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Missioni
PADRE GIANNI MORLINI
40 ANNI DI FEDELTA’
di Bruno Spedalieri
Spedalieri è stato compagno di Seminario di Gianni e missionario.
Ottenuto dalla Santa Sede lo scioglimento dai voti, Bruno si è accasato
e vive in Australia. Egli ha avuto la fortuna di partecipare ai festeggiamenti
in onore di Padre Gianni. Il suo circostanziato e interessante reportage
ci fa rivivere quelle giornate.
La provvidenziale
lotteria. Tutto è cominciato con un’intervista fatta a Padre Morlini
apparsa su MARIA (n.1-2 del 2001). Mi aveva colpito la risposta del Padre
alla domanda: “Cosa ti manca di più come missionario?” “Non saprei
– rispose – ho imparato a rinunciare a tutto… Forse mi manca la vicinanza
di un confratello con cui scambiare quattro parole”. Presi subito carta
e penna e gli scrissi. Era l’aprile del 2001. Riferendomi all’intervista,
fra l’altro gli dicevo: “Ho capito forse più di altri la tua risposta
alla domanda cosa ti mancasse di più come missionario. Ti assicuro
che malgrado la distanza e le vie diverse che ciascuno di noi sta percorrendo,
io penso sempre a te e prego per te”.
In giugno il Padre mi scrisse: “Carissimo fratello Bruno, la tua lettera
mi ha fatto immenso piacere, soprattutto ricordando quel nostro 7 aprile
1962. Perché non vieni a trovarmi l’anno prossimo a Tanna per celebrare
insieme quel giorno dopo 40 anni? Nella canonica sono un po’ alle strette,
ma il posto per ricevere amici c’è”. Stimolato da quelle parole
e incoraggiato dai miei familiari, cominciai a fare i piani per un viaggio
a Tanna. Un viaggio che ricorderò sempre con entusiasmo e con gratitudine
a Padre Morlini e alla Provvidenza. Provvidenza sì, perché
di fatto, in quel periodo, la vincita del primo premio ad una lotteria
di beneficenza mi ha fornito il danaro necessario al viaggio.
A Noumea. Il 27 marzo 2002 mi recai a Noumea per festeggiare la Santa Pasqua con mio fratello e la sua famiglia. Ebbi così anche l’occasione d’incontrare vecchi amici: Gildo e Marie Claire Beccalossi, François e Valerie Burke e tante conoscenze che un tempo lontano avevano fatto parte dei movimenti della Gioventù Cattolica della parrocchia di San Giovanni Battista della Valle dei Coloni (…). Padre Denis Jacquin, attuale parroco alla Valle dei Coloni, insistette perché mi fermassi a pranzo con lui: “Lei ha lasciato un buon ricordo qui in parrocchia, mi disse, la gente si ricorda ancora di lei e mi chiede spesso notizie”. Per me fu come un balsamo, da lungo tempo atteso, ma sempre dolce e confortevole. Sulla scrivania della segretaria notai un quadretto della Madonna, in marmo e a rilievo, quadretto che avevo comprato e appeso sopra un altarino nella sala dei giovani.
Le montagne
russe di Tanna. Il 5 aprile partii per Port Vila e fui ospite del dottor
Jean Luc Bador. Sabato 6 mattina volai a Tanna. Padre Morlini venne a prendermi
con tutto il suo Vicariato Foraneo di preti: i Padri David della missione
di Loono, Cyprien di Imaki e Natanael di Lenakel. Avevo lasciato Vila in
un bagno di sudore; a Tanna ho trovato un clima da sanatorio. Le strade
di Tanna però sono paragonabili alle montagne russe e mettono a
dura prova la schiena del missionario; Padre Morlini è costretto
a portare un busto per sostenere meglio gli scossoni. Tanna è una
delle due isole situate all’estremo sud dell’arcipelago Vanuatu e fa parte
della Regione Tafea che comprende le isole di Tanna, Aniwa, Futuna, Erromango
e Anatom. La sua estensione è di Km2 900, misura Km 50 di lunghezza
per 20 circa di larghezza. Conta (secondo il censimento del 1999) 26.000
abitanti di cui 3.500 cattolici.
Il maialetto di Imaru. Durante il tragitto Padre Morlini mi espone il programma: “Oggi, mi dice, passeremo la giornata a Imaru, la mia missione di residenza. Domani festeggeremo il nostro 40mo a Lamlu”. Alla Missione di Imaru si era radunate tutte le Suore dell’isola, nove in tutto. La gente era in fervente attesa del nostro arrivo e abbiamo dovuto sottoporci al cerimoniale di benvenuto. Ci sono state offerte delle collane di fiori e subito sono cominciate le danze di fronte alla nuova sala parrocchiale. Poi, il pranzo. Entro la sala parrocchiale era stata allestita una lunga tavola su cui faceva bella mostra un maialetto cotto allo spiedo, il lap-lap e il bugna (piatti locali), oltre che qualche reminiscenza europea: fagiolini, pasta, maionese e frutta. C’era da mangiare per tutta la tribù! Non è mancato il dolce, preparato con cura dalle suore, i biscotti e le caramelle. Nel pomeriggio le Suore e i Padri hanno lasciato Imaru dandoci appuntamento a Lamlu per l’indomani. Io e Padre Morlini, dopo un po’ di riposo, abbiamo fatto una rivista dei nostri anni di Seminario. Alle 6 di sera i missionari comunicano tra loro via radio; è un appuntamento cui Padre Morlini vuol essere fedele; è il solo modo e il solo momento in cui i missionari di Tanna possono comunicare eventuali problemi o necessità delle loro missioni e richiedere aiuti. A Tanna, infatti, c’è un solo telefono pubblico a Lenakel, centro commerciale dell’isola, e un solo ufficio postale a Isangel, centro amministrativo (qui si trova anche, si fa per dire, il Palazzo della Regione e il Palazzo di Giustizia).
Gli apostoli
di Tanna. A Tanna risiedono quattro sacerdoti, due Fratelli e nove Suore:
Suliana, Valelia e Capeliela (di Wallis), Marta e Veronica (di Ambrim),
Anita Vira e Alexie (di Walarano), Marie Claire del Madagascar e Veronique
francese. Imaki è stata l’ultima missione di Padre Bordiga; vi era
giunto dopo un lungo servizio a Loono. Oggi in quella missione vi è
Padre Cyprien con tre Suore (Capeliela, Marie Claire e Veronique) e da
essa dipendono i centri missionari di Ienavateng, Itaku e Port Resolution.
A Loono vi è solo Padre David e deve servire pure i centri di
Lautapunga (situata proprio sotto il vulcano), Engataleki e Ipexel. La
missione di Lautapunga è stata fondata da Samuel Iahnamu, morto
il 16 aprile 2000. Samuel aveva avuto la gioia di assistere, proprio in
quella missione, all’ordinazione del primo sacerdote nativo di Tanna, Padre
Albert Kali Iakis, il 7 dicembre 1996 (Albert ora si trova a Santo, nella
missione di Suor Teresa). A Loono, ai tempi di Padre Bordiga, era giunta
la prima Suora missionaria. La missione era così arretrata e mal
servita che la Congregazione delle suore Missionarie Mariste non osava
inviarvi consorelle; finché, un giorno, la vecchia Suor Anthelme
decise di rispondere affermativamente agli appelli di Padre Bordiga. La
Suora dormiva in una povera capanna sopra un pagliericcio, ma era di un
dinamismo e di una forza da non dirsi. Lo stesso Bordiga diceva che nelle
frequenti marce a piedi per visitare i vari centri non riusciva a starle
dietro.
A Lenakel è di servizio padre Natanael coadiuvato dalle Suore
Marta, Veronica e Alexie. La chiesa sorgeva un tempo nei pressi della spiaggia,
ma nel 1959 un maremoto la distrusse. Fu ricostruita più arretrata
e su un pianoro, dove si trova tuttora, da Padre Sacco. Sacco è
stato l’apostolo di Lenakel. Nel gennaio scorso egli si è recato
in vacanza in Inghilterra e là è morto all’età di
81 anni. Da Lenakel dipendono le missioni di Loanatom, Ikiti, Ikaakaak
e Green Point.
A Lamlu non c’è il missionario, ma due Fratelli del Sacro Cuore
e le Suore Anita, Suliana e Valelia. Lamlu, come pure Imafen dipendono
da Imaru.
La diocesi
di Vanuatu. Conta oggi 16 sacerdoti indigeni e solo 6 europei. Il Vescovo,
Michel Visi, è nativo di Lolowai (isola di Ambae) Aveva frequentato
la scuola di Lolopuepue dal 1962 al ’68; Lolopuepue fu una delle prime
missioni cui era stato assegnato Padre Morlini al suo arrivo nel Vanuatu;
vi è rimasto per ben 9 anni (dal 1966 al ’75); in tal modo ha potuto
seguire il progresso intellettuale e spirituale del dodicenne Michel Visi,
futuro vescovo.
L’evangelizzazione dei rimanenti pagani procede oggi a spizzico, ma
procede. Padre Morlini mi dice che nella sua missione celebra 10-12 Battesimi
di adulti ogni anno. Oggi il missionario deve saper cogliere ogni occasione
per avvicinare i pagani. Con i Protestanti si è stabilito un tacito
accordo; loro operano al nord dell’isola e i Cattolici nel sud; fra loro
non ci sono più frizioni. Ciascun gruppo cristiano cerca di esercitare
la sua influenza sui pagani della sua zona. Al Sud si trovano i seguaci
di John Frum i quali praticano il culto del cargo, un culto sempre vivo,
ma che apparentemente comincia a creare frustrazione e quindi a contrarsi.
Certo, in un paese dove manca l’elettricità, il telefono, la tv,
dove non ci sono strade decenti, dove la sola acqua disponibile è
quella piovana, dove le auto si contano sulle dita della mano, il benessere
fa gola specialmente a coloro che lo hanno sperimentato durante l’occupazione
americana degli anni Quaranta o durante i viaggi a Port Vila.
Le strategie di Padre Gianni. La tattica di Padre Morlini sta nel frequentare il nakamal, il luogo d’incontro della tribù, di partecipare alla cerimonia del kava e di dare passaggi sulla sua auto a coloro che incontra per strada, siano essi cristiani o no. A chi incontra, chiede dove è diretto, se vuole un passaggio e poi attacca discorso: a quale nakamal appartiene, dove è situato, e diplomaticamente si autoinvita alla cerimonia del kava, certo che il suo passeggero, grato del servizio ottenuto, lo introdurrà alla gente della sua tribù. Farsi conoscere è il primo passo; poi seguirà l’invito ai bambini di quella tribù di frequentare la scuola della missione e, attraverso i bambini, la buona parola passerà ai genitori.
Il kava. La sera del mio arrivo ad Imaru Padre Morlini ed io siamo stati invitati al nakamal per il kava. Cammin facendo il Padre mi dice: “Qui lo preparano nel modo tradizionale. Se non te la senti, non sei tenuto a berlo”. Il modo tradizionale vuole che la radice del kava sia masticata da un gruppo di giovani; la poltiglia viene poi diluita in poca acqua e spremuta entro una tazza in noce di cocco. Lo si beve tutto d’un fiato e l’usanza vuole che si sputi a terra, si renda la tazza vuota e ci si sieda in silenzio. Se si vuol parlare bisogna farlo sottovoce per non disturbare gli altri. Su un lato del nakamal arde un falò. In genere il kava è offerto due volte. Quando coloro che hanno bevuto si alzano per fare ritorno alle loro capanne, viene dato loro un tizzone ardente. Quelli che li incontrano sanno così che non devono disturbarli e lasciare loro il passo. Io ho bevuto il mio kava e, tra la sorpresa generale, ho seguito il protocollo alla perfezione. Ma subito ho sperimentato l’effetto inebriante della bevanda: quando sono partito, circa mezz’ora più tardi, barcollavo come un ubriaco. La pratica del kava un tempo era stata bandita dai missionari europei e non tolleravano che i cristiani partecipassero alla cerimonia. Le ragioni addotte erano che il kava è una sostanza intossicante e una pratica pagana. Nella credenza indigena, quando una persona beve il kava entra in contatto con lo… spirito (una sorta di estasi). E’ questa la ragione per cui, durante la cerimonia, è richiesto il silenzio. Oggi i sacerdoti indigeni tendono a frequentare regolarmente il nakamal e i pochi missionari europei sono diventati più flessibili. Senza ombra di dubbio, il termine spirito meriterebbe di essere studiato per potergli dare un’interpretazione più specifica e realistica.
7 Aprile
2002, giorno dell’anniversario. Colazione alle ore 7: caffè solubile,
latte in polvere, pane riscaldato, una fetta di colomba Motta (portata
da me dall’Australia), e frutta. Padre Gianni usa riscaldare ogni giorno
tutto il pezzo di pane per evitare che si ammuffisca; una pagnotta, infatti,
gli deve durare almeno una settimana. A Tanna, il missionario vive quasi
in simbiosi con le formiche: delle formichette microscopiche che s’infiltrano
ovunque, malgrado le precauzioni. “Dopo aver preparato e zuccherato il
latte, è prudente – mi dice – filtrarlo per togliere grumi e formiche”.
Dopo colazione si parte per Lamlu. All’entrata del villaggio, a pochi metri
l’uno dall’altro, sono stati eretti due archi intrecciati di rami e su
di essi sono stesi due striscioni di carta con la scritta: Bienvenus a
Lamlu. Ad attenderci sotto gli archi vi è un gruppo di danzatori
in costume per la danza. Lasciata l’auto siamo stati accompagnati verso
la scuola dove sono allineati gli anziani del villaggio, i Padri David
e Nataniel. Le Suore e i Fratelli; Padre Cyprien con le Suore di Imaki
sono giunti più tardi perché si sono impantanati in una strada
melmosa: incidente alquanto abituale da queste parti. Ci sono state offerte
delle collane di fiori e dopo le parole di benvenuto del catechista sono
iniziate le danze. La Santa Messa è cominciata alle 9,30. La chiesetta
è addobbata a festa e nell’abside, sotto il Crocifisso, sono scritte
a caratteri d’oro le parole: 40 Ans de Fidelité. Parole d’oro che
dicono tanto. Nel suo sermoncino in bishlamar e in francese, prendendo
spunto da quelle parole, Padre Morlini ha saputo testimoniare in breve
la riconoscenza per la vocazione a cui è stato chiamato e per l’assistenza
che Dio e la Madonna gli hanno sempre dato durante i 40 anni di apostolato
in Vanuatu, anni costellati di difficoltà e di episodi non sempre
piacevoli. Egli mi aveva già presentato ai fedeli e ha voluto che
l’assistessi all’altare come ministro dell’Eucaristia. Commovente è
stato il momento in cui il Padre ha offerto un cero alla Madonna. Il pranzo
è stato degno della circostanza; non solo c’era il tradizionale
maialetto allo spiedo, il pollo, il bugna e vari tipi di lap-lap, ma anche
il dolce che le Suore hanno preparato, lo spumante che ho portato io da
Noumea e persino il gelato che Suor Françoise Nguyen (una mia ex
giovane parrocchiana della Valle dei Coloni ed ora Economa regionale del
Vanuatu) ci ha spedito per aereo quella stessa mattina. Sono seguiti i
discorsi di rito e l’offerta dei doni.
Un tragico
incidente. Padre Gianni è cieco di un occhio. Nel 1991 si era recato
a Lenakel per spedire a Port Vila dei rami di kava affidatigli dalle Suore;
quel giorno era infatti di passaggio a Tanna un battello malaysiano. Giunto
al porto, il Padre notò che il mare era mosso e che i marinai faticavano
ad attraccare. Una corda era stata allacciata allo spuntone di una roccia
corallina e il capitano manovrava per far avvicinare il fianco del battello
alla banchina. Tutt’ad un tratto lo spuntone della roccia cedette e fu
lanciato come per fionda sulla testa del Padre che, colpito, cadde svenuto.
Si risvegliò in ospedale. Quello spuntone di roccia aveva causato
al povero Morlini un affossamento, tutt’ora visibile, sopra il ciglio destro
e la recisione totale e irreparabile del nervo ottico destro.
L’infernale Yasur. L’8 aprile, Celebrata l’Eucaristia durante la quale Padre Gianni ha ricordato la sua Prima Messa a Moncalieri e dopo la colazione offerta dalle Suore, siamo partiti per Loanatom, Isangel e Lenakel. Abbiamo pranzato a Lenakel coi Padri Natanael e David e abbiamo poi raggiunto la valle del vulcano Yasur. Uno spettacolo indescrivibile: un’immensità grigia e polverosa, segnata qua e là da qualche misero arbusto, colate di cenere tra alberi e strade. Nel fosco crepuscolo, dei boati, ritmati e accompagnati da sbocchi di fumo e di cenere. L’aria sa di zolfo e il vento ci sferza senza posa, con folate di sabbia. Poiché le missioni di Loono e di Lautapunga sono sulla direttrice dei venti, non meraviglia che qui tutto sia coperto di una coltre di polvere vulcanica. Si rientra la sera ad Imaru. Dopo le comunicazioni-radio delle 6 e il kava rituale, prepariamo la cena accompagnata da un puré di patate e da una pasta bolognese, squisitissima, della ditta Gianni Morlini. Squisitissima, ho detto tutto; potrebbe essere degnamente servita all’Hilton Hotel di Sydney!
La falciatrice
e il pollo. Martedì 9, giornata di riposo. Riposo per modo di dire.
In una missione non si riposa mai. Le suore lamentano che la falciatrice
meccanica non funziona a dovere. Il povero Padre Gianni smonta, pulisce
e annota i pezzi mancanti o guasti. Io non sono meccanico, ma uomo pratico
sì; gli suggerisco che, forse, è più economico comprare
una falciatrice nuova invece che la dozzina di pezzi da sostituire. Padre
Morlini trova saggio il mio suggerimento e decide di partire con me, l’indomani,
per fare l’acquisto nella capitale Port Vila. Contenti della risoluzione
presa, ci siamo dedicati ad un’altra operazione: in mattinata, una santa
donna era venuta a offrire al missionario e al suo ospite un polletto già
spennato. Si tratta ora di tagliarlo e pulirlo a dovere. Guardo con curiosità
Padre Morlini manipolare il pennuto. Gli chiedo dove ha imparato. “L’ho
visto fare qualche volta da mia madre”, mi ha risposto. E con dedizione
e pazienza ha continuato l’operazione. Era interessante vedere con quanta
delicatezza trattava il pollo: lo teneva con due dita per non fargli troppo…male
e usava il coltello a mo’ di bisturi. Il Padre ha messo i pezzi di carne
nella pentola a pressione aggiungendovi un peperone e dei fagiolini; poi
l’ha chiusa ermeticamente e posta sul fornello. “Bastano venti minuti”,
ha detto, mentre poneva le zampe, la testa e le interiora entro un sacchetto
di plastica. “Per i nostri
bambini - mi ha spiegato -; è come dar
loro delle caramelle”. Non so quanto i bambini abbiano gustato quel tipo
di… caramelle, ma il pollo di Padre Morlini era certamente appetitoso.
Nel pomeriggio siamo passati a salutare le Suore e a chiedere se avessero
delle missive per Port Vila. Poi ci siamo dedicati ai bagagli; al mattino
infatti non c’era tempo da perdere poiché l’aereo partiva alle 8,25.
La torta del Console. Eccomi a Port Vila. Mi piacerebbe poter incontrare il Vescovo, Monsignor Visi; non avevo potuto vederlo durante il mio breve soggiorno del luglio 1999 perché era in viaggio apostolico per le isole. Desidererei incontrarlo almeno ora, ma proprio alla vigilia ci è stato comunicato via radio che è in viaggio per la Malaysia. A Vila si è però diffusa la notizia della mia presenza in Vanuatu e della circostanza per cui ero là. Il console onorario d’Italia a Port Vila, Signora Teresa Traverso, avendo saputo della festosa circostanza del 40mo di Sacerdozio di Padre Morlini, ha voluto inviare un’enorme torta gelato e tre bottiglie di champagne. L’11 aprile quindi sono stato invitato al Vescovado da Padre Cyril Tofor, sacerdote melanesiano, Curato della Cattedrale e Vicario Generale. Vi ho trovato i Padri Morlini e Patrice (indigeno, assistente di Tofor) e i Padri Maristi Janique e Rodet; al momento del dolce si sono unite a noi le Suore della Cattedrale. A Parey ho avuto il piacere di rivedere le Suore Agostina, Renata, Gianpaola, Marie Françoise Nguyen, Tiziana e altri amici di un tempo. Ho anche visitato il Museo delle Missioni che Padre Rodet sta allestendo.
“Brucerò
la mia vita”. Come sempre, purtroppo, gli eventi felici passano. Rimangono
i ricordi e una certa nostalgia. Ma la gioia di ritrovarmi con Padre Morlini
dopo tanti anni, e per una circostanza tanto significativa, non mi lascerà
più. La visita a Tanna è stata come un pellegrinaggio, un’esperienza
che mi ha rivelato come tanti missionari vivono ancora oggi una vita di
dedizione totale, privi di comodità, ma ricchi di generosità
e di amore per le anime. Padre Morlini vede il numero dei missionari bianchi
diminuire. Sa bene che prima o poi anche a lui verrà forse chiesto
di lasciare quelle isole, come è già capitato ai Padri Clementi,
Bordiga e De Stephanis. E’ pronto a tutto. “Desidererei però – mi
specifica – poter lasciare sul posto delle strutture complete: chiese e
scuole, poiché noi missionari d’Europa possiamo contare sugli aiuti
dei parenti, amici e conoscenti. I preti indigeni non hanno di questi aiuti.
E d’altra parte se ci sono strutture in piedi, il clero locale potrà
concentrarsi a diffondere e ad approfondire la fede”.
Curiosando tra le pagine del Breviario di Padre Gianni ho trovato un’immagine
con la scritta: “Chiamami ancora, chiamami per nome; sulla tua parola getterò
le reti, brucerò la mia vita. Nient’altro vale se non essere con
te, o Signore”. Questo è senza dubbio il programma di vita di Padre
Gianni Morlini, missionario marista nel Vanuatu.
Missione nella Diocesi di Trujillo
Luogo
Trujillo è una piccola città che si trova nella zona
delle Ande venezuelane. Le altre città andine importanti sono Mérida
e San Cristóbal, rispettivamente capitali degli stati di Mérida
e Táchira.
La Diocesi di Trujillo si estende dalla montagna, con clima sopportabile,
e altopiani di 4000 metri, fino alla costa orientale del lago di Maracaibo,
con temperature calde (circa 35 gradi) e alto grado di umidità.
Il Vescovo ci ha destinato alla parrocchia di Sant’Apollonia, che si
trova in questa zona calda, e che è l’insediamento principale. Il
parroco, un giovane sacerdote di appena 4 anni di ordinazione, deve prestare
la sua cura pastorale ad altri villaggi di minor conto, circa otto, e quasi
tutti hanno la loro cappella. Ci ha chiesto di occuparci dei villaggi del
chilometro 12 e 17, e di un altro più piccolo.
Prospettive vocazionali
Non è questo il caso di descrivere quello che abbiamo fatto
sul piano della pastorale. La ragione principale per la quale siamo stati
là fu quella di esplorare la possibilità di trovare vocazioni
per la Società di Maria. Il secondo motivo fu quello di offrire
una esperienza missionaria agli studenti in formazione.
Il più interessante di tutto è quello che ci dissero
il Vescovo e il Rettore del Seminario di Trujillo, al momento del commiato.
Il Vescovo ci diceva che le porte della sua diocesi erano aperte: potevamo
tornare, volendolo, sia per un’azione missionaria, sia per aprire una casa-comunità
marista nella sua Diocesi. Dall’altro lato, era molto orgoglioso del fatto
che durante i suoi anni di ministero pastorale nella Diocesi aveva ordinato
già 45 sacerdoti. Per dirci che c’era abbondanza di vocazioni.
Per parte sua il Rettore del Seminario ci diceva che essi hanno un
ritiro mensile con i giovani nel seminario, e ci invitava a parteciparvi
per presentare il carisma marista. Ci diceva anche di essere contento nel
caso che ci fossero dei giovani che desiderano entrare con i maristi.
“Qui ci sono vocazioni per tutti, e inoltre noi abbiamo difficoltà
a riceverle tutte per mancanza di mezzi”.
Piano di azione
Come Padri maristi, abbiamo valutato quanto è stato detto e
quanto ci si offre. Pensiamo che non bisogna disprezzare questa opportunità
che la Provvidenza ci offre per garantire la impiantazione della Società
di Maria in Venezuela. Siamo giunti a formulare il seguente piano di azione:
1. Il P. Miguel vada a Trujillo nel mese di maggio e di giugno, per
partecipare al ritiro dei giovani, per presentare il carisma marista;
2. In agosto contiamo di realizzare una nuova missione nella parrocchia
di Sant’Apollonia, dove il parroco ci ha richiesto la presenza per poter
prendere quindici giorni di riposo;
3. Nella missione di agosto il P. Miguel sia accompagnato da un seminarista
e da qualche altro membro dell’équipe vocazionale di Valencia-Maracay;
4. Se la situazione si mostrerà favorevole e comincerà
a produrre frutti positivi per il seminario, allora, a partire da ottobre,
il P. Miguel si stabilirà nella diocesi di Trujillo in maniera permanente
per dedicarsi alla pastorale vocazionale e, senza assumere opere proprie,
porsi al servizio del Vescovo per aiutare i sacerdoti nelle necessità
delle proprie parrocchie. È previsto un ritorno periodico a Valencia,
per condividere le informazioni sul lavoro con i confratelli.
5. Per portare a compimento il punto anteriore, è urgente e
imprescindibile l’arrivo di un altro marista in Venezuela. Questo marista
deve poter già parlare spagnolo, e interessarsi alla formazione
dei giovani che abbiamo già nel seminario di Paso Real, e prendere
la responsabilità dell’équipe di pastorale vocazionale di
Valencia-Maracay. L’azione pastorale parrocchiale è di minor importanza.
6. Il Venezuela sta già aspettando un rinforzo che accompagni
P. Peter a Lancones (Nord del Perù). Speriamo che i Superiori possano
rispondere urgentemente a questa necessità. Pensiamo infatti che
permetterà il decollo del Venezuela, rispetto all’impiantazione
della Società di Maria. Sarebbe sufficiente che il Padre che verrà
si impegni per un periodo di tre anni. Magari potessero collaborare a quest’opera
Spagna e Italia, che sono le nostre Province d’origine.
Le cose stanno a questo punto, e le comunichiamo con molta allegria
e speranza, con il desiderio ardente di trovare un’eco in coloro che hanno
la possibilità di aiutarci.
I Maristi del Venezuela.
P. Valentin García, P. Franco Pecci, P. Angel Saiz, P. Michele
Palumbo, Scolastico Jhonny Rivas, Scolastico Gilberto Marrero, e il postulante
Freddy Scott.