Saremo...operatori di pace

  DAL MESSAGGIO  
DI SUA SANTITÀ
GIOVANNI PAOLO II
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE
DELLA PACE

1° GENNAIO 1998




DALLA GIUSTIZIA DI CIASCUNO NASCE LA PACE PER TUTTI


Il pesante fardello del debito estero

4. … La questione del debito fa parte di un problema più vasto: quello del persistere della povertà, talvolta anche estrema, e dell'emergere di nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di globalizzazione. Se l'obiettivo è una globalizzazione senza marginalizzazione, non si può più tollerare un mondo in cui vivono a fianco a fianco straricchi e miserabili, nullatenenti privi persino dell'essenziale e gente che sciupa senza ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno. Simili contrasti sono un affronto alla dignità della persona umana. Non mancano certo mezzi adeguati per eliminare la miseria, quali la promozione di consistenti investimenti sociali e produttivi da parte di tutte le istanze economiche mondiali. Ciò tuttavia suppone che la Comunità internazionale intenda agire con la necessaria determinazione politica. Passi lodevoli in questa direzione sono già stati fatti, ma una soluzione duratura richiede lo sforzo concertato di tutti, incluso quello degli stessi Stati interessati.

Urge una cultura della legalità
5. … Non si può, poi, sottacere il vizio della corruzione, che mina lo sviluppo sociale e politico di tanti popoli. È un fenomeno crescente, che si insinua insidiosamente in molti settori della società, beffandosi della legge ed ignorando le norme di giustizia e di verità. La corruzione è difficile da contrastare, perché assume molteplici forme: soffocata in un'area, rinasce talora in un'altra. Occorre coraggio anche solo per denunciarla. Per stroncarla poi si richiede, insieme con la volontà tenace delle Autorità, il sostegno generoso di tutti i cittadini, sorretti da una forte coscienza morale.
Una grande responsabilità in questa battaglia ricade sulle persone che hanno cariche pubbliche. È loro compito impegnarsi per l'equa applicazione della legge e la trasparenza in tutti gli atti della pubblica amministrazione. Posto al servizio dei cittadini, lo Stato è il gestore dei beni del popolo, che deve amministrare in vista del bene comune. Il buon governo richiede il controllo puntuale e la piena correttezza di tutte le transazioni economiche e finanziarie. In nessuna maniera si può permettere che le risorse destinate al bene pubblico servano ad altri interessi di carattere privato o addirittura criminoso.
L'uso fraudolento del denaro pubblico penalizza soprattutto i poveri, che sono i primi a subire la privazione dei servizi di base indispensabili per lo sviluppo della persona. Quando poi la corruzione si infiltra nell'amministrazione della giustizia, sono ancora i poveri a portarne più pesantemente le conseguenze: ritardi, inefficienze, carenze strutturali, assenza di un'adeguata difesa. Sovente ad essi non resta altra via che subire il sopruso.

Forme di ingiustizia particolarmente gravi
6. Vi sono altre forme di ingiustizia che mettono a rischio la pace. Desidero ricordarne qui due: innanzitutto l'assenza di mezzi per accedere equamente al credito. I poveri sono tante volte costretti a restare fuori dai normali circuiti economici o a mettersi nelle mani di trafficanti di denaro senza scrupoli che esigono interessi esorbitanti, con il risultato finale del peggioramento di una situazione già di per sé precaria. Per questo, è dovere di tutti impegnarsi perché ad essi sia reso possibile l'accesso al credito in termini equi e con interessi favorevoli. Per la verità, in diverse parti del mondo già esistono istituzioni finanziarie che praticano il micro-credito a condizioni di favore per chi ne ha bisogno. Sono iniziative da incoraggiare, perché è su questa strada che si può giungere a stroncare alle radici la vergognosa piaga dell'usura, facendo in modo che i mezzi economici necessari per lo sviluppo dignitoso delle famiglie e delle comunità siano accessibili a tutti.
E che dire dell'aumento della violenza nei confronti delle donne, delle bambine e dei bambini? Oggi è una delle più diffuse violazioni dei diritti umani, divenuta tragicamente uno strumento di terrore: donne prese in ostaggio, minori barbaramente massacrati. A ciò si aggiunge la violenza della prostituzione forzata e della pornografia infantile, come pure dello sfruttamento lavorativo dei minori in condizioni di vera schiavitù. Per contribuire a fermare il dilagare di queste forme di violenza occorrono concrete iniziative, in particolare misure legali appropriate a livello sia nazionali che internazionale. S'impone altresì un arduo lavoro educativo e di promozione culturale, affinché, come sovente ho ricordato in precedenti Messaggi, si riconosca e si rispetti la dignità d'ogni persona. Una componente, infatti, non può assolutamente mancare nel patrimonio etico-culturale dell'intera umanità e di ogni singola persona: la consapevolezza che gli esseri umani sono tutti uguali in dignità, meritano il medesimo rispetto e sono soggetti degli stessi diritti e doveri.

Edificare la pace nella giustizia è impegno di tutti e di ciascuno
7. La pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno. Nessuno può sottrarsi ad un impegno di così decisiva importanza per l'umanità. Esso chiama in causa ogni uomo ed ogni donna, secondo le proprie competenze e responsabilità.
Faccio appello innanzitutto a voi, Capi di Stato e Responsabili delle Nazioni, ai quali è affidata la suprema vigilanza sullo stato di diritto nei rispettivi Paesi. Assolvere a tale alto incarico è certamente non facile, ma costituisce uno dei vostri compiti prioritari. Possano gli ordinamenti degli Stati a cui servite costituire per le popolazioni garanzia di giustizia e stimolo ad una costante crescita della coscienza civile.
Costruire la pace nella giustizia esige, inoltre, l'apporto di ogni categoria sociale, ciascuna nel proprio ambito ed in sinergia con le altre componenti della comunità. In particolare, incoraggio voi, insegnanti, impegnati a tutti i livelli nell'istruzione e nell'educazione delle nuove generazioni: formatele ai valori morali e civili, instillando in esse uno spiccato senso dei diritti e dei doveri, a partire dall'ambito stesso della comunità scolastica. Educare alla giustizia per educare alla pace: questo è uno dei vostri compiti primari.
Nel cammino educativo è insostituibile la famiglia, che rimane l'ambiente privilegiato per la formazione umana delle nuove generazioni. Dal vostro esempio, cari genitori, dipende in gran parte la fisionomia morale dei vostri figli: essi la assimilano dallo stile di rapporti che voi impostate all'interno ed all'esterno del nucleo familiare. La famiglia è la prima scuola di vita e l'impronta ricevuta in essa è decisiva per i futuri sviluppi della persona.
A voi infine, giovani del mondo intero, che spontaneamente aspirate alla giustizia ed alla pace, dico: tenete sempre viva la tensione verso questi ideali, ed abbiate la pazienza e la tenacia di perseguirli nelle concrete condizioni in cui vi trovate a vivere. Siate pronti a respingere le tentazioni di scorciatoie illegali verso falsi miraggi di successo o di ricchezza; abbiate invece il gusto di ciò che è giusto e vero, anche quando attenersi a questa linea richiede sacrificio ed impegna ad andare controcorrente. È in questo modo che «dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti».

Condivisione, via della pace

8. S'avvicina a grandi passi il Giubileo dell'Anno 2000, un tempo per i credenti dedicato in modo speciale a Dio, Signore della Storia, un richiamo per tutti circa la radicale dipendenza della creatura dal Creatore. Ma nella tradizione della Bibbia, esso era anche il tempo della liberazione degli schiavi, della restituzione della terra al legittimo proprietario, del condono dei debiti e della conseguente restaurazione di forme di uguaglianza tra tutti i membri del popolo. È pertanto un tempo privilegiato per perseguire quella giustizia che conduce alla pace.
In forza della fede in Dio-amore e della partecipazione all'universale redenzione di Cristo, i cristiani sono chiamati a comportarsi secondo giustizia e a vivere in pace con tutti, perché «Gesù non ci ha dato semplicemente la pace. Ci ha dato la sua pace, accompagnata dalla sua giustizia. Poiché Egli è pace e giustizia, può divenire nostra pace e nostra giustizia». Ho pronunciato queste parole quasi vent'anni fa, ma nell'orizzonte dei cambiamenti radicali in atto, esse acquistano ora un senso ancora più concreto e vivo.
Un segno distintivo del cristiano, oggi più che mai, deve essere l'amore per i poveri, i deboli, i sofferenti. Vivere questo impegno esigente richiede un totale ribaltamento di quei presunti valori che inducono a ricercare il bene soltanto per se stessi: il potere, il piacere, l'arricchimento senza scrupoli. Sì, proprio a questa radicale conversione sono chiamati i discepoli di Cristo. Quanti si impegnano a seguire questa via, sperimenteranno veramente «giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14, 17), ed assaporeranno «un frutto di pace e di giustizia» (Eb 12, 11).
Desidero riproporre ai cristiani di ogni continente l'ammonimento del Concilio Vaticano II: «Siano anzitutto soddisfatti gli obblighi di giustizia perché non si offra come dono di carità ciò che già è dovuto a titolo di giustizia». Una società autenticamente solidale si costruisce grazie al fatto che quanti hanno beni non si limitano ad attingere, per aiutare i poveri, soltanto dal loro superfluo. Offrire beni materiali, inoltre, non è sufficiente: occorre spirito di condivisione, così da sentire come un titolo d'onore la possibilità di dedicare le proprie cure ed attenzioni alle necessità dei fratelli in difficoltà. Si avverte oggi, da parte sia dei cristiani che dei seguaci di altre religioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, il richiamo ad uno stile di vita semplice come condizione perché l'equa condivisione dei frutti della creazione di Dio possa diventare realtà. Chi vive nella miseria non può attendere oltre: ha bisogno ora ed ha perciò diritto di ricevere subito il necessario
 


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