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 Composizione e Impaginazione P.Agostino Piovesan


 

Iconografia mariana

San Luca mostra un dipinto della Madonna col Bambino
del Guercino
1652 circa, olio su tela, cm 221 x 181,
Kansas City, the Nelson-Atkins Museum of Art

La tradizione secondo cui l’evangelista Luca1 era pittore di Madonne è antichissima. Il primo ad affermarlo, intorno al 520-30, fu Teodoro, uno storico della Chiesa greca. La sua testimonianza è ricordata dallo scrittore bizantino Niceforo Callisto del secolo XIV; questi racconta di un dipinto su legno della Vergine col Bambino, eseguito da San Luca, che l’imperatrice Eudossia (moglie dell’imperatore Teodosio II) avrebbe inviato da Gerusalemme a Costantinopoli. Nascosto durante la persecuzione iconoclastica, se ne persero le tracce2. Ma copie dell’icona si moltiplicarono e si sparsero un po’ dovunque: in Egitto (dove sussiste un esemplare del secolo V), in Russia (nella chiesa moscovita dell’Assunzione se ne venerava una del secolo V che si diceva provenisse da Gerusalemme e risalisse al tempo dell’imperatore Leone I). Anche in Occidente ebbero diffusione icone attribuite a San Luca; le più conosciute sono quelle conservate nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore (di autore orientale, risalente al secolo VIII secondo gli studiosi) e nel Santuario bolognese di Santa Maria della Guardia, di provenienza orientale come la prima e di cui si conserva l’atto di consegna (datato 8 maggio 1160). Sono circa 600 le icone sparse nel mondo e attribuite all’evangelista. Alcuni storici sostengono che l’autore di tali icone mariane fosse un Vescovo della Tebaide vissuto nel secolo IV.
Se, come è più che probabile, Luca non dipinse mai Madonne, di fatto è l’evangelista che con la parola scritta ne ha fatto un ritratto a tutto tondo, soprattutto nel Vangelo dell’Infanzia. Le righe che le ha dedicato sono sì scarne, ma altamente significative sotto il profilo teologico.

Non sono molti gli artisti che hanno trattato il particolare motivo iconografico; tra questi il Guercino3. Altri hanno dipinto addirittura Maria che posa davanti a Luca4: l’artista di Cento (per una sorta di pudore e rispetto verso di lei, immagino), mostra solo il prodotto della sua arte. Sembra che, per la raffigurazione della Madonna, l’artista si sia ispirato all’icona del Santuario di Santa Maria della Guardia di Bologna, la città nella quale aveva in quel periodo il suo studio. Tuttavia non riproduce fedelmente la tavola di scuola bizantina, tranne che per il particolare iconografico del Bambino benedicente; in altre parole, egli ne dà un’interpretazione modernizzata.
Nel dipinto5, di alta qualità grafica e pittorica, il Guercino rappresenta il pittore Luca che, dati i ritocchi finali, con ancora la tavolozza e i pennelli in mano, soddisfatto dell’opera, si volge verso lo spettatore invitandolo a contemplare la severa ed ispirata icona. L’evangelista cantore della Madre di Dio pare dire che, per avere un’idea dell’inesauribile grandezza di lei, al ritratto morale tracciato nel suo Vangelo - che giace sul tavolo col calamo e il suo simbolo (il vitello) - vada accostato il ritratto fisico delineato nella pittura. Ma nel suo gesto si coglie anche, implicito, l’invito ad imitare la Madre di Cristo nelle sue virtù. L’arcangelo dell’Annunciazione, Gabriele, esamina l’immagine e nel suo silenzio di ammirazione approva il raffinato lavoro dell’evangelista-pittore.

Viene spontaneo domandarsi se Luca abbia conosciuto personalmente la Vergine6. Il fatto che per due volte l’evangelista affermi che ella “meditava nel suo cuore” (cap.II, vv.19 e 51) gli episodi riguardanti il Figlio, lascia supporre che fosse bene informato sulla sua vita privata. Alcuni commentatori suppongono che l’abbia conosciuta personalmente; se ciò si esclude, si deve quanto meno ammettere una conoscenza indiretta che poteva essere giunta a Luca attraverso le donne che accompagnavano gli apostoli (l’importanza delle quali egli mette in grande risalto: cf Lc VIII, 2-3) o attraverso l’evangelista Giovanni7.

1 La testimonianza più antica sull’evangelista Luca la offre Ireneo il quale. nell’Adversus Haereses (180 circa). afferma che l’autore del terzo Vangelo fu Luca, compagno di Paolo. Tertulliano e Clemente concordano. Eusebio (m. 339) informa che “Luca era antiocheno (di Antiochia di Siria) per nascita, esercitava la professione medica, ebbe intima familiarità con Paolo e contatti tutt’altro che superficiali con gli altri apostoli”. Gli antichi Prologhi attestano che Luca fu attivo in Acaia dopo la morte di Paolo e che là compose il Vangelo e gli Atti, che visse celibe e morì di morte naturale in Beozia all’età di anni 84. Solo leggende più recenti accennano al suo martirio e alla sua attività in Bitinia (fonti latine) o in Egitto (fonti greche). Secondo San Girolamo (m. 419-20), il celebre traduttore della Bibbia dal greco in latino, attesta che nel 357 i resti di Luca furono trasportati da Tebe (Beozia) a Costantinopoli.
2 Sembra che l’icona sia scomparsa durante il Sacco di Costantinopoli del 1453 da parte dei Turchi.
3 Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento di Ferrara 1591-Bologna 1666) assimilò da Tiziano la lezione cromatica aggiornandosi poi alla scuola dei Carracci (di Ludovico in particolare). La sua seducente pittura rappresenta una perfetta fusione di elementi naturalistici e classici.
4 Vedi, ad esempio, le opere di Bartolomeo Spranger (Anversa 1546-Praga 1611, Monaco, Alte Pinakothek) e Rogier van der Weyden (Tournai 1400c.-Bruxelles 1464, Monaco, Alte Pinakothek).
5 Lo storico Malvasia (1678) ricorda che il Guercino, nel 1652, aveva dipinto “per la città di Reggio una tavola d’altare con S. Luca in atto di aver dipinto la B.V. col Bambino, che mostra al popolo il ritratto”. La pala fu inviata alla chiesa di San Francesco di Reggio Emilia nel 1655 e vi rimase fino al 1709-10, quando divenne proprietà del pittore bolognese Antonio Fratazzi. Da lui passò (prima del 1750) nella collezione di Sir Earl Spencer e fu venduto dal suo discendente all’Atkins Museum of Art nel 1983.
6 Maria dovrebbe essere nata intorno al 20 a.C. (le donne ebree andavano spose intorno ai 15 anni e anche prima) e avrebbe dato alla luce Gesù intorno al 4-5 a.C.. Come sappiamo da fonti evangeliche, era presente al momento della morte di Gesù (Gv XIX, 25-27) e alla Pentecoste (At I, 14). E’ poco probabile che abbia avuto una vita eccezionalmente lunga. La sua tomba, in base a ricerche archeologiche, è stata identificata a Gerusalemme, sotto la Basilica dove è venerata da tempo immemorabile. Laurentin ricorda che l’evangelista Luca, negli Atti degli Apostoli, parlando di visite dei discepoli alla città di Gerusalemme, usa il noi: una prova che anch’egli faceva parte del gruppo. Poiché la prima visita alla città (At XI, 27-28) cadde presumibilmente intorno al 48 d.C., data in cui Maria doveva avere all’incirca 70 anni, un incontro con lei non è inverosimile. Lo stesso Laurentin, tuttavia, non insiste sull’argomento e inclina a credere che Luca abbia raccolto informazioni intorno alla Madre di Dio nelle comunità cristiane che la conobbero (cf Laurentin, I Vangeli dell’Infanzia di Cristo, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1989, p. 615 s.).
7 Chi più di Giovanni poteva conoscere bene Maria (e quindi parlare di lei con cognizione di causa), dato che il Cristo stesso la affidò alle sue cure (cf Gv XIX, 26)?