Saremo...operatori di pace

  DAL MESSAGGIO  
DI SUA SANTITÀ
GIOVANNI PAOLO II
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE
DELLA PACE

1° GENNAIO 1998




DALLA GIUSTIZIA DI CIASCUNO NASCE LA PACE PER TUTTI



La giustizia si fonda sul rispetto dei diritti umani
2. La persona è per natura dotata di diritti universali, inviolabili, inalienabili. Questi, tuttavia, non sussistono da soli. Al riguardo, il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni XXIII, insegnava che la persona «possiede sia diritti che doveri derivanti immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura». Sul corretto fondamento antropologico di tali diritti e doveri, nonché sulla loro intrinseca correlazione, poggia l'autentico bastione della pace.
Negli ultimi secoli questi diritti umani sono stati formulati in diverse dichiarazioni normative, come pure in strumenti giuridici vincolanti. La loro proclamazione, nella storia di popoli e nazioni alla ricerca di giustizia e di libertà, è ricordata con legittimo orgoglio, anche perché sovente è stata vissuta come un punto di svolta dopo aperte violazioni della dignità di singoli individui e di intere popolazioni.
Cinquant'anni fa, dopo una guerra segnata dalla negazione del diritto persino di esistere per certi popoli, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha promulgato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Si è trattato d'un atto solenne, a cui si è giunti, dopo la triste esperienza della guerra, mossi dalla volontà di riconoscere in maniera formale gli stessi diritti a tutte le persone e a tutti i popoli. In tale documento si legge la seguente affermazione, che ha resistito alla prova del tempo: «Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Non minore attenzione meritano le parole con cui il documento si chiude: «Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati».
È drammatico che, ancora ai nostri giorni, tale disposizione sia palesemente violata mediante l'oppressione, i conflitti, la corruzione o, in modo più subdolo, mediante il tentativo di reinterpretare, magari distorcendone deliberatamente il senso, le stesse definizioni contenute nella Dichiarazione Universale. Essa va osservata integralmente, nello spirito come nella lettera. Essa rimane - come ebbe a dire il Papa Paolo VI di venerata memoria - uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite, «specialmente quando si pensa all'importanza che le è attribuita come cammino sicuro verso la pace».
In occasione del cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che si celebra quest'anno, è opportuno ricordare che «la promozione e protezione dei diritti umani è materia di prioritaria importanza per la comunità internazionale». Su questo anniversario pesano, tuttavia, le ombre di alcune riserve manifestate circa due caratteristiche essenziali della nozione stessa di diritti dell'uomo: la loro universalità e la loro indivisibilità. Tali tratti distintivi vanno riaffermati vigorosamente per respingere le critiche di chi tenta di sfruttare l'argomento della specificità culturale per coprire violazioni dei diritti umani, come di chi impoverisce il concetto di dignità umana negando consistenza giuridica ai diritti economici, sociali e culturali. Universalità e indivisibilità sono due principi guida che postulano comunque l'esigenza di radicare i diritti umani nelle diverse culture, nonché di approfondire il loro profilo giuridico per assicurarne il pieno rispetto.
Il rispetto dei diritti umani non comporta solo la loro protezione sul piano giuridico, ma deve tener conto di tutti gli aspetti scaturenti dalla nozione di dignità umana, che è alla base di ogni diritto. In tale prospettiva assume grande rilevanza un'adeguata attenzione alla dimensione educativa. Inoltre, è importante considerare anche la promozione dei diritti umani: questa è frutto dell'amore per la persona come tale, giacché «l'amore va oltre quanto è in grado di assicurare la semplice giustizia». Nell'ambito di tale promozione, in particolare, dovranno essere compiuti ulteriori sforzi per proteggere i diritti della famiglia, che è «l'elemento naturale e fondamentale della società».

Globalizzazione nella solidarietà
3. I vasti mutamenti geo-politici succedutisi dopo il 1989 sono stati accompagnati da vere rivoluzioni nel campo sociale ed economico. La globalizzazione dell'economia e della finanza è ormai una realtà e sempre più chiaramente si vanno raccogliendo gli effetti dei rapidi progressi legati alle tecnologie informatiche. Siamo alle soglie di una nuova era, che porta con sé grandi speranze ed inquietanti interrogativi. Quali saranno le conseguenze dei cambiamenti in atto? Potranno tutti trarre vantaggio da un mercato globale? Avranno finalmente tutti la possibilità di godere della pace? Le relazioni tra gli Stati saranno più eque, oppure le competizioni economiche e le rivalità tra popoli e nazioni condurranno l'umanità verso una situazione di instabilità ancora maggiore?
Per una società più equa, per una pace più stabile in un mondo in cammino sulla strada della globalizzazione, è compito urgente delle organizzazioni internazionali contribuire a promuovere il senso di responsabilità per il bene comune. Ma per giungere a ciò è necessario non perdere mai di vista la persona umana, che deve essere posta al centro di ogni progetto sociale. Solo così le Nazioni Unite possono diventare una vera «famiglia di Nazioni», secondo il loro originario mandato di «promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà». È questa la strada per costruire una Comunità mondiale basata sulla «fiducia reciproca, sul sostegno vicendevole, sul rispetto sincero». La sfida insomma è quella di assicurare una globalizzazione nella solidarietà, una globalizzazione senza marginalizzazione. Ecco un evidente dovere di giustizia, che comporta notevoli implicazioni morali nell'organizzazione della vita economica, sociale, culturale e politica delle Nazioni.

Il pesante fardello del debito estero
4. Nazioni ed intere regioni del mondo, a causa del loro fragile potenziale finanziario o economico, rischiano di essere escluse da un'economia che si globalizza. Altre hanno maggiori risorse, ma non possono purtroppo trarne vantaggio per diversi motivi: disordini, conflitti interni, mancanza di strutture adeguate, degrado ambientale, diffusa corruzione, criminalità ed altre ragioni ancora. La globalizzazione va coniugata con la solidarietà. Si devono, pertanto, stanziare aiuti speciali, grazie ai quali Paesi che, con le sole loro forze, non sono in grado di entrare con successo nel mercato globale, possano superare la loro attuale situazione di svantaggio. È cosa che si deve ad essi per giustizia. In un'autentica «famiglia di Nazioni», nessuno può essere escluso; al contrario, è il più debole, il più fragile che va sostenuto, perché possa sviluppare appieno le proprie potenzialità.
Il mio pensiero va qui ad una delle maggiori difficoltà a cui le Nazioni più povere devono oggi far fronte. Intendo riferirmi al pesante fardello del debito estero, che compromette le economie di Popoli interi, frenando il loro progresso sociale e politico. Al riguardo, recenti iniziative delle istituzioni finanziarie internazionali hanno posto in essere un importante tentativo di coordinata riduzione di tale debito. Auspico di cuore che si continui ad avanzare su questo cammino, applicando con flessibilità le condizioni previste, in modo che tutte le Nazioni aventi diritto possano trarne vantaggio prima dell'anno 2000. Molto potranno fare in tal senso i Paesi più ricchi, offrendo il loro sostegno nell'attuazione delle iniziative menzionate.
La questione del debito fa parte di un problema più vasto: quello del persistere della povertà, talvolta anche estrema, e dell'emergere di nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di globalizzazione. Se l'obiettivo è una globalizzazione senza marginalizzazione, non si può più tollerare un mondo in cui vivono a fianco a fianco straricchi e miserabili, nullatenenti privi persino dell'essenziale e gente che sciupa senza ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno. Simili contrasti sono un affronto alla dignità della persona umana. Non mancano certo mezzi adeguati per eliminare la miseria, quali la promozione di consistenti investimenti sociali e produttivi da parte di tutte le istanze economiche mondiali. Ciò tuttavia suppone che la Comunità internazionale intenda agire con la necessaria determinazione politica. Passi lodevoli in questa direzione sono già stati fatti, ma una soluzione duratura richiede lo sforzo concertato di tutti, incluso quello degli stessi Stati interessati.


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