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Saremo...operatori
di pace
DAL
MESSAGGIO 1°
GENNAIO 2004
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L'educazione alla legalità
5. In questo
compito di educare alla pace, s'inserisce con particolare urgenza la
necessità
di guidare gli individui ed i popoli a rispettare l'ordine
internazionale
e ad osservare gli impegni assunti dalle Autorità, che
legittimamente li
rappresentano. La pace ed il diritto internazionale sono intimamente
legati fra
loro: il diritto favorisce la pace.
Fin dagli
albori della civiltà i raggruppamenti umani che venivano
formandosi ebbero cura
di stabilire tra loro intese e patti che evitassero l'arbitrario uso
della
forza e consentissero il tentativo di una soluzione pacifica delle
controversie
via via insorgenti. Accanto agli ordinamenti giuridici dei singoli
popoli si
costituì così progressivamente un altro complesso di
norme, che fu qualificato
col nome di jus gentium (diritto delle genti). Col passare del
tempo,
esso venne estendendosi e precisandosi alla luce delle vicende storiche
dei
vari popoli.
Questo processo
subì una forte accelerazione con la nascita degli Stati moderni.
A partire dal
XVI secolo giuristi, filosofi e teologi si impegnarono nella
elaborazione dei
vari capitoli del diritto internazionale, ancorandolo a postulati
fondamentali
del diritto naturale. In questo cammino presero forma, con forza
crescente,
principi universali che sono anteriori e superiori al diritto interno
degli
Stati, e che tengono in conto l'unità e la comune vocazione
della famiglia
umana.
Centrale fra
tutti questi principi è sicuramente quello secondo cui pacta
sunt servanda:
gli accordi liberamente sottoscritti devono essere onorati. È
questo il cardine
ed il presupposto inderogabile di ogni rapporto fra parti contraenti
responsabili. La sua violazione non può che avviare una
situazione di
illegalità e di conseguenti attriti e contrapposizioni che non
mancherà di
avere durevoli ripercussioni negative. Risulta opportuno richiamare
questa
regola fondamentale, soprattutto nei momenti in cui si avverte la
tentazione di
fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza
del
diritto.
Uno di questi
momenti fu senza dubbio il dramma che l'umanità
sperimentò durante la seconda
guerra mondiale: una voragine di violenza, di distruzione e di morte
quale mai
s'era conosciuta prima d'allora.
6. Quella
guerra, con gli orrori e le terrificanti violazioni della
dignità dell'uomo a
cui dette occasione, condusse ad un profondo rinnovamento
dell'ordinamento
giuridico internazionale. La difesa e la promozione della pace
furono
collocate al centro di un sistema normativo e istituzionale ampiamente
aggiornato. A vegliare sulla pace e sulla sicurezza globali, a
incoraggiare gli
sforzi degli Stati per mantenere e garantire questi fondamentali beni
dell'umanità, i Governi chiamarono un'organizzazione
appositamente costituita –
l'Organizzazione delle Nazioni Unite – con un Consiglio di
Sicurezza investito
di ampi poteri d'azione. Quale cardine del sistema venne posto il
divieto
del ricorso alla forza. Un divieto che, secondo il noto cap. VII
della Carta
delle Nazioni Unite, prevede due sole eccezioni. Una è
quella che conferma
il diritto naturale alla legittima difesa, da esercitarsi
secondo le
modalità previste e nell'ambito delle Nazioni Unite: di
conseguenza, anche
dentro i tradizionali limiti della necessità e della proporzionalità.
L'altra
eccezione è rappresentata dal sistema di sicurezza collettiva,
che assegna
al Consiglio di Sicurezza la competenza e la responsabilità in
materia di
mantenimento della pace, con potere di decisione e ampia
discrezionalità.
Il sistema
elaborato con la Carta delle Nazioni Unite avrebbe dovuto
«preservare le future generazioni dal flagello della guerra, che
per due
volte
nell'arco di una vita umana ha inflitto indicibili sofferenze
all'umanità». Nei decenni successivi,
tuttavia, la
divisione della comunità internazionale in blocchi contrapposti,
la guerra
fredda in una parte del globo terrestre, i violenti conflitti scoppiati
in
altre regioni, il fenomeno del terrorismo, hanno prodotto un crescente
scostamento dalle previsioni e dalle aspettative dell'immediato
dopoguerra.
Un nuovo
ordinamento internazionale
7. È doveroso
tuttavia riconoscere che l'Organizzazione delle Nazioni Unite, pur con
limiti e
ritardi dovuti in gran parte alle inadempienze dei suoi membri, ha
contribuito
notevolmente a promuovere il rispetto della dignità umana, la
libertà dei
popoli e l'esigenza dello sviluppo, preparando il terreno culturale e
istituzionale su cui costruire la pace.
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