DALLA
GIUSTIZIA DI CIASCUNO NASCE LA PACE PER TUTTI
…
Il pesante fardello del debito
estero
4. … La questione del debito fa parte di un problema più
vasto: quello del persistere della povertà, talvolta anche estrema, e
dell'emergere di nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di
globalizzazione. Se l'obiettivo è una globalizzazione senza marginalizzazione,
non si può più tollerare un mondo in cui vivono a fianco a fianco straricchi e
miserabili, nullatenenti privi persino dell'essenziale e gente che sciupa senza
ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno. Simili contrasti sono un
affronto alla dignità della persona umana. Non mancano certo mezzi adeguati per
eliminare la miseria, quali la promozione di consistenti investimenti sociali e
produttivi da parte di tutte le istanze economiche mondiali. Ciò tuttavia
suppone che la Comunità internazionale intenda agire con la necessaria
determinazione politica. Passi lodevoli in questa direzione sono già stati
fatti, ma una soluzione duratura richiede lo sforzo concertato di tutti, incluso
quello degli stessi Stati interessati.
Urge una cultura della
legalità
5. … Non si può, poi, sottacere il vizio della
corruzione, che mina lo sviluppo sociale e politico di tanti popoli. È un
fenomeno crescente, che si insinua insidiosamente in molti settori della
società, beffandosi della legge ed ignorando le norme di giustizia e di verità.
La corruzione è difficile da contrastare, perché assume molteplici forme:
soffocata in un'area, rinasce talora in un'altra. Occorre coraggio anche solo
per denunciarla. Per stroncarla poi si richiede, insieme con la volontà tenace
delle Autorità, il sostegno generoso di tutti i cittadini, sorretti da una forte
coscienza morale.
Una grande responsabilità in questa battaglia ricade sulle
persone che hanno cariche pubbliche. È loro compito impegnarsi per l'equa
applicazione della legge e la trasparenza in tutti gli atti della pubblica
amministrazione. Posto al servizio dei cittadini, lo Stato è il gestore dei beni
del popolo, che deve amministrare in vista del bene comune. Il buon governo
richiede il controllo puntuale e la piena correttezza di tutte le transazioni
economiche e finanziarie. In nessuna maniera si può permettere che le risorse
destinate al bene pubblico servano ad altri interessi di carattere privato o
addirittura criminoso.
L'uso fraudolento del denaro pubblico penalizza
soprattutto i poveri, che sono i primi a subire la privazione dei servizi di
base indispensabili per lo sviluppo della persona. Quando poi la corruzione si
infiltra nell'amministrazione della giustizia, sono ancora i poveri a portarne
più pesantemente le conseguenze: ritardi, inefficienze, carenze strutturali,
assenza di un'adeguata difesa. Sovente ad essi non resta altra via che subire il
sopruso.
Forme
di ingiustizia particolarmente gravi
6. Vi sono altre forme di
ingiustizia che mettono a rischio la pace. Desidero ricordarne qui due:
innanzitutto l'assenza di mezzi per accedere equamente al credito. I
poveri sono tante volte costretti a restare fuori dai normali circuiti economici
o a mettersi nelle mani di trafficanti di denaro senza scrupoli che esigono
interessi esorbitanti, con il risultato finale del peggioramento di una
situazione già di per sé precaria. Per questo, è dovere di tutti impegnarsi
perché ad essi sia reso possibile l'accesso al credito in termini equi e con
interessi favorevoli. Per la verità, in diverse parti del mondo già esistono
istituzioni finanziarie che praticano il micro-credito a condizioni di favore
per chi ne ha bisogno. Sono iniziative da incoraggiare, perché è su questa
strada che si può giungere a stroncare alle radici la vergognosa piaga
dell'usura, facendo in modo che i mezzi economici necessari per lo sviluppo
dignitoso delle famiglie e delle comunità siano accessibili a tutti.
E che
dire dell'aumento della violenza nei confronti delle donne, delle bambine e
dei bambini? Oggi è una delle più diffuse violazioni dei diritti umani,
divenuta tragicamente uno strumento di terrore: donne prese in ostaggio, minori
barbaramente massacrati. A ciò si aggiunge la violenza della prostituzione
forzata e della pornografia infantile, come pure dello sfruttamento lavorativo
dei minori in condizioni di vera schiavitù. Per contribuire a fermare il
dilagare di queste forme di violenza occorrono concrete iniziative, in
particolare misure legali appropriate a livello sia nazionali che
internazionale. S'impone altresì un arduo lavoro educativo e di promozione
culturale, affinché, come sovente ho ricordato in precedenti Messaggi, si
riconosca e si rispetti la dignità d'ogni persona. Una componente, infatti, non
può assolutamente mancare nel patrimonio etico-culturale dell'intera umanità e
di ogni singola persona: la consapevolezza che gli esseri umani sono tutti
uguali in dignità, meritano il medesimo rispetto e sono soggetti degli stessi
diritti e doveri.
Edificare la pace nella
giustizia è impegno di tutti e di ciascuno
7. La pace per tutti nasce
dalla giustizia di ciascuno. Nessuno può sottrarsi ad un impegno di così
decisiva importanza per l'umanità. Esso chiama in causa ogni uomo ed ogni donna,
secondo le proprie competenze e responsabilità.
Faccio appello innanzitutto a
voi, Capi di Stato e Responsabili delle Nazioni, ai quali è affidata la
suprema vigilanza sullo stato di diritto nei rispettivi Paesi. Assolvere a tale
alto incarico è certamente non facile, ma costituisce uno dei vostri compiti
prioritari. Possano gli ordinamenti degli Stati a cui servite costituire per le
popolazioni garanzia di giustizia e stimolo ad una costante crescita della
coscienza civile.
Costruire la pace nella giustizia esige, inoltre, l'apporto
di ogni categoria sociale, ciascuna nel proprio ambito ed in sinergia con
le altre componenti della comunità. In particolare, incoraggio voi, insegnanti,
impegnati a tutti i livelli nell'istruzione e nell'educazione delle nuove
generazioni: formatele ai valori morali e civili, instillando in esse uno
spiccato senso dei diritti e dei doveri, a partire dall'ambito stesso della
comunità scolastica. Educare alla giustizia per educare alla pace: questo è uno
dei vostri compiti primari.
Nel cammino educativo è insostituibile la
famiglia, che rimane l'ambiente privilegiato per la formazione umana
delle nuove generazioni. Dal vostro esempio, cari genitori, dipende in gran
parte la fisionomia morale dei vostri figli: essi la assimilano dallo stile di
rapporti che voi impostate all'interno ed all'esterno del nucleo familiare. La
famiglia è la prima scuola di vita e l'impronta ricevuta in essa è decisiva per
i futuri sviluppi della persona.
A voi infine, giovani del mondo
intero, che spontaneamente aspirate alla giustizia ed alla pace, dico:
tenete sempre viva la tensione verso questi ideali, ed abbiate la pazienza e la
tenacia di perseguirli nelle concrete condizioni in cui vi trovate a vivere.
Siate pronti a respingere le tentazioni di scorciatoie illegali verso falsi
miraggi di successo o di ricchezza; abbiate invece il gusto di ciò che è giusto
e vero, anche quando attenersi a questa linea richiede sacrificio ed impegna ad
andare controcorrente. È in questo modo che «dalla giustizia di ciascuno nasce
la pace per tutti».
Condivisione,
via della pace
8. S'avvicina a grandi passi il Giubileo
dell'Anno 2000, un tempo per i credenti dedicato in modo speciale a Dio, Signore
della Storia, un richiamo per tutti circa la radicale dipendenza della creatura
dal Creatore. Ma nella tradizione della Bibbia, esso era anche il tempo della
liberazione degli schiavi, della restituzione della terra al legittimo
proprietario, del condono dei debiti e della conseguente restaurazione di forme
di uguaglianza tra tutti i membri del popolo. È pertanto un tempo
privilegiato per perseguire quella giustizia che conduce alla pace.
In forza
della fede in Dio-amore e della partecipazione all'universale redenzione di
Cristo, i cristiani sono chiamati a comportarsi secondo giustizia e a vivere in
pace con tutti, perché «Gesù non ci ha dato semplicemente la pace. Ci ha dato la
sua pace, accompagnata dalla sua giustizia. Poiché Egli è pace e giustizia, può
divenire nostra pace e nostra giustizia». Ho pronunciato queste parole quasi
vent'anni fa, ma nell'orizzonte dei cambiamenti radicali in atto, esse
acquistano ora un senso ancora più concreto e vivo.
Un segno distintivo del
cristiano, oggi più che mai, deve essere l'amore per i poveri, i deboli, i
sofferenti. Vivere questo impegno esigente richiede un totale ribaltamento
di quei presunti valori che inducono a ricercare il bene soltanto per se stessi:
il potere, il piacere, l'arricchimento senza scrupoli. Sì, proprio a questa
radicale conversione sono chiamati i discepoli di Cristo. Quanti si impegnano a
seguire questa via, sperimenteranno veramente «giustizia, pace e gioia nello
Spirito Santo» (Rm 14, 17), ed assaporeranno «un frutto di pace e di giustizia»
(Eb 12, 11).
Desidero riproporre ai cristiani di ogni continente
l'ammonimento del Concilio Vaticano II: «Siano anzitutto soddisfatti gli
obblighi di giustizia perché non si offra come dono di carità ciò che già è
dovuto a titolo di giustizia». Una società autenticamente solidale si
costruisce grazie al fatto che quanti hanno beni non si limitano ad
attingere, per aiutare i poveri, soltanto dal loro superfluo. Offrire
beni materiali, inoltre, non è sufficiente: occorre spirito di
condivisione, così da sentire come un titolo d'onore la possibilità di
dedicare le proprie cure ed attenzioni alle necessità dei fratelli in
difficoltà. Si avverte oggi, da parte sia dei cristiani che dei seguaci di
altre religioni e di tanti uomini e donne di buona volontà, il richiamo ad uno
stile di vita semplice come condizione perché l'equa condivisione dei frutti
della creazione di Dio possa diventare realtà. Chi vive nella miseria non può
attendere oltre: ha bisogno ora ed ha perciò diritto di ricevere subito il
necessario…