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La pagina degli ex
Rivaio 28 aprile 2002
Il discorso di Giovanni Nasorri agli ex toscani
E’ il secondo
incontro degli ex toscani organizzato da Franco Milighetti, Lino Bambini,
Nazzareno Bargigli, Gino Mazzeschi, Alessandro Neri, Quintilio Vischetti
e dal sottoscritto: gli stessi che hanno organizzato anche l’incontro di
Roma del 14 aprile.
Vi domanderete il perché di questo volersi ritrovare. Innanzitutto
ognuno di noi, in cuor suo, avrà avuto qualche volta il desiderio
recondito di rivedere dopo tanti anni qualcuno degli sbarbatelli coi quali
aveva condiviso tanti mesi al Rivaio e gli sarà apparso alla mente
qualche nome sbiadito. Oggi sono presenti alcuni ragazzetti di allora,
gli stessi coi quali abbiamo condiviso una fetta importante dell’infanzia,
nel momento in cui le nostre coscienze si stavano formando. Il ponte di
questi giorni non ha favorito una presenza nutrita, forse è un periodo
poco indicato e da rivedere, ma era stato stabilito un anno fa e annunciato
su MARIA; quindi ci è parso doveroso non tradire chi aveva programmato
la propria partecipazione.
Una ragione per incontrarci, seguendo un po’ la traccia dei Bresciani,
è di verificare la validità degli insegnamenti ricevuti al
Rivaio e rendersi conto se sono stati decisivi o meno per la propria formazione
religiosa, morale e per la realizzazione umana. Per valorizzare al meglio
il nostro bagaglio morale e spirituale, abbiamo chiesto ed ottenuto di
essere guidati da padre Airò ed incontrarci due o tre volte l’anno
alla parrocchia del Rivaio, durante i momenti forti dell’anno liturgico.
Indubbiamente questo cammino di formazione spirituale non potrà
coinvolgerci tutti e la presenza, per tanti motivi, non potrà essere
garantita in ogni occasione, ma se ci metteremo buona volontà ci
riusciremo. Pensiamoci un po’.
Come già accennai all’incontro di Roma, il mio e nostro impegno
di ricerca degli ex del Rivaio non è fine a se stesso; vogliamo
prima di tutto restituire alla società di Maria una foto dello status
quo di questo momento, un documento forse importante per la Congregazione,
che rappresenta la propria storia dal 1909 al 1975. Ringrazio i Padri del
Rivaio e di Roma, in particolare padre Lorenzo Curti, che hanno permesso
di accedere agli archivi della Congregazione.
Francesco Silvestri di Scalea si è offerto di fare un sito web
con tutte le foto che gli perverranno, e un cd da offrire a chi ne farà
richiesta. Ha chiesto di pubblicare anche tutte le foto di gruppo dell’ex-parlatorio
che sono ancora conservate al Rivaio. Mi preme infine di ringraziare i
Padri della parrocchia del Rivaio per la disponibilità personale
e dei locali.
Due giornate un po’ particolari
E’ da tempo che coltivavo l’idea di realizzare un tuffo nel passato
in modo concreto, è pur vero che attraverso “Maria” non avevo tagliato
in modo drastico i ponti, ma desideravo un contatto reale con gli amici
di un tempo.
Ho sempre avuto un buon ricordo degli anni passati al Rivaio
e ringrazio di cuore i PP. Maristi per quella formazione morale e culturale
che è stata poi indispensabile per l’organizzazione della mia vita
e per la mia carriera di aviatore.
Ho approfittato della prima occasione favorevole per partecipare al
raduno di Roma nell’Istituto S. Giovanni Evangelista il 14 Aprile 2002
e con mia grande sorpresa ho incontrato circa 90 ex adolescenti fisicamente
molto cambiati di cui ricordavo a malapena solo qualche nome, poi pian
piano cercando di mettere a fuoco fatti e circostanze vissute, comuni a
noi tutti, si è spalancato il sacco dei ricordi.
Bella e commovente la S. Messa nella Chiesa dell’Istituto con appropriata
omelia e successiva preghiera personalizzata dai presenti.
Un buon pranzo in un vicino ristorante ha concluso felicemente la giornata.
Il raduno del Rivaio del 28 Aprile 2002 è stato più contenuto
come numero di partecipanti, ma non per questo meno emozionante.
Con alcuni partecipanti avevamo già effettuato il nostro reciproco
riconoscimento quindici giorni prima a Roma, con gli altri si è
provveduto tramite episodi vissuti insieme a ricordare i verdi anni trascorsi
nel nostro “nido”.
La S. Messa, celebrata in una Chiesa ultra moderna intitolata a S.
Pierluigi Chanel, è stata concelebrata da Padre Gianni Colosio che
nella bella e sentita omelia sul Santo Marista ha ricordato a tutti i fedeli
anche la nostra presenza. Un eccellente coro ha allietato le nostre orecchie
con appropriati motivi nei momenti più significativi.
Il convivio, organizzato in modo perfetto dal nostro caro amico Giovanni
Nasorri, si è svolto in una splendida villa ottocentesca (Villa
Schiatti) nelle colline di Montecchio da cui si vedeva l’incantevole scenario
di buona parte della Val di Chiana
Dopo i saluti di addio fatti con la promessa di riincontrarci sempre
più numerosi nei futuri raduni, mi sono sentito in obbligo di andare
a trovare la nostra Madonnina del Rivaio.
Erano circa le ore 16.00 e il portone della Chiesa era chiuso. Memore
dei passaggi interni, seguito da mia moglie un po’ timorosa, che mi ha
accompagnato in ambedue i raduni, siamo sbucati dietro l’altare maggiore
e lì davanti alla Madonna del Rivaio, in quei pochi minuti, in quel
profondo silenzio sono stato sopraffatto da centinaia di ricordi.
Per concludere la serata abbiamo fatto un ampio giro delle zone esterne
del seminario, quella scalinata così solenne e così immensa
dove ogni anno facevamo le foto di gruppo mi è apparsa piccola piccola,
al contrario il campo, teatro dei nostri molteplici giochi era sempre lo
stesso.
Continuando il percorso una piccola delusione: la Madonnina di Lourdes
all’estremo angolo del giardino non c’era più, peccato!
Ilio Palazzi (Alberoro)
Via Claudia, 36
00062 Bracciano (Roma)
06/9987905 - 338/4102028
e-mail: ilio.palazzi@tiscalinet.it
Ricordare per non dimenticare. A proposito del Raduno di Roma
di Nazzareno Bargigli
E’ bello ritrovarci
dopo molti anni (in alcuni casi anche trenta e più) per ‘rimembrare
quel tempo e quell’etate di gioventù sì bella’ trascorsa
al Rivaio. E’ bello ricordare le partite a pallone, le camminate a S. Egidio
e a Cozzano, i compiti in classe più o meno scopiazzati, le famigerate
colazioni con olio di fegato di merluzzo, i rimproveri dei monitori e dei
prefetti…
E’ con questo spirito e con l’intenzione di non perdere le vecchie
amicizie che domenica 14 aprile 2002 circa novanta ex alunni del Rivaio
ci siamo ritrovati a Roma, in via Livorno presso l’Istituto San Giovanni
Evangelista.
I partecipanti, provenienti dalla Toscana, dal Lazio, dall’Abruzzo
e dalla Calabria, dopo i primi attimi di perplessità (dovuta alla
naturale trasformazione fisica) hanno subito fraternizzato nel ricordo
di quegli anni che non si possono e non si devono dimenticare.

Dopo i convenevoli, c siamo riuniti nell’aula magna dell’Istituto dove
padre Colosio ha svolto una breve ma significativa riflessione sullo spirito
marista, voluto da padre Colin, che deve animare ciascuno di noi in ogni
momento della vita. Dopo padre Colosio ha preso la parola padre Duffy,
marista irlandese, che ha esposto, con l’aiuto di alcune diapositive, la
situazione attuale delle missioni mariste nel mondo.
Il punto centrale dell’incontro è stata la celebrazione eucaristica
presieduta da padre Lorenzo Curti nella cappella dell’Istituto. Nella breve
omelia il padre ci ha esortato a vivere la nostra vita di cristiani e di
ex del Rivaio seguendo l’esempio di Maria, madre di tutti e, in modo particolare,
Madre nostra.
Parafrasando un vecchio detto secondo cui tutti i salmi finiscono in
gloria, si può dire che tutti gli incontri finiscono a tavola; il
nostro non ha fatto eccezione. Tra una pietanza e l’altra e con un occhio
alla tv per seguire il Gran Premio di Formula 1 (a proposito, padre Colosio
si è persino dimenticato di bere per guardare la Ferrari…), abbiamo
continuato a ricordare gli anni vissuti a Castiglion Fiorentino.
Al termine ci siamo dati appuntamento per domenica 16 giugno 2002 a
Castiglion Fiorentino, per la Festa della Madonna del Rivaio, dove sarà
presente anche il gruppo degli ex bresciani.
Un grazie di cuore ai Padri di Via Cernaia e di via Livorno per la
loro presenza ed un abbraccio affettuoso a tutti coloro che, per vari motivi,
non hanno potuto partecipare a questo incontro, con la speranza di vederci
il 16 giugno.
Non rispondono all’appello, ma sono presenti.
Dopo la bellissima
giornata dell’11 novembre trascorsa insieme ad ex seminaristi di Rivaio,
ho sentito più volte l’esigenza di ricordare qualcuno che ci ha
abbandonato
È solo adesso, a distanza di mesi, che prendo la penna in mano
per cercare di fissare sulla carta alcuni ricordi e rendere un omaggio
a persone che hanno avuto grande importanza per la mia formazione.
La prima volta che lo vidi, Padre Ferrari, mio professore di lettere
e padre spirituale, rimasi colpito per la delicatezza e fermezza dei suoi
lineamenti, per la luce spirituale che emanava dai suoi occhi.
Aveva la straordinaria capacità di non far pesare le nostre
mancanze e i nostri errori, ma nello stesso tempo faceva in modo, bonariamente,
che non li si dimenticasse. Forse in quel periodo non ero consapevole dell’importanza
dei suoi insegnamenti, ma l’esperienza di vita mi ha confermato di aver
incontrato,conosciuto ed amato un grande e saggio maestro.
La sua gioventù gli consentiva di prendere parte con entusiasmo
ai nostri divertimenti e sapeva passare con disinvoltura quasi fanciullesca
da una partita di calcio ad una predica sullo Spirito Santo. La sua vocazione,
profonda e autentica, è ancora oggi per me una testimonianza e un
incoraggiamento.
Un’altra persona che non era presente l’11 novembre e che vorrei qui
ricordare è Padre Piergiorgio Ricossa, mio caro compagno di studi,
della cui morte accidentale sono recentemente venuto a conoscenza.
Non posso fare a meno di condividere le belle parole del padre di Piergiorgio
pubblicate sul periodico “Maria” e vorrei ricordare inoltre la sua bella
intelligenza, la capacità di cogliere aspetti sottili della vita
e l’umiltà profonda che lo caratterizzava.
Straordinariamente dotato nelle materie umanistiche volle completare
la sua formazione laureandosi più tardi in scienze non tanto per
vanagloria ma per poter offrire il meglio della sua formazione intellettiva
al bene della comunità cristiana.
Le sue grandi capacità non ostacolarono la sua ardente vocazione
ed egli scelse di mettere la sua intelligenza al sevizio dei più
poveri del mondo diventando missionario in Brasile.
Il ricordo del suo coraggio, della sua abnegazione e la luce della
sua anima mi sono tuttora di grande conforto.
Due parole ancora
su Padre Romano Fucini, anch’egli morto recentemente, bella figura di autentico
toscano che contagiava tutti con la sua allegria e le sue battute .
Chi lo ha conosciuto ed ha avuto la fortuna di camminargli accanto,
anche se per pochi minuti rimaneva affascinato e contagiato dalla sicurezza
che gli trasmetteva la sua profonda fede e la consapevolezza di aver fatto
la scelta giusta di Sacerdote Marista.
Sono certo che i nostri fratelli scomparsi sono ben vivi nel mondo che attende tutti noi e non si dimenticano di aiutarci e di sostenerci con le loro preghiere e le loro benedizioni. Penso che le loro vite esemplari debbano continuare ad essere per noi uno stimolo al miglioramento e al servizio, anche nel dolore, anche nelle difficoltà.
Vilucchi
Due riflessioni sugli incontri degli
ex del Rivaio
di p. Gianni Colosio
Una domanda. Mentre parlavo al raduno del 14 aprile a Roma, una signora, moglie di uno degli ex (non ricordo di chi), mi ha interrotto per chiedermi quale sia lo scopo del ritrovarsi dopo tanti anni. Le ho risposto che lo scopo principale è quello di riallacciare gli antichi rapporti d’amicizia e, poi, di riprendere un’attività d’arricchimento alla fonte della spiritualità marista, necessariamente interrotta da lunghi anni durante i quali ciascuno di noi ha costruito la sua vita.
Un’opportunità. Qualcuno potrà dire: non è utopistico credere che, nello spazio di radi e brevi incontri, ciò sia possibile? Sì, e mi spiego. Se davvero gli anni trascorsi al Rivaio hanno lasciato una traccia viva in noi (e così sembra, a detta di tutti), i nostri incontri (anche se brevi e radi) possono ravvivarla e nutrirla, soprattutto ora che le vicende della vita non sono più così coinvolgenti e travolgenti (molti di noi sono ormai attempati, alcuni addirittura in pensione, con i figli ormai accasati…).
Per maturare. Il nostro è il tempo della piena maturità, il tempo di coltivare un sano egoismo (ossia di pensare a se stessi), di riassestare un poco le idee personali. In altre parole, di pensare seriamente alla salute spirituale. E’ pur vero che chi vuole approfondire la fede ed essere utile agli altri lo fa partecipando alle iniziative formative e caritative della propria comunità parrocchiale (e necessariamente deve essere quello il punto di riferimento), ma è altrettanto vero che un’immersione (ripetuta) nella spiritualità marista che ha alimentato l’adolescenza (e per alcuni anche la giovinezza), aiuta a maturare un habitus interiore e uno stile operativo ispirato alla Madre di Cristo. Questo dovrebbe essere la ragione prima degli incontri.
Uno stile
mariale. Qualcuno può legittimamente chiedere in che cosa consista
lo spirito mariale. Rispondo: in una fede senza limiti nella provvida bontà
del Padre celeste (si pensi al sì di Maria nell’Annunciazione e
alla sua virile accettazione del sacrificio del Figlio), espressa in una
preghiera confidente e continua. In una serenità imperturbata anche
di fronte ad eventi drammatici, nella certezza che, nei piani di Dio, tutto
ha un senso (pur se a noi sfugge). Nel vivere con convinzione e continuità
lo spirito del Vangelo di Cristo (sull’esempio di Maria che serbava tutte
queste cose nel suo cuore). Nell’impostare il proprio ambiente famigliare
sulla semplicità e sulla gioiosa cordialità della casa di
Nazaret. In un’acuta sensibilità verso i problemi sociali che spingano,
nella misura del possibile, a soccorrere chi è meno fortunato di
noi e a lottare con coraggio contro le ingiustizie.
L’elemento femminile. Nessuno potrà negare che il nostro
tempo ha estremo bisogno di ricuperare atteggiamenti di misericordia (dal
latino miseri cor dare: offrire il proprio cuore a chi soffre) e di compassione
(dal latino patire cum: condividere i sentimenti con). Nei secoli passati,
sotto il netto predominio dell’elemento maschile quei sentimenti sono stati
spesso ignorati e calpestati da atti di forza, di violenza e di sopraffazione.
Se vogliamo che le cose cambino in meglio, occorre che privilegiamo l’elemento
femminile (che per noi Cristiani è impersonato in modo significativo
dalla Madre di Cristo) i cui caratteri peculiari sono, appunto, la misericordia
e la compassione.
Qualcuno potrà obiettare che pochi e veloci incontri non permettono
grandi approfondimenti su temi tanto complessi. Eppure io sono (ostinatamente)
convinto che anche brevi riflessioni lascino un segno indelebile se chi
vi prende parte è ben disposto. E poi, crediamo o no nella Grazia
divina che opera in noi attraverso le circostanze più impensate
e fortuite?…
Gesti concreti. Nell’incontro al Rivaio degli ex toscani (28
aprile), qualcuno auspicava (Bennati) che, oltre alle riflessioni e ai
momenti di preghiera, scaturissero dagli incontri anche gesti concreti
di solidarietà verso chi è nel bisogno (e citava, come esempio,
l’iniziativa della Tazza di Latte di Padre Buresti, istituita per un aiuto
ai bambini del Perù-Venezuela), come il farsi carico di una comunità
del Terzo Mondo prestando mano d’opera, materiale e assistenza didattica
e tecnica. Trovo che il suggerimento sia particolarmente indovinato. A
voi passare dalle buone intenzioni all’azione. Se verrà attuato,
sarà un segno concreto della vostra volontà di incarnare
quello spirito mariale di misericordia e di compassione di cui il mondo
ha impellente bisogno. E sarà soprattutto la prova che gli incontri
non sono solo un amarcord di compagni attempati (stempiati) e nostalgici,
ma un’occasione per collaborare alla creazione di un mondo dal volto umano
(mariale, appunto).