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    SULLA STRADA PER COLONIA
    L'incontro: "Sapere: per camminare o solo per dare risposte?"
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Il ruolo dello studio nella vita dei giovani


ACCENSIONE: "Impressioni"

La scuola è un piccolo grande mondo dove abbiamo passato o passiamo grande parte del nostro tempo, volenti o nolenti. È già un motivo sufficiente perché essa entri a fare parte del nostro viaggio verso Colonia. Ma prima di tutto proviamo a sentire alcune voci, direttamente dall’esperienza personale di ciascuno.
Ognuno infatti sceglierà quattro o cinque parole di questa griglia e spiegherà il perché della sua scelta. Al termine dell’attività, l’animatore o anche uno del gruppo cercherà di fare un quadro della situazione: come vediamo la scuola e lo studio in generale?

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DISTRAZIONI


voci:
Alessandro, 23 anni

Quello che voglio dire è che nella maggior parte dei
casi noi siamo stati abituati “troppo bene”; dalle scuole
elementari fino all’università ci hanno sempre detto
come dovevamo comportarci, come risolvere i nostri
problemi, come trovare le grandi risposte. Pochi di loro
si sono resi conto che non era aiuto quello che ci
tavano dando, non era alle responsabilità che
credevano di abituarci. Gli adulti ci hanno sempre
legittimato in partenza cercando di appianare
qualsiasi conflitto, cercando in ogni circostanza di
raggiungere un qualche compromesso. Hanno cercato
di interferire in ogni nostra attività, in ogni scelta, in
qualsiasi decisione che avremmo voluto prendere da
soli, contando sulle nostre forze prima di tutto.


prendi e mangia:Dal libro di Ezechiele 3,3

“Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo libro, poi va’ e parla al tuo popolo»”.

Parola di Dio

“Quale sapere...” “…leggere, magari la Bibbia, senza capire niente”


È successo a Filippo e ad un Eunuco


“Dagli
Atti degli Apostoli 8,26-39

“Un angelo del Signore parlò intanto a Filippo: «Alzati, e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand'ecco un Etiope, un eunuco, funzionario di Candàce, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto a Gerusalemme, se ne ritornava, seduto sul suo carro da viaggio, leggendo il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va' avanti, e raggiungi quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: “Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”. E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero a un luogo dove c'era acqua e l'eunuco disse: «Ecco qui c'è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?». Fece fermare il carro e discesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò. Quando furono usciti dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più…”

Parola di Dio

LA domandA

L’ignoranza è quella cosa che più se ne ha, meno si sa di averla. Anche l’ignoranza religiosa. Che però non si colma soltanto con la frequenza a corsi, serate, introduzioni varie. Neanche comprando libri. Soprattutto se non si leggono. Ci vogliono maestri. Quelli veri, diceva già Paolo VI, devono essere soprattutto testimoni.

  • Ne ho incontrati?
  • Come cristiano, sapresti essere maestro e testimone per un qualsiasi compagno di strada?Don Lorenzo Milani

  • è successo anche a:
    “Don Lorenzo Milani (1923-1967)”

    Ebreo della ricca borghesia fiorentina, finisce il liceo, si converte al cattolicesimo, diventa prete. Nel paese dove lo mandano abolisce il biliardino al bar dell’oratorio, e poi anche il bar. Scomodo, lo mandano in un paesino di 200 abitanti, senza strada, senza luce, senza acqua corrente. Apre una scuola per i ragazzini che altrimenti sarebbero rimasti analfabeti e da quel buco sconvolge l’Italia e la Chiesa con una coerenza di vita che lo fa“profeta” per il nostro tempo.



    “Maestro
    di scuola, Maestro di vita”

    Dopo l'istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente. Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose. Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. Il maestro per loro era dall'altra parte della barricata e conveniva ingannarlo. Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c'era registro.
    (…) Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono di essere intelligente. È razzismo anche questo. (…)
    Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l'avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta. Gianni aveva 14 anni. I professori l'avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno. Nè l'uno nè l'altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l'officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età. Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. È stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita
    (…) La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.
    Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. (…) Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull'ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare.

    A geografia gli avreste fatto l'Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale. Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima. A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo. Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l'odio per i libri. Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto. Ma agli esami una professoressa gli disse: perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere? Lo so anch'io che il Gianni non si sa esprimere. Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l'avete buttato fuori di scuola l'anno prima. Bella cura la vostra. Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: Non si dice lalla, si dice aradio.

    Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola. “Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua”. L'ha detto la Costituzione pensando a lui.


    provaci:
    "Volevo un senso..."

    Volevo latte,
    ho ricevuto un biberon.

    Volevo affetto,
    ho ricevuto giocattoli.

    Volevo imparare,
    ho ricevuto una pagella.

    Volevo pensare,
    ho ricevuto sapere.


    Volevo parlare,
    ho ricevuto un libro.

    Volevo essere libero,
    ho ricevuto disciplina.

    Volevo amare,
    ho ricevuto una morale.

    Volevo felicità,
    ho ricevuto denaro.

    Volevo una professione,
    ho ricevuto un posto.

    Volevo un senso,
    ho ricevuto una carriera.

    Volevo speranza,
    ho ricevuto paura.

    Volevo vivere…
    (Dal diario di un ragazzo tedesco)



    preghiera: Da una preghiera del XIV secolo”




    Cristo non ha mani.
    Ha soltanto le nostre mani,
    per fare il suo lavoro oggi.

    Cristo non ha piedi.
    Ha soltanto i nostri piedi,
    per guidare gli uomini sui suoi sentieri.

      Cristo non ha labbra.
    Ha soltanto le nostre labbra,
    per narrare di sè agli uomini di oggi.

    Cristo non ha mezzi.
    Ha soltanto il nostro aiuto,
    per condurre a sè gli uomini.

    Noi siamo la Bibbia.
    Che i popoli leggono ancora,
    siamo l’ultimo messaggio di Dio
    scritto in parole ed in opere…


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