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 Redazione P.Giovanni B. Colosio, P.Agostino Piovesan
 Composizione e Impaginazione P.Agostino Piovesan

Missioni






PADRE GIANNI MORLINI
40 ANNI DI FEDELTA’
di Bruno Spedalieri

Spedalieri è stato compagno di Seminario di Gianni e missionario. Ottenuto dalla Santa Sede lo scioglimento dai voti, Bruno si è accasato e vive in Australia. Egli ha avuto la fortuna di partecipare ai festeggiamenti in onore di Padre Gianni. Il suo circostanziato e interessante reportage ci fa rivivere quelle giornate.
 

La provvidenziale lotteria. Tutto è cominciato con un’intervista fatta a Padre Morlini apparsa su MARIA (n.1-2 del 2001). Mi aveva colpito la risposta del Padre alla domanda: “Cosa ti manca di più come missionario?” “Non saprei – rispose – ho imparato a rinunciare a tutto… Forse mi manca la vicinanza di un confratello con cui scambiare quattro parole”. Presi subito carta e penna e gli scrissi. Era l’aprile del 2001. Riferendomi all’intervista, fra l’altro gli dicevo: “Ho capito forse più di altri la tua risposta alla domanda cosa ti mancasse di più come missionario. Ti assicuro che malgrado la distanza e le vie diverse che ciascuno di noi sta percorrendo, io penso sempre a te e prego per te”.
In giugno il Padre mi scrisse: “Carissimo fratello Bruno, la tua lettera mi ha fatto immenso piacere, soprattutto ricordando quel nostro 7 aprile 1962. Perché non vieni a trovarmi l’anno prossimo a Tanna per celebrare insieme quel giorno dopo 40 anni? Nella canonica sono un po’ alle strette, ma il posto per ricevere amici c’è”. Stimolato da quelle parole e incoraggiato dai miei familiari, cominciai a fare i piani per un viaggio a Tanna. Un viaggio che ricorderò sempre con entusiasmo e con gratitudine a Padre Morlini e alla Provvidenza. Provvidenza sì, perché di fatto, in quel periodo, la vincita del primo premio ad una lotteria di beneficenza mi ha fornito il danaro necessario al viaggio.

A Noumea. Il 27 marzo 2002 mi recai a Noumea per festeggiare la Santa Pasqua con mio fratello e la sua famiglia. Ebbi così anche l’occasione d’incontrare vecchi amici: Gildo e Marie Claire Beccalossi, François e Valerie Burke e tante conoscenze che un tempo lontano avevano fatto parte dei movimenti della Gioventù Cattolica della parrocchia di San Giovanni Battista della Valle dei Coloni (…). Padre Denis Jacquin, attuale parroco alla Valle dei Coloni, insistette perché mi fermassi a pranzo con lui: “Lei ha lasciato un buon ricordo qui in parrocchia, mi disse, la gente si ricorda ancora di lei e mi chiede spesso notizie”. Per me fu come un balsamo, da lungo tempo atteso, ma sempre dolce e confortevole. Sulla scrivania della segretaria notai un quadretto della Madonna, in marmo e a rilievo, quadretto che avevo comprato e appeso sopra un altarino nella sala dei giovani.

Le montagne russe di Tanna. Il 5 aprile partii per Port Vila e fui ospite del dottor Jean Luc Bador. Sabato 6 mattina volai a Tanna. Padre Morlini venne a prendermi con tutto il suo Vicariato Foraneo di preti: i Padri David della missione di Loono, Cyprien di Imaki e Natanael di Lenakel. Avevo lasciato Vila in un bagno di sudore; a Tanna ho trovato un clima da sanatorio. Le strade di Tanna però sono paragonabili alle montagne russe e mettono a dura prova la schiena del missionario; Padre Morlini è costretto a portare un busto per sostenere meglio gli scossoni. Tanna è una delle due isole situate all’estremo sud dell’arcipelago Vanuatu e fa parte della Regione Tafea che comprende le isole di Tanna, Aniwa, Futuna, Erromango e Anatom. La sua estensione è di Km2 900, misura Km 50 di lunghezza per 20 circa di larghezza. Conta (secondo il censimento del 1999) 26.000 abitanti di cui 3.500 cattolici.

Il maialetto di Imaru. Durante il tragitto Padre Morlini mi espone il programma: “Oggi, mi dice, passeremo la giornata a Imaru, la mia missione di residenza. Domani festeggeremo il nostro 40mo a Lamlu”. Alla Missione di Imaru si era radunate tutte le Suore dell’isola, nove in tutto. La gente era in fervente attesa del nostro arrivo e abbiamo dovuto sottoporci al cerimoniale di benvenuto. Ci sono state offerte delle collane di fiori e subito sono cominciate le danze di fronte alla nuova sala parrocchiale. Poi, il pranzo. Entro la sala parrocchiale era stata allestita una lunga tavola su cui faceva bella mostra un maialetto cotto allo spiedo, il lap-lap e il bugna (piatti locali), oltre che qualche reminiscenza europea: fagiolini, pasta, maionese e frutta. C’era da mangiare per tutta la tribù! Non è mancato il dolce, preparato con cura dalle suore, i biscotti e le caramelle. Nel pomeriggio le Suore e i Padri hanno lasciato Imaru dandoci appuntamento a Lamlu per l’indomani. Io e Padre Morlini, dopo un po’ di riposo, abbiamo fatto una rivista dei nostri anni di Seminario. Alle 6 di sera i missionari comunicano tra loro via radio; è un appuntamento cui Padre Morlini vuol essere fedele; è il solo modo e il solo momento in cui i missionari di Tanna possono comunicare eventuali problemi o necessità delle loro missioni e richiedere aiuti. A Tanna, infatti, c’è un solo telefono pubblico a Lenakel, centro commerciale dell’isola, e un solo ufficio postale a Isangel, centro amministrativo (qui si trova anche, si fa per dire, il Palazzo della Regione e il Palazzo di Giustizia).

Gli apostoli di Tanna. A Tanna risiedono quattro sacerdoti, due Fratelli e nove Suore: Suliana, Valelia e Capeliela (di Wallis), Marta e Veronica (di Ambrim), Anita Vira e Alexie (di Walarano), Marie Claire del Madagascar e Veronique francese. Imaki è stata l’ultima missione di Padre Bordiga; vi era giunto dopo un lungo servizio a Loono. Oggi in quella missione vi è Padre Cyprien con tre Suore (Capeliela, Marie Claire e Veronique) e da essa dipendono i centri missionari di Ienavateng, Itaku e Port Resolution.
A Loono vi è solo Padre David e deve servire pure i centri di Lautapunga (situata proprio sotto il vulcano), Engataleki e Ipexel. La missione di Lautapunga è stata fondata da Samuel Iahnamu, morto il 16 aprile 2000. Samuel aveva avuto la gioia di assistere, proprio in quella missione, all’ordinazione del primo sacerdote nativo di Tanna, Padre Albert Kali Iakis, il 7 dicembre 1996 (Albert ora si trova a Santo, nella missione di Suor Teresa). A Loono, ai tempi di Padre Bordiga, era giunta la prima Suora missionaria. La missione era così arretrata e mal servita che la Congregazione delle suore Missionarie Mariste non osava inviarvi consorelle; finché, un giorno, la vecchia Suor Anthelme decise di rispondere affermativamente agli appelli di Padre Bordiga. La Suora dormiva in una povera capanna sopra un pagliericcio, ma era di un dinamismo e di una forza da non dirsi. Lo stesso Bordiga diceva che nelle frequenti marce a piedi per visitare i vari centri non riusciva a starle dietro.
A Lenakel è di servizio padre Natanael coadiuvato dalle Suore Marta, Veronica e Alexie. La chiesa sorgeva un tempo nei pressi della spiaggia, ma nel 1959 un maremoto la distrusse. Fu ricostruita più arretrata e su un pianoro, dove si trova tuttora, da Padre Sacco. Sacco è stato l’apostolo di Lenakel. Nel gennaio scorso egli si è recato in vacanza in Inghilterra e là è morto all’età di 81 anni. Da Lenakel dipendono le missioni di Loanatom, Ikiti, Ikaakaak e Green Point.
A Lamlu non c’è il missionario, ma due Fratelli del Sacro Cuore e le Suore Anita, Suliana e Valelia. Lamlu, come pure Imafen dipendono da Imaru.

La diocesi di Vanuatu. Conta oggi 16 sacerdoti indigeni e solo 6 europei. Il Vescovo, Michel Visi, è nativo di Lolowai (isola di Ambae) Aveva frequentato la scuola di Lolopuepue dal 1962 al ’68; Lolopuepue fu una delle prime missioni cui era stato assegnato Padre Morlini al suo arrivo nel Vanuatu; vi è rimasto per ben 9 anni (dal 1966 al ’75); in tal modo ha potuto seguire il progresso intellettuale e spirituale del dodicenne Michel Visi, futuro vescovo.
L’evangelizzazione dei rimanenti pagani procede oggi a spizzico, ma procede. Padre Morlini mi dice che nella sua missione celebra 10-12 Battesimi di adulti ogni anno. Oggi il missionario deve saper cogliere ogni occasione per avvicinare i pagani. Con i Protestanti si è stabilito un tacito accordo; loro operano al nord dell’isola e i Cattolici nel sud; fra loro non ci sono più frizioni. Ciascun gruppo cristiano cerca di esercitare la sua influenza sui pagani della sua zona. Al Sud si trovano i seguaci di John Frum i quali praticano il culto del cargo, un culto sempre vivo, ma che apparentemente comincia a creare frustrazione e quindi a contrarsi. Certo, in un paese dove manca l’elettricità, il telefono, la tv, dove non ci sono strade decenti, dove la sola acqua disponibile è quella piovana, dove le auto si contano sulle dita della mano, il benessere fa gola specialmente a coloro che lo hanno sperimentato durante l’occupazione americana degli anni Quaranta o durante i viaggi a Port Vila.

Le strategie di Padre Gianni. La tattica di Padre Morlini sta nel frequentare il nakamal, il luogo d’incontro della tribù, di partecipare alla cerimonia del kava e di dare passaggi sulla sua auto a coloro che incontra per strada, siano essi cristiani o no. A chi incontra, chiede dove è diretto, se vuole un passaggio e poi attacca discorso: a quale nakamal appartiene, dove è situato, e diplomaticamente si autoinvita alla cerimonia del kava, certo che il suo passeggero, grato del servizio ottenuto, lo introdurrà alla gente della sua tribù. Farsi conoscere è il primo passo; poi seguirà l’invito ai bambini di quella tribù di frequentare la scuola della missione e, attraverso i bambini, la buona parola passerà ai genitori.

Il kava. La sera del mio arrivo ad Imaru Padre Morlini ed io siamo stati invitati al nakamal per il kava. Cammin facendo il Padre mi dice: “Qui lo preparano nel modo tradizionale. Se non te la senti, non sei tenuto a berlo”. Il modo tradizionale vuole che la radice del kava sia masticata da un gruppo di giovani; la poltiglia viene poi diluita in poca acqua e spremuta entro una tazza in noce di cocco. Lo si beve tutto d’un fiato e l’usanza vuole che si sputi a terra, si renda la tazza vuota e ci si sieda in silenzio. Se si vuol parlare bisogna farlo sottovoce per non disturbare gli altri. Su un lato del nakamal arde un falò. In genere il kava è offerto due volte. Quando coloro che hanno bevuto si alzano per fare ritorno alle loro capanne, viene dato loro un tizzone ardente. Quelli che li incontrano sanno così che non devono disturbarli e lasciare loro il passo. Io ho bevuto il mio kava e, tra la sorpresa generale, ho seguito il protocollo alla perfezione. Ma subito ho sperimentato l’effetto inebriante della bevanda: quando sono partito, circa mezz’ora più tardi, barcollavo come un ubriaco. La pratica del kava un tempo era stata bandita dai missionari europei e non tolleravano che i cristiani partecipassero alla cerimonia. Le ragioni addotte erano che il kava è una sostanza intossicante e una pratica pagana. Nella credenza indigena, quando una persona beve il kava entra in contatto con lo… spirito (una sorta di estasi). E’ questa la ragione per cui, durante la cerimonia, è richiesto il silenzio. Oggi i sacerdoti indigeni tendono a frequentare regolarmente il nakamal e i pochi missionari europei sono diventati più flessibili. Senza ombra di dubbio, il termine spirito meriterebbe di essere studiato per potergli dare un’interpretazione più specifica e realistica.

7 Aprile 2002, giorno dell’anniversario. Colazione alle ore 7: caffè solubile, latte in polvere, pane riscaldato, una fetta di colomba Motta (portata da me dall’Australia), e frutta. Padre Gianni usa riscaldare ogni giorno tutto il pezzo di pane per evitare che si ammuffisca; una pagnotta, infatti, gli deve durare almeno una settimana. A Tanna, il missionario vive quasi in simbiosi con le formiche: delle formichette microscopiche che s’infiltrano ovunque, malgrado le precauzioni. “Dopo aver preparato e zuccherato il latte, è prudente – mi dice – filtrarlo per togliere grumi e formiche”. Dopo colazione si parte per Lamlu. All’entrata del villaggio, a pochi metri l’uno dall’altro, sono stati eretti due archi intrecciati di rami e su di essi sono stesi due striscioni di carta con la scritta: Bienvenus a Lamlu. Ad attenderci sotto gli archi vi è un gruppo di danzatori in costume per la danza. Lasciata l’auto siamo stati accompagnati verso la scuola dove sono allineati gli anziani del villaggio, i Padri David e Nataniel. Le Suore e i Fratelli; Padre Cyprien con le Suore di Imaki sono giunti più tardi perché si sono impantanati in una strada melmosa: incidente alquanto abituale da queste parti. Ci sono state offerte delle collane di fiori e dopo le parole di benvenuto del catechista sono iniziate le danze. La Santa Messa è cominciata alle 9,30. La chiesetta è addobbata a festa e nell’abside, sotto il Crocifisso, sono scritte a caratteri d’oro le parole: 40 Ans de Fidelité. Parole d’oro che dicono tanto. Nel suo sermoncino in bishlamar e in francese, prendendo spunto da quelle parole, Padre Morlini ha saputo testimoniare in breve la riconoscenza per la vocazione a cui è stato chiamato e per l’assistenza che Dio e la Madonna gli hanno sempre dato durante i 40 anni di apostolato in Vanuatu, anni costellati di difficoltà e di episodi non sempre piacevoli. Egli mi aveva già presentato ai fedeli e ha voluto che l’assistessi all’altare come ministro dell’Eucaristia. Commovente è stato il momento in cui il Padre ha offerto un cero alla Madonna. Il pranzo è stato degno della circostanza; non solo c’era il tradizionale maialetto allo spiedo, il pollo, il bugna e vari tipi di lap-lap, ma anche il dolce che le Suore hanno preparato, lo spumante che ho portato io da Noumea e persino il gelato che Suor Françoise Nguyen (una mia ex giovane parrocchiana della Valle dei Coloni ed ora Economa regionale del Vanuatu) ci ha spedito per aereo quella stessa mattina. Sono seguiti i discorsi di rito e l’offerta dei doni.

Un tragico incidente. Padre Gianni è cieco di un occhio. Nel 1991 si era recato a Lenakel per spedire a Port Vila dei rami di kava affidatigli dalle Suore; quel giorno era infatti di passaggio a Tanna un battello malaysiano. Giunto al porto, il Padre notò che il mare era mosso e che i marinai faticavano ad attraccare. Una corda era stata allacciata allo spuntone di una roccia corallina e il capitano manovrava per far avvicinare il fianco del battello alla banchina. Tutt’ad un tratto lo spuntone della roccia cedette e fu lanciato come per fionda sulla testa del Padre che, colpito, cadde svenuto. Si risvegliò in ospedale. Quello spuntone di roccia aveva causato al povero Morlini un affossamento, tutt’ora visibile, sopra il ciglio destro e la recisione totale e irreparabile del nervo ottico destro.

L’infernale Yasur. L’8 aprile, Celebrata l’Eucaristia durante la quale Padre Gianni ha ricordato la sua Prima Messa a Moncalieri e dopo la colazione offerta dalle Suore, siamo partiti per Loanatom, Isangel e Lenakel. Abbiamo pranzato a Lenakel coi Padri Natanael e David e abbiamo poi raggiunto la valle del vulcano Yasur. Uno spettacolo indescrivibile: un’immensità grigia e polverosa, segnata qua e là da qualche misero arbusto, colate di cenere tra alberi e strade. Nel fosco crepuscolo, dei boati, ritmati e accompagnati da sbocchi di fumo e di cenere. L’aria sa di zolfo e il vento ci sferza senza posa, con folate di sabbia. Poiché le missioni di Loono e di Lautapunga sono sulla direttrice dei venti, non meraviglia che qui tutto sia coperto di una coltre di polvere vulcanica. Si rientra la sera ad Imaru. Dopo le comunicazioni-radio delle 6 e il kava rituale, prepariamo la cena accompagnata da un puré di patate e da una pasta bolognese, squisitissima, della ditta Gianni Morlini. Squisitissima, ho detto tutto; potrebbe essere degnamente servita all’Hilton Hotel di Sydney!

La falciatrice e il pollo. Martedì 9, giornata di riposo. Riposo per modo di dire. In una missione non si riposa mai. Le suore lamentano che la falciatrice meccanica non funziona a dovere. Il povero Padre Gianni smonta, pulisce e annota i pezzi mancanti o guasti. Io non sono meccanico, ma uomo pratico sì; gli suggerisco che, forse, è più economico comprare una falciatrice nuova invece che la dozzina di pezzi da sostituire. Padre Morlini trova saggio il mio suggerimento e decide di partire con me, l’indomani, per fare l’acquisto nella capitale Port Vila. Contenti della risoluzione presa, ci siamo dedicati ad un’altra operazione: in mattinata, una santa donna era venuta a offrire al missionario e al suo ospite un polletto già spennato. Si tratta ora di tagliarlo e pulirlo a dovere. Guardo con curiosità Padre Morlini manipolare il pennuto. Gli chiedo dove ha imparato. “L’ho visto fare qualche volta da mia madre”, mi ha risposto. E con dedizione e pazienza ha continuato l’operazione. Era interessante vedere con quanta delicatezza trattava il pollo: lo teneva con due dita per non fargli troppo…male e usava il coltello a mo’ di bisturi. Il Padre ha messo i pezzi di carne nella pentola a pressione aggiungendovi un peperone e dei fagiolini; poi l’ha chiusa ermeticamente e posta sul fornello. “Bastano venti minuti”, ha detto, mentre poneva le zampe, la testa e le interiora entro un sacchetto di plastica. “Per i nostri bambini - mi ha spiegato -; è come dar loro delle caramelle”. Non so quanto i bambini abbiano gustato quel tipo di… caramelle, ma il pollo di Padre Morlini era certamente appetitoso. Nel pomeriggio siamo passati a salutare le Suore e a chiedere se avessero delle missive per Port Vila. Poi ci siamo dedicati ai bagagli; al mattino infatti non c’era tempo da perdere poiché l’aereo partiva alle 8,25.

La torta del Console. Eccomi a Port Vila. Mi piacerebbe poter incontrare il Vescovo, Monsignor Visi; non avevo potuto vederlo durante il mio breve soggiorno del luglio 1999 perché era in viaggio apostolico per le isole. Desidererei incontrarlo almeno ora, ma proprio alla vigilia ci è stato comunicato via radio che è in viaggio per la Malaysia. A Vila si è però diffusa la notizia della mia presenza in Vanuatu e della circostanza per cui ero là. Il console onorario d’Italia a Port Vila, Signora Teresa Traverso, avendo saputo della festosa circostanza del 40mo di Sacerdozio di Padre Morlini, ha voluto inviare un’enorme torta gelato e tre bottiglie di champagne. L’11 aprile quindi sono stato invitato al Vescovado da Padre Cyril Tofor, sacerdote melanesiano, Curato della Cattedrale e Vicario Generale. Vi ho trovato i Padri Morlini e Patrice (indigeno, assistente di Tofor) e i Padri Maristi Janique e Rodet; al momento del dolce si sono unite a noi le Suore della Cattedrale. A Parey ho avuto il piacere di rivedere le Suore Agostina, Renata, Gianpaola, Marie Françoise Nguyen, Tiziana e altri amici di un tempo. Ho anche visitato il Museo delle Missioni che Padre Rodet sta allestendo.

“Brucerò la mia vita”. Come sempre, purtroppo, gli eventi felici passano. Rimangono i ricordi e una certa nostalgia. Ma la gioia di ritrovarmi con Padre Morlini dopo tanti anni, e per una circostanza tanto significativa, non mi lascerà più. La visita a Tanna è stata come un pellegrinaggio, un’esperienza che mi ha rivelato come tanti missionari vivono ancora oggi una vita di dedizione totale, privi di comodità, ma ricchi di generosità e di amore per le anime. Padre Morlini vede il numero dei missionari bianchi diminuire. Sa bene che prima o poi anche a lui verrà forse chiesto di lasciare quelle isole, come è già capitato ai Padri Clementi, Bordiga e De Stephanis. E’ pronto a tutto. “Desidererei però – mi specifica – poter lasciare sul posto delle strutture complete: chiese e scuole, poiché noi missionari d’Europa possiamo contare sugli aiuti dei parenti, amici e conoscenti. I preti indigeni non hanno di questi aiuti. E d’altra parte se ci sono strutture in piedi, il clero locale potrà concentrarsi a diffondere e ad approfondire la fede”.
Curiosando tra le pagine del Breviario di Padre Gianni ho trovato un’immagine con la scritta: “Chiamami ancora, chiamami per nome; sulla tua parola getterò le reti, brucerò la mia vita. Nient’altro vale se non essere con te, o Signore”. Questo è senza dubbio il programma di vita di Padre Gianni Morlini, missionario marista nel Vanuatu.
 
 


Missione nella Diocesi di Trujillo

Luogo
Trujillo è una piccola città che si trova nella zona delle Ande venezuelane. Le altre città andine importanti sono Mérida e San Cristóbal, rispettivamente capitali degli stati di Mérida e Táchira.
La Diocesi di Trujillo si estende dalla montagna, con clima sopportabile, e altopiani di 4000 metri, fino alla costa orientale del lago di Maracaibo, con temperature calde (circa 35 gradi) e alto grado di umidità.
Il Vescovo ci ha destinato alla parrocchia di Sant’Apollonia, che si trova in questa zona calda, e che è l’insediamento principale. Il parroco, un giovane sacerdote di appena 4 anni di ordinazione, deve prestare la sua cura pastorale ad altri villaggi di minor conto, circa otto, e quasi tutti hanno la loro cappella. Ci ha chiesto di occuparci dei villaggi del chilometro 12 e 17, e di un altro più piccolo.

Prospettive vocazionali
Non è questo il caso di descrivere quello che abbiamo fatto sul piano della pastorale. La ragione principale per la quale siamo stati là fu quella di esplorare la possibilità di trovare vocazioni per la Società di Maria. Il secondo motivo fu quello di offrire una esperienza missionaria agli studenti in formazione.
Il più interessante di tutto è quello che ci dissero il Vescovo e il Rettore del Seminario di Trujillo, al momento del commiato.
Il Vescovo ci diceva che le porte della sua diocesi erano aperte: potevamo tornare, volendolo, sia per un’azione missionaria, sia per aprire una casa-comunità marista nella sua Diocesi. Dall’altro lato, era molto orgoglioso del fatto che durante i suoi anni di ministero pastorale nella Diocesi aveva ordinato già 45 sacerdoti. Per dirci che c’era abbondanza di vocazioni.
Per parte sua il Rettore del Seminario ci diceva che essi hanno un ritiro mensile con i giovani nel seminario, e ci invitava a parteciparvi per presentare il carisma marista. Ci diceva anche di essere contento nel caso che ci fossero dei giovani che desiderano entrare con i maristi.  “Qui ci sono vocazioni per tutti, e inoltre noi abbiamo difficoltà a riceverle tutte per mancanza di mezzi”.

Piano di azione
Come Padri maristi, abbiamo valutato quanto è stato detto e quanto ci si offre. Pensiamo che non bisogna disprezzare questa opportunità che la Provvidenza ci offre per garantire la impiantazione della Società di Maria in Venezuela. Siamo giunti a formulare il seguente piano di azione:
1. Il P. Miguel vada a Trujillo nel mese di maggio e di giugno, per partecipare al ritiro dei giovani, per presentare il carisma marista;
2. In agosto contiamo di realizzare una nuova missione nella parrocchia di Sant’Apollonia, dove il parroco ci ha richiesto la presenza per poter prendere quindici giorni di riposo;
3. Nella missione di agosto il P. Miguel sia accompagnato da un seminarista e da qualche altro membro dell’équipe vocazionale di Valencia-Maracay;
4. Se la situazione si mostrerà favorevole e comincerà a produrre frutti positivi per il seminario, allora, a partire da ottobre, il P. Miguel si stabilirà nella diocesi di Trujillo in maniera permanente per dedicarsi alla pastorale vocazionale e, senza assumere opere proprie, porsi al servizio del Vescovo per aiutare i sacerdoti nelle necessità delle proprie parrocchie. È previsto un ritorno periodico a Valencia, per condividere le informazioni sul lavoro con i confratelli.
5. Per portare a compimento il punto anteriore, è urgente e imprescindibile l’arrivo di un altro marista in Venezuela. Questo marista deve poter già parlare spagnolo, e interessarsi alla formazione dei giovani che abbiamo già nel seminario di Paso Real, e prendere la responsabilità dell’équipe di pastorale vocazionale di Valencia-Maracay. L’azione pastorale parrocchiale è di minor importanza.
6. Il Venezuela sta già aspettando un rinforzo che accompagni P. Peter a Lancones (Nord del Perù). Speriamo che i Superiori possano rispondere urgentemente a questa necessità. Pensiamo infatti che permetterà il decollo del Venezuela, rispetto all’impiantazione della Società di Maria. Sarebbe sufficiente che il Padre che verrà si impegni per un periodo di tre anni. Magari potessero collaborare a quest’opera Spagna e Italia, che sono le nostre Province d’origine.

Le cose stanno a questo punto, e le comunichiamo con molta allegria e speranza, con il desiderio ardente di trovare un’eco in coloro che hanno la possibilità di aiutarci.
I Maristi del Venezuela.
P. Valentin García, P. Franco Pecci, P. Angel Saiz, P. Michele Palumbo, Scolastico Jhonny Rivas, Scolastico Gilberto Marrero, e il postulante Freddy Scott.