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AL SALAM ALAIKUM - (La pace sia con voi)

Una settimana in Libia
Di Marina Humar
 
 

Per me, appassionata di archeologia, la proposta di Padre Maccarini di visitare la Libia è stata un’occasione da non perdere e le difficoltà per ottenere i visti d’ingresso non hanno minimamente smorzato il mio entusiasmo. Il poter visitare un paese aperto al turismo solo da due tre anni ha aumentato la mia curiosità che è stata pienamente soddisfatta.
Avendo già visitato altri paesi del nord Africa come l’Egitto, la Tunisia e il Marocco pensavo che anche qui la gente fosse invadente e petulante, invece ho trovato affabilità, dignità e orgoglio sia negli adulti che nei bambini.
In poco più di un ora di volo il nostro gruppo (53 persone !) è arrivato in Libia.
Prima tappa Tripoli: una città dal volto arabo nella medina, turco nel castello, italiano nell’ex quartiere coloniale, fino all’architettura post moderna delle cinque torri e del grattacielo Al-Fatah. Lungo le strade vi sono cartelloni enormi con l’immagine di Gheddafi e frasi tratte dal suo libro verde con le idee della Giamahirija (= stato delle masse).
La Libia, infatti, dal 1969 è una repubblica nazionalista e socialista, anticapitalista, anticomunista e antifondamentalista. Il centro della città, la Piazza Verde, era l’italiana Piazza Castello da dove iniziava il quartiere coloniale. La cattedrale del Sacro Cuore è diventata oggi la più inconsueta moschea del paese, ha infatti la struttura di una chiesa cattolica, ma sul campanile svetta una mezzaluna islamica.
L’Italia ottenne il protettorato della Libia dal 1912 fino al 1943 quando fu liberata dagli alleati e diventò indipendente con il Re Idris Al Senussi nel 1951. Quando salì al potere Gheddafi cacciò gli italiani e sequestrò i loro beni. Oggi solo pochi anziani ricordano con nostalgia la presenza italiana e sono disposti a parlarne rispolverando la nostra lingua.
La città non offre molto al turista, ma almeno non c’è microcriminalità. Abbiamo passeggiato infatti tranquillamente nel colorato suq (= mercato) tra i profumi delle spezie e i negozietti pieni di oro e argento senza alcun timore. Per noi italiani, preoccupati quando indossiamo un gioiello, vedere tanto oro esposto in mezzo alla strada è stata sicuramente una lezione di vita.
Insieme a tre amiche, ho avuto anche la fortuna di essere ospitata nella casa di una famiglia tripolina che ci ha accolto con infinita gentilezza, permettendoci di conoscere il loro modo di arredare la casa e le abitudini di vita locali. La prima cosa che mi ha colpito è stato l’enorme rispetto che i libici hanno per la figura della donna e in modo particolare per la madre, alla quale spetta l’onore di accogliere gli ospiti e di permettere il loro ingresso in casa.
Anche qui, come nel mondo greco, l’ospitalità è considerata un dovere sacro e a noi, seppur stranieri, è stato riservata un’accoglienza molto calorosa. Dopo esserci tolte le scarpe, ci hanno fatto accomodare su grandi cuscini adagiati sui meravigliosi tappeti che ricoprivano interamente il pavimento della stanza e insieme con loro abbiamo sorseggiato the alla menta accompagnato da dolcetti con marmellata di datteri.
Nonostante questa piacevole esperienza, l’aspetto sicuramente più interessante di tutto il viaggio è stato per me la visita ai siti archeologici che inaspettatamente sono meglio conservati dei nostri.
L’itinerario del nostro tour prevedeva la visita della Tripolitania, con Sabratha e Leptis Magna e della Cirenaica, con le città della Pentapoli, Cirene e Apollonia: ogni località ha lasciato in noi un ricordo indelebile.
Da una distesa di margherite gialle emergeva prorompente il teatro di Sabratha, il più grande e meglio conservato teatro romano in Africa. Risalente alla fine del II secolo, il teatro poteva contenere 5000 spettatori e offriva un fronte scenico con tre ordini di arcate sovrapposte e il pulpito con bassorilievi perfettamente conservati, che raffigurano muse, dei, maschere e danzatrici.
Più coinvolgente è stata la visita della città di Leptis Magna, nella quale siamo entrati “trionfalmente” attraverso l’arco di Settimio Severo (nato in questa città nel 146, fu imperatore a Roma dal 193 al 211), calpestando i basolati (= pavimentazione costituita di pietre di origine eruttiva) romani del decumano (= linea E-O di orientamento e di divisione nelle città romane). Forse non tutti avranno provato la mia stessa emozione: mi sembrava di essere tornata indietro nei secoli e di vivere una giornata nella colonia romana.
Superate le terme, dotate da un ingegnoso sistema di riscaldamento, e il ninfeo, siamo arrivati nel foro dei Severi. La decorazione degli archi è molto particolare: per la presenza di numerose teste di Medusa, sembrava di essere osservati da mille occhi.
Ancora indietro nel tempo: eccoci al mercato. Perfettamente conservati sono il banco del macellaio con i profondi intagli per far scolare il sangue, una lastra con curiosi fori a forma di imbuto per misurare le granaglie e un’altra lastra per misurare i tessuti. Tutt’intorno sono ancora riconoscibili le botteghe e i banconi dei chioschi, tanto da poter immaginare un’animata giornata di tanti secoli fa.
Per capire meglio la civiltà islamica abbiamo visitato la moschea di Sidi Abdulsaham un sant’uomo morto a 120 anni, eremita nel deserto e combattente per la sua città Sliten. Come “infedeli” non siamo potuti entrare nella zona della preghiera, ma abbiamo potuto ammirare i minareti e le varie cupole dai cortili della scuola coranica annessa alla moschea. I ragazzi la frequentano obbligatoriamente per la loro formazione religiosa durante l’estate.
Prima di lasciare la Tripolitania un ultimo gioiello: Villa Silin, affacciata sul mare con mosaici perfettamente conservati, con scene mitologiche, raffigurazioni di animali e arabeschi geometrici.
Ci siamo poi trasferiti con un volo interno a Bengasi in Cirenaica per visitare la città di Cirene. Il primo contatto è stato con il colossale Tempio di Zeus, un’opera maestosa che intimorisce l’osservatore per l’altezza delle sue colonne doriche. Cirene offre un’infinità di tesori: dalla necropoli, che si estende lungo la collina, alle terme scavate nella roccia, fino ad arrivare alla villa di Giasone Magno, emblema di opulenza e bellezza, decorata da una serie di statue panneggiate ancora al loro posto.
Ultima tappa prima di tornare a Tripoli per ripartire per l’Italia è stata Apollonia. Anche questo sito archeologico è ricchissimo di monumenti e tra tutti mi ha colpito il piccolo teatro la cui posizione è assai suggestiva: le sue gradinate scendono al mare e nella cavea è cresciuta spontaneamente una palma solitaria, che sembra invece posta lì dall’uomo per creare un particolare effetto scenografico.
Nessuno di noi si aspettava che la Libia potesse offrire spettacoli paesaggistici e archeologici tanto grandiosi e non so se sia meglio augurarsi che rimanga un paese “incontaminato” e riservato a pochi appassionati o apra le frontiere al turismo di massa.
La sottile nostalgia e un briciolo di tristezza per un viaggio finito come sempre troppo presto, si mescolano ai piacevoli ricordi e già il pensiero corre verso il prossimo viaggio possibile.
 

Fotografie:

1) Palazzo del Dux ad Apollonia
2) Teatro di Apollonia
3) Mercato di Leptis Magna
4) Interno della moschea di Sliten
5) Tenda berbera
6) Gruppo








Il nutrito gruppo di turisti, tutti adulti e fortemente motivati che, grazie all’organizzazione di Padre Maccarini, hanno potuto visitare la Libia, superando non poche difficoltà.