa vuol dire
essere
un Sacerdote?... Sacerdozio ed egoismo non possono vivere assieme. Il
Sacerdote
deve darsi, consumarsi e lasciarsi divorare".
Entra nel Seminario Diocesano di Fortaleza (Prainha) nel
1923; qui
frequenta un corso di filosofia e teologia. Ordinato sacerdote,
all'
età di soli 22 anni,
esattamente il 15 agosto del 1931, si forma
alla vita pastorale con i giovani studenti di Rio de Janeiro, con i
quali
lavora a stretto contatto, ma soprattutto con il mondo delle favelas
locali.
Sin dall'inizio della sua vita Ecclesiastica Don
Hèlder Câmara
s'impegnò ad organizzare vari "Movimenti": il primo fu il "Movimento
della Gioventù Operaia Cattolica."
Assunse contemporaneamente le funzioni
di
Assistente Ecclesiastico dei Professori Cattolici e l'attività
di professore di
religione nel liceo del Cearà, dimostrando straordinaria
capacità didattica.

Per l'Anno Santo
1950 il Cardinale De Barros lo nomina
promotore del Giubileo per tutto il Brasile. Memorabile fu il viaggio a
Roma
che, egli organizza, in quello stesso anno, per mezzo di un bastimento
per il
trasporto delle truppe, ottenuto dal governo; lì vi trovarono
posto 1350
persone di ogni ceto sociale e, curiosa fu la presenza di un gruppo di
prostitute.
Rientrato in Brasile ottiene
l'incarico dalla Santa Sede di istituire
la Conferenza
Episcopale
Brasiliana ed in seguito, visti gli ottimi risultati, anche
la Conferenza Episcopale
Latino-Americana (CELAM).
Tra il 1947 e
il 1952 Don Hèlder Câmara dirige le riviste "Azione
Cattolica" ed
"Assistente Ecclesiastico". Inoltre collabora attivamente con la
"Rivista Ecclesiastica Brasiliana".
Nominato
vescovo il 20 aprile del 1952, scelse come slogan del suo ministero
vescovile
la frase suggeritagli dall'amico Don Josè Tavora "IN MANUS TUAS"
e
con questa frase tracciò il suo sentiero sempre diretto a Dio.
Nel 1955 fu tra i massimi
promotori del 36° Congresso Eucaristico Internazionale che si
celebrò a Rio.
Uno dei frutti più significativi di questo sforzo fu la
costituzione, a fine
Congresso, della
Crociata di San
Sebastiano per lavorare a fianco del popolo delle favelas.
Iniziò donando ai senza tetto
tutto il legname che era servito per la realizzazione del Congresso, ma
l'obiettivo principale fu quello di sensibilizzare l'opinione pubblica.
Con
l'appoggio del governo arrivò persino a costruire dei veri e
propri stabili,
muniti dei servizi minimi indispensabili. Non contento fondò il "
Banco
da Providencia", per prestiti alle persone in difficoltà, i
cui utili
servirono a sostenere servizi di vario genere: sanità, ambiente,
istruzione,
trasporti, orientamento professionale, assistenza giuridica,
disoccupazione
(1.500 posti di lavoro nel 1963). La presenza di Don Helder al Concilio
Vaticano II è tra le più operose: fu uno dei promotori
del gruppo della
"Chiesa
dei poveri", una cinquantina di vescovi dei cinque continenti che
nell'ambito del Concilio si riunirono per riflettere sul
rapporto
tra Cristo e i poveri e la necessità per
la Chiesa di
conformarsi al
Cristo povero, liberandosi da ogni compromesso terreno.
Il 12 aprile 1964, Paolo VI lo
nominò vescovo di Olinda e Recife, nel Nord-Est del Brasile.
Tornato da Roma,
si immerse profondamente nel lavoro pastorale della sua poverissima
diocesi,
senza per questo trascurare le relazioni con il resto della Chiesa e
del mondo
che visita con continui viaggi.
Di fronte alla dittatura che salì
al potere con un colpo di stato pochi giorni prima della sua nomina, il
1°
aprile del 1964, ebbe sempre un atteggiamento di
ferma denuncia,
soprattutto verso la pratica della tortura, delle sparizioni e degli
omicidi
politici, tanto in patria quanto nei paesi visitati. Si attirò
così
l'inimicizia di molti ed una serie di minacce di morte.
Il suo dito fu
puntato
principalmente
contro ogni sistema economico che degradava la
dignità delle
persone negando loro le pur minime necessità per la sopravvivenza.
Concretamente, in Brasile denunciò il sistema capitalista e la
politica
economica delle grandi multinazionali.

Brasile denunciò il sistema
capitalista e la politica economica delle grandi multinazionali.
Diverse sono le battaglie a questo proposito, dentro e fuori
i confini nazionali, che gli procurarono una serie d’incomprensioni
all'interno della stessa Chiesa. Sebbene la fedeltà e l'amore
mostrato
costantemente nei confronti dei Papi sia stato corrisposto dalla
fiducia e dal
sostegno di questi, specialmente da Paolo VI, tuttavia gli ultimi anni
sono
stati segnati da una sorta di censura nei suoi confronti.
Ricordare Don Helder significa ricordare un Concilio
incompiuto, il debito mai estinto verso i poveri, tanti ideali traditi,
e quel
confronto radicale con il Cristo povero e crocifisso che, al di
là dei discorsi
ufficiali, nessuno dei grandi e dei capi religiosi vuole affrontare
fino in
fondo. Stare dalla parte di Don Helder significava entrare nelle radici
stesse
della povertà, che si possono bene individuare e denunciare.
Magari si
denunciano nei testi ufficiali, ma poi in pratica non se ne fa nulla,
perché
sono le radici stesse del prestigio dei potenti. Don Helder ebbe a dire
a
questo proposito: «quando davo da mangiare ai poveri dicevano che
ero un santo,
da quando ho iniziato a chiedermi: "perché ci sono i poveri?" mi
hanno dato del comunista».