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    SULLA STRADA PER COLONIA
    La ricerca: "Camminare insieme a..."
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Quando si decide non solo di camminare, ma anche di farlo insieme, servono un confronto ed un progetto.

ACCENSIONE: "Camminare insieme… sì ma come?"

Ognuno dei partecipanti è munito di un foglietto e di una biro. L’animatore concede 3 minuti per scrivere sul foglio le 7 parole che servono per camminare in gruppo insieme…(esempio: pazienza, allegria, voglia di fare). Al termine dei 3 minuti si formeranno delle coppie. Ogni coppia si troverà così con 14 parole. L’animatore concederà alla coppia 5 minuti al massimo per discutere e redigere una nuova lista di 7 parole che vada bene ad entrambi. Scaduti i cinque minuti ogni coppia si unirà ad un’altra coppia e, insieme, a gruppi di 4, dovranno discutere e giungere a formulare una nuova definitiva lista di 7 parole che trovi d’accordo tutti quelli del gruppo. Al termine del gioco ogni gruppo espone agli altri le proprie 7 parole. Quali sono le “cose” che tutti ritengono importanti per camminare in gruppo, insieme, verso Colonia (…e oltre!). Al termine dell’incontro verificate se ne esistono delle altre parole che vi eravate dimenticati.


Cieco nato
voci: Don Luigi Guglielmi

A Gatagara, in Rwanda, visitammo
un ospedale specializzato in ortopedia
che curava e riabilitava bambini handicappati.
Un pomeriggio, in visita a una sala,

notammo un ragazzo che con un seghetto
liberava da un gesso una bimba sorridente.
Il medico che era con noi ci fece notare,
fatto che ci sconvolse, che quel ragazzo era cieco.
Quel giorno, tra la più completa fiducia di una bimba,
nel cuore ferito dell’Africa,
in un ospedale semidistrutto dalla guerra,
a migliaia di chilometri dalla Palestina,

si ripeteva il miracolo del cieco nato.



prendi e mangia:Dal libro di Ezechiele 3,3

“Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo libro, poi va’ e parla al tuo popolo»”.
Parola di Dio

“Camminare insieme...” “...a chi proprio non ti saresti aspettato”

È successo a Cornelio e Pietro

Dagli Atti degli Apostoli 10,1-28; 11,18

“C'era in Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte Italica, uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno verso le tre del pomeriggio vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c'è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite, in tua memoria, innanzi a Dio. E ora manda degli uomini a Giaffa e fa' venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare». Quando l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato fra i suoi attendenti e, spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa.
Il giorno dopo, mentre essi erano per via e si avvicinavano alla città, Pietro salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Ma mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto che discendeva come una tovaglia grande, calata a terra per i quattro capi. In essa c'era ogni sorta di quadrupedi e rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «No davvero, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla di profano e di immondo». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo accadde per tre volte; poi d'un tratto quell'oggetto fu risollevato al cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa significasse ciò che aveva visto, gli uomini inviati da Cornelio, dopo aver domandato della casa di Simone, si fermarono all'ingresso. Chiamarono e chiesero se Simone, detto anche Pietro, alloggiava colà. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va' con loro senza esitazione, perché io li ho mandati». Pietro scese incontro agli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò.
Il giorno seguente si mise in viaggio con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli ed aveva invitato i congiunti e gli amici intimi. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò e trovate riunite molte persone disse loro: «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo. «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!»”.

Parola di Dio

domande SteLLARI

Chi sono le persone che io considero più diverse da me? Come le può vedere Dio?
è successo anche a: “Frate Christian de Chergè”

Priore del monastero trappista di Notre Dame de l'Atlas a Tibhirine, in Algeria, rapito con tutti i suoi monaci la notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 da terroristi armati e sgozzato il 21 maggio. In previsione di una simile morte aveva scritto un testamento.


“Testimonianza di un perdono: testamento di un monaco”

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. (…) Venuto il momento, vorrei avere quell'attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito. Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la "grazia del martirio", il doverla a un algerino, chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l'Islam. So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell'Islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti. L'Algeria e l'Islam, per me, sono un'altra cosa: sono un corpo e un'anima (...) Evidentemente, la mia morte sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!". Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità. Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto. In questo grazie in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli (…) E anche te, amico dell'ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio Padre nostro, di tutti e due. Amen!


provaci: “Rinunciare per la libertà”

CANZONE: “Dipendenza” (di Daniele Silvestri)

Visti da qui siamo così piccoli
coriandoli coloratissimi
chiusi così dentro a quei giocattoli
rettangoli ordinatissimi.

Vorrei sapere rinunciare
al campionato in corso
tenere spento il cellulare
per un bel po’ di tempo
nessuna sigaretta e niente fretta.

Rit.   Combattere la propria dipendenza
riuscire in qualche modo a fare senza
capire dove sta la differenza
tra il vizio e l'esigenza
è una questione di coerenza




Visti da qui siamo quasi comici
convinti di essere unici
persi così dentro i nostri calcoli
colpevoli ma inarrestabili
vorrei sapermi scollegare dalla rete intorno
avere altro a cui pensare
 che a un aggiornamento
nessun telecomando mi raccomando. Rit.

Ma quanto tempo è che non ti manco un pò?
Vorrei poterti confessare le mie debolezze
saperti offrire solamente quello che ci serve
e non telefonarti se sono triste. Rit.

Ci sono delle dipendenze che mi impediscono di camminare insieme agli altri?
Che mi isolano? Ma quali? Posso rinunciarvi?


preghiera: Tonino Bello

Voglio ringraziarti, Signore,
per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte
che gli uomini sono angeli
con un’ala soltanto:
possono volare solo
rimanendoti abbracciati.
A volte nei momenti di confidenza,
oso pensare, Signore, che anche tu
abbia un’ala soltanto.
L’altra la tieni nascosta:
forse per farmi capire
che tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con te.
Perché vivere
non è “trascinare la vita”,
non è “strappare la vita”,
non è “rosicchiare la vita”.
Vivere è abbandonarsi,
come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo
un partner grande come te!





Don Tonino Bello


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