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Il personaggio
Padre Matteo Imbrici Missionario in Senegal

Padre Matteo, tornato col padre provinciale momentaneamente in Italia per alcuni accertamenti clinici, in questa intervista ci fa conoscere alcuni aspetti del suo lavoro e del paese che lo ospita..

Fosti tu a chiedere di partire missionario?
Ero nella parrocchia di Santa Francesca e mi era stato chiesto dai Superiori di sostituire un missionario  per 15 giorni in Costa d'Avorio, paese che già conoscevo. Per difficoltà varie, il progetto non si realizzò. Chiesi poi ai Superiori di fare un'esperienza di itineranza: ho vissuto un anno (94-95) tra l'Albania e la Puglia-Basilicata. In seguito ho fatto un anno sabbatico a Roma, risiedendo nella comunità di via Cernaia. Poiché durante l'anno sabbatico era prevista un'esperienza missionaria, i superiori mi hanno mandato in Senegal per un periodo di sei mesi, visto che già conoscevo la lingua (francese).

Hai parlato d'itineranza; vuoi spiegare cos'è?
Nel cammino neocatecumenale, i catechisti che partono in missione formano una équipe composta da un sacerdote, un ragazzo e una ragazza (o un sacerdote una coppia e un ragazzo) che si prendono cura delle comunità neocatecumenali di una regione o di una nazione.

Che cosa fanno esattamente?
Vivono in gruppo  dedicandosi alla preghiera e alla visita delle comunità neocatecumenali già formate.

Qual è stato il tuo incarico in Senegal?
Dopo l'esperienza di 6 mesi, fatta durante l'anno sabbatico, mi è stato chiesto se volevo continuare ad essere presente in un paese di missione. Ho dato la mia risposta affermativa e la Casa Generalizia ha deciso d'inviarmi nel Distretto d'Africa, a Mboro, in qualità di socio del maestro dei novizi.

Come hai vissuto questa esperienza africana?
Sono stato tre anni nel noviziato, accanto al maestro, il padre marista canadese Yvan Carré. Il primo anno abbiamo avuto 8 novizi (tutti han fatto la professione). Il secondo anno hanno cominciato in 6 e solo 3 sono arrivati alla Professione religiosa. I quattro novizi del terzo anno hanno fatto tutti la Professione. Ho svolto anche l'ufficio di economo nella casa di noviziato. Io che ero partito con l'idea di non interessarmi più di economato (ufficio che avevo svolto nella parrocchia di Santa Francesca Cabrini di Roma), mi sono trovato a svolgere lo stesso lavoro in terra africana!...

In che misura eri coinvolto nella formazione dei novizi?
Ho sostituito per un periodo di tempo padre Yvan tenendo ai novizi conferenze sul tema delle origini mariste, avvalendomi degli studi prodotti dagli storici della nostra Congregazione (padre Coste in primo luogo). Svolgevo anche ministero in parrocchia e in villaggi distanti fino a 75 km da Mboro percorrendo strade impraticabili, con conseguenze disastrose per la macchina. Mi portavo sempre un novizio come aiuto e compagnia.

Eravate in rapporto coi formatori delle altre Congregazioni?
Certamente. Ci trovavamo, maestri e maestre di noviziato di tutto il Senegal, una volta all'anno per diversi giorni di riflessione, ma organizzavamo anche diverse altre singole giornate di incontri. Lo scopo degli incontri era quello di scambiarci riflessioni soprattutto sui voti religiosi di povertà, castità e obbedienza e sul come possono essere proposti agli aspiranti religiosi africani.

Quali sono le tue impressioni sul carattere di questi giovani africani?
Sono molto sensibili. Provano un senso di inferiorità nei confronti dei bianchi per cui, da parte nostra, dev'essere evitata ogni forma di imposizione autoritaria. Bisogna sempre dialogare e discutere insieme a loro.

Gli aspiranti religiosi hanno tutti una formazione cristiana?
Sì. Uno era figlio di un pastore protestante, ma è uscito da noi per entrare in un'altra Congregazione. In genere gli aspiranti provengono dalle parrocchie. Vi sono catechisti e insegnanti, quindi vocazioni adulte.

Finita l'esperienza del noviziato che è successo?
Prima che scadesse il termine dei tre anni (come richiesto dal contratto della Casa Generalizia), sia le comunità locali sia la Casa Generalizia mi hanno proposto di assumere l'incarico di economo del distretto d'Africa. Ho semplicemente accettato, con rassegnazione.

Quali sono le vostre relazioni coi musulmani?
Il 95% dei senegalesi è musulmano. Ciò nonostante i rapporti con loro sono basati sul dialogo e sull'armonia. Non si sente affatto lo spirito integralistico che soffia negli stati limitrofi. In Mauritania, ad esempio, è proibito parlare di Cristo; i cristiani sono diffidati dallo svolgere alcun tipo di proselitismo.

Come si spiega il clima idilliaco delle relazioni cristiano-musulmane in Senegal?
Chiuso il periodo della colonizzazione francese è stato eletto (nel 1960) un Presidente della Repubblica cristiano (Senghor, conosciuto anche come eccellente  poeta) che ha promosso e sostenuto con intelligenza una politica di pacifica convivenza tra le religioni.

In che cosa consiste questa politica?
Già i francesi avevano educato i senegalesi al sacrosanto diritto dei singoli cittadini di praticare la propria fede. La gente è quindi cresciuta nella consapevolezza che il primo dovere di un buon cittadino è il rispetto delle idee dell'altro. Il presidente venuto dopo, Abdou Diouff, un musulmano sposato ad una cristiana, ha continuato sulla stessa linea del predecessore.

La situazione attuale?
Dal 2000 il presidente è Abdoulay Wad, musulmano sposato ad una cattolica (francese). Anch'esso segue una politica di pacifica convivenza. Qualcuno voleva instaurare anche in Senegal, come in Nigeria, la Sharia (la legge islamica), ma la proposta è stata fortunatamente scartata.
Tu che eri in Senegal dopo i fatti dell'11 settembre, puoi dirci quali sono state le reazioni dei musulmani indigeni?
Cristiani e musulmani sono rimasti esterrefatti davanti agli attentati. Tutti hanno condannato i terroristi. I musulmani dicevano che gli attentati erano opera di criminali terroristi che hanno nulla a che fare con la religione musulmana e con Allah.

Quali prospettive per il tuo futuro?
Secondo il contratto che ho stipulato con la Casa Generalizia, resterò in terra africana per altri due anni. Per ora, non si vede chi dei giovani religiosi maristi africani possa prendere il mio posto di economo del Distretto. Da parte mia, sono aperto a tutte le soluzioni che proporranno i Superiori.

Anche a prolungare la missione in Africa?
Se mi è chiesto, sì.

In tutto questo tempo hai avuto qualche momento di crisi?
In certi momenti mi viene da dire: chi me l'ha fatto fare? Ma poi penso che il Signore mi chiama a fare la sua (e non la mia) volontà. Come dice San Paolo: molte volte faccio quello che non voglio. Non faccio la mia volontà, ma quella che vuole Lui.

Cos'è che ti manca di più in Senegal?
Avendo fatto esperienza di gruppi neocatecumenali, mi manca una comunità con la quale camminare insieme, vivere insieme (e intensamente) le sofferenze, le crisi, ma anche le gioie.

C'è qualche intuizione o idea del Padre Fondatore che alimenta la tua vita di religioso marista missionario?
Sì. Il suo invito ad annunciare a questa generazione, e soprattutto ai poveri e ai peccatori, il Dio della misericordia.