Direzione ed amministrazione Via Cernaia 14/b 00185 Roma
 Telefono 06/4871470 Fax 06/48903900 e-mail marinews@tin.it
 Direttore Responsabile P.Giovanni B. Colosio
 Redazione P.Giovanni B. Colosio, P.Agostino Piovesan
 Composizione e Impaginazione P.Agostino Piovesan

Pagina marista
La figura di Padre Giovanni Colin, fondatore dei Padri Maristi (VI)
A cura di P. Franco Gioannetti
 


Cosa possiamo dire, in conclusione di P. Colin?
Nato e cresciuto nella paura, nell'insicurezza, nell'incertezza, P. Colin dette prova di un carattere inspiegabilmente forte e di una forza di volontà eccezionale.
Il piccolo orfano, privo degli affetti familiari ed amante della solitudine e della vita eremitica, riuscì a superare i suoi limiti, la sua insicurezza realizzando uno strumento evangelico destinato a lasciare un segno tangibile nella storia della Chiesa.

La vera grandezza del piccolo orfano va ricercata nella sua spiritualità. Colin visse alla luce di Dio. Egli è ancora oggi un uomo al di là dei tempi, è l'immagine chiara dell'uomo spirituale che visse come un "povero in spirito" presentando al Signore le sue mani vuote e sapendo "abbandonarsi" a Lui.
Questo atteggiamento di fondo fu il terreno favorevole su cui lo Spirito santo fece germogliare quella intuizione profonda che siamo soliti chiamare "Carisma".
Qual è allora il Carisma della Società di Maria e quale spiritualità ne deriva? Questo carisma e questa spiritualità hanno ancora un valore, un significato per questo nostro tempo?
Vorrei perciò tracciare alcune linee portanti che permettano ai lettori di vedere se vale la pena ancora oggi di vivere e sentire in modo marista.
La Magna Charta del vivere cristiano, che è il Discorso della Montagna o Beatitudini, si apre con la frase:
"Beati coloro che hanno un'anima di povero perché di essi è il regno dei Cieli".
Chi sono questi poveri? Sono coloro che nel Primo e nel Secondo Testamento si abbassano davanti a Dio con l'atteggiamento reverenziale di un figlio, dando fiducia all'agire di Dio.
Spogli di tutto, in primo luogo di se stessi, i "poveri" si trovano nella condizione ideale per accostarsi a Dio e per collaborare al suo progetto.
Colui che ha realizzato il tipo di "povero" per eccellenza, colui che costituisce il vertice dei "poveri" è Cristo nel quale tutti i credenti si riconoscono dipendenti da Colui che li ha creati.
Egli, Gesù, ha voluto essere "povero" e fare della "povertà" la condizione indispensabile per l'ingresso nel regno. Così Gesù maestro "luce di vita" ci indica la via che il discepolo deve seguire.
Ugualmente il discepolo che viva questa beatitudine sa abbandonarsi al suo Signore, sa mettere da parte i propri progetti per ricercare ed accettare il progetto di Dio.
Questo atteggiamento di base deve guidare, secondo P. Colin, l'esistenza di chi vuol vivere in modo marista verso l'ideale di un nascondimento collegato con "l'abbandonarsi" di Gesù nell'Incarnazione ed a Nazareth, rendendolo pronto a lasciare che Dio disponga della sua esistenza nel senso voluto da Lui.
Vivere come "ignoti e nascosti", classica espressione coliniana, deve dunque essere per i discepoli di Colin, religiosi, religiose e laici, un modo spirituale di imitare, interiormente e nello stile di vita, l'atteggiamento di Cristo negli anni che hanno preceduto l'inizio della sua predicazione.
Il carisma marista tende a coinvolgere i seguaci di Colin in una somiglianza a Maria, in una imitazione del Signore, in un lasciarsi guidare dalla sua grazia, sempre presente.
È una profonda visione di fede che genera nei membri della grande famiglia marista: la volontà di avere Maria come modello, la tensione a configurarsi a Gesù Cristo fino a mettere, come Gesù, la volontà del Padre, al centro della propria vita, il conseguente lasciar disporre di se stessi, nel senso voluto da Dio, come il "sì" di Maria ed il "sia fatta la tua volontà" di Gesù.
Tutto essendo piccoli e nascosti come Maria e come Gesù a Nazareth.
P. Colin ha cercato, nel corso della sua vita, di trasmettere questa spiritualità alla multiforme famiglia marista. Si è scontrato con la contrarietà dei tempi e l'incomprensione degli uomini. Ma questa ispirazione di Dio è sempre profondamente attuale.
I membri della famiglia marista sono dunque chiamati a comprendere che traggono la propria forza dalla confidenza in Dio e dall'umiltà: abbandonarsi a Lui come fanciulli, imparando a ricevere da Lui, adattandosi alla guida di Dio che è in noi.
Fiducia in Dio, sequela di Gesù con un cuore indiviso senza lasciarsi influenzare da tendenze mondane, dal gusto dell'effimero, dal desiderio di potere.